Tutti dormono
Metà marzo, notte fonda, tutti dormono ma non riesci a dormire.
Non ci riesci proprio.
Ti giri e ti rigiri nel letto cercando un modo per dormire, ma non ci riesci.
Non fa ancora caldo da darci la colpa.
Perché si, è più facile dare la colpa a qualcuno o a qualcosa, invece di guardarsi dentro e trovare il problema.
Sei abbastanza stanco da riuscire a chiudere occhio ma, ovviamente zero.
È cosi strano perché passiamo tutta la giornata ad essere stanchi, a non vedere l’ora che arrivi la sera così da poter tornare a casa e dormire.
Arrivi a sera che sei talmente tanto stanco da non voler nemmeno pensare ma invece ti fai prendere dai tuoi pensieri, più forti del tuo sonno e allora inizi a soffocare nelle tue stesse ansie, paure, debolezze.
Ma Paura di che? Ansia di cosa? Dov’è il tuo punto debole?
Spalanchi gli occhi.
Tachicardia.
Il cuore inizia a battere forte e non sai nemmeno tu il perché.
Cosa avrò mai potuto pensare per farlo battere così velocemente?
Inizi a respirare profondamente cercando di buttare via tutti quei pensieri, ritornare ad un battito normale e riuscire a chiudere occhio per almeno un paio d’ore.
Zero, di nuovo.
Non ci provi nemmeno a capire quei pensieri, o meglio, li eviti, cerchi di rimandare ancora e ancora.
Fuggi via da te stesso ma non puoi scappare a lungo.
Durante il giorno puoi allontanarli, fare finta che vada tutto bene ma di sera, quando sei solo tu con te stesso nel letto non puoi più fuggire. I pensieri ti assalgono e non puoi più farci nulla. Hai un Caos dentro di te.
L’unica cosa da fare sarebbe affrontarli, arrivare alla radice del problema e sdradicarla.
Arriva quel momento della notte in cui tutti dobbiamo fare i conti con noi stessi, con le nostre paure, con le nostre fragilità.
Sarebbe troppo facile e troppo comodo eluderle, scappare via e prorogarle a quando ci sentiremo pronti. Ma se non ti confronti con te stesso, quando capirai di essere pronto?
Lo sai che l’unico modo per fare i conti con quello che abbiamo dentro di noi è tirarlo fuori ma ti senti troppo fragile però, fragile come un fiore appassito che aspetta solo di cadere dall’albero.
In quel letto ti senti sempre più piccolo ed il resto del mondo così grande.
Prendi il telefono per guardare l’ora e hai l’impressione che le lancette si muovano troppo velocemente, pensi che dovresti buttare tutto all’aria e provare a chiudere gli occhi e lasciarti andare.
Decidi di alzarti.
Cammini fino alla finestra.
La apri.
Ti sporgi e inizi a guardare fuori e noti che, mentre tutti dormono, fuori ci sta movimento, poco ma c’è.
Resti li per un po’ a guardare la gente e le macchine che passano e inizi a guardarti dentro e per quando tu possa stare male inizi cercare di dare delle risposte alle domande che riempiono la mente da un po’ e piano piano inizi a capire che più che un fiore appassito, sei un paio di cuffiette col filo tutto pieno di nodi.
Inizi a capire che come i fiori rifioriscono, così i nodi si sciolgono e per quanta paura uno possa mai avere alla notte segue il giorno, è il cerchio della vita.
Guardi in alto, vedi l’alba.
Il sole arriva a tutti.
La città si sveglia.
Inizia un altro giorno.
Articolo a cura di Anonimo
