A poco più di un anno dalle prossime elezioni politiche e subito dopo la vittoria del NO al referendum sulla giustizia, il centrosinistra accelera nel costruire l’alternativa al governo Meloni prossimo alla scadenza del proprio mandato e indebolito dopo la sconfitta referendaria. Non escluso rimane peraltro lo scenario delle elezioni anticipate, ulteriore motivo di velocizzazione.

 L’iniziativa vede coinvolti i leader dei partiti di opposizione convinti di voler costruire una proposta politica capace di vincere alle prossime consultazioni; Carlo Calenda, alla guida di Azione, si dichiara scettico sull’ alleanza.

  Almeno in questa fase appare unanime l’idea di lasciare fuori dalla riflessione il nome del futuro leader della coalizione. “Prima i contenuti poi i nomi” sostiene la segretaria del PD Elly Schlein, auspicando un coinvolgimento diffuso ed esortando a non disperdere la mobilitazione giovanile che si è creata per il referendum. Prima di ogni cosa occorre definire un’agenda di governo dai punti chiari in grado di spiegare gli obbiettivi e la linea politica dell’alleanza. Occorre cioè scrivere un programma condiviso fondato su principi e prospettive comuni. 

Su alcuni temi fondamentali esiste già una convergenza: l’introduzione di un salario minimo legale, il miglioramento della sanità pubblica, il rafforzamento del welfare, l’integrazione europea, la transizione ecologica e una rinnovata attenzione al tema della giustizia sociale appaiono priorità condivise. La proposta comprensiva di tali caratteri essenziali si fonda su una prospettiva progressista che pone al centro la questione sociale. Solo una volta raggiunto un accordo sul programma si procederà all’individuazione del candidato alla guida del campo largo, considerando le primarie come criterio di scelta. 

Dal punto di vista internazionale è ferma e comune la posizione di condanna dell’agire sconsiderato dell’amministrazione Trump rispetto cui dover opporre scelte politiche nette che ricalchino la linea del Presidente spagnolo Pedro Sanchez. 

Nicola Fratoianni, guida di AVS, sul punto commenta: “Meloni proponeva il Nobel a Donald Trump, colui che incendia il mondo con la legge del più forte e del più ricco e lei ha aderito totalmente a questa visione”. Sulla stessa linea si pongono gli altri leader che ribadiscono l’urgenza di discostarsi dal modus operandi del Presidente USA, considerato corresponsabile della tragedia perpetrata a Gaza dal governo israeliano, e principale responsabile del nuovo e disastroso disordine mondiale.

Una diversa presa di posizione che porterebbe l’Italia a disallinearsi da un siffatto modo di intendere la politica internazionale oltreché nazionale; una maniera ritenuta lontana da qualsivoglia prospettiva democratica. 

La nuova proposta politica oltre agli obbiettivi programmatici si sostanzia di ragioni di forma, non meno importanti quando candidati alla guida di un paese democratico. Proprio in ciò la prospettiva unificatrice; governare non significa esclusivamente realizzare i programmi promessi per la propria parte, ma impegnarsi per il rispetto dei più generali equilibri Costituzionali fondanti lo stato di diritto. In questo senso Fratoianni ribadisce esortando: “Usiamo la Costituzione come bussola, trama di un programma che indica la direzione di marcia attraverso una grande mobilitazione”.

Le sfumature di pensiero e di vedute certamente esistono nel sentimento dei partiti del campo largo che difatti in passato si sono distinti per diversa sensibilità istituzionale rispetto a singole questioni. Appare tuttavia prevalente una sensibilità generale condivisa orientata anzitutto alla realizzazione del programma costituzionale. 

Più temperata complessivamente, la posizione del leader di Italia viva Matteo Renzi che però sollecita con ottimismo: “Meloni non è più credibile, il campo largo può farcela” e propone le primarie come soluzione necessaria. Sul punto, intervistato da Repubblica, il segretario di Sinistra Italiana asserisce: “le primarie sono l’argomento meno utile possibile per la coalizione progressista ed anche per gli elettori” e rinnova l’invito agli altri esponenti di partito ad incontrarsi per definire prima il programma. Il Presidente del M5S alla Camera dei deputati, dopo avere sottolineato i fallimenti, i colpevoli errori compiuti a livello nazionale ed internazionale e la crisi industriale di cui sarebbe responsabile il governo, rivolgendosi alla Presidente Meloni incalza: “pronti alla sfida progressista, la manderemo a casa”. 

La consapevolezza di dover competere uniti alle prossime elezioni si è ora fatta forte. Ancora incerti rimangono tuttavia molti aspetti organizzativi e programmatici sostanziali rispetto ai quali occorrerà in breve tempo dare risposta al fine di formulare una proposta politica seria che prefiguri accordo e stabilità, elementi essenziali anche nella fase di campagna elettorale. 

Una sfida complessa che onera le forze di opposizione coinvolte di uno straordinario sforzo di sintesi in grado di generare tra gli elettori un rinnovato entusiasmo vincente. 

Articolo a cura di Federico Chiariotti

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