Cosa vediamo qui? Bene, qualcuno che finge di studiare mentre ha lo sguardo fisso su chi è appena entrato nel cortile dell’università.
Buongiorno Luiss, qui è la vostra sola ed unica fonte di notizie sulle vite scandalose delle élite di Manhattan… o almeno della sua versione romana tra le sedi di Viale Romania, Viale Pola e Via Parenzo.
Pensavate che certe dinamiche appartenessero solo a una serie TV? Bhe, vi sbagliavate.
Cambiano i codici ma il gioco rimane sempre lo stesso, e nessuno è davvero un semplice spettatore. Tra la corsa ai tavoli della biblioteca e le pause caffè trascorse sulla scalinata come fossimo sui gradini del Met, l’atmosfera non è poi così diversa.
Diciassette anni dopo il suo debutto, Gossip Girl non è una semplice serie basata sui cerchietti di Blair Waldorf o sulle sbronze di Serena van der Woodsen, è uno specchio spietato e incredibilmente attuale delle nostre giornate in ateneo.
Molto prima dell’esplosione di TikTok, Instagram o delle pagine Spotted universitarie, la serie aveva già capito la nostra fragilità più grande: l’ossessione per l’immagine e la paura costante di fallire pubblicamente.
Viviamo inseguendo il voto perfetto, la media impeccabile, l’accesso alla magistrale desiderata e l’outfit giusto per l’aperitivo. Ma a quale prezzo? Gossip Girl ci ha mostrato esattamente cosa accade quando si trasforma la propria esistenza in un palcoscenico: si finisce per diventare prigionieri delle aspettative altrui.
Guardando i personaggi della serie possiamo ritrovare le nostre stesse ansie:
Blair Waldorf ci insegna il rischio del perfezionismo tossico (ricordandoci che il nostro valore non dipende solo dai nostri successi); Serena van der Woodsen incarna la pressione dell’infallibilità apparente, costretta a mostrarsi sempre brillante e felice anche quando dentro sta crollando; Dan Humphrey rappresenta la trappola dell’omologazione, la tentazione di svendersi e trasformarsi nell’osservatore invisibile pur di sentirsi accettati da un determinato ambiente.
Ci riconosciamo in loro perché spesso l’università ci spinge ad indossare queste maschere. La verità, però, è che non siamo la nostra media né la vetrina del nostro profilo social.
Alla fine, le uniche vere battaglie che Serena e Blair hanno vinto non sono state quelle per il potere o per la popolarità, ma quelle in cui hanno scelto la lealtà e la verità verso se stesse.
Le cadute, i dubbi, gli esami andati male e le giornate no non sono sconfitte da nascondere, sono ciò che ci rende noi in un sistema che ci vorrebbe macchine.
La vera eleganza non sta nel non sbagliare mai, ma nell’avere il coraggio di rimanere autentici in un posto che ci vorrebbe tutti uguali.
Scusate, ma ora è tempo di tornare a lezione.
Sapete che mi amate.
XOXO,
Gossip Girl
A cura di Carlotta Pieretti
