Quousque tandem abutere, Matteo, patientia nostra?
Questa è la frase che ormai da un po’ di tempo sembra rimbombare come un monito fra gli ambienti leghisti.
Da tempo non si vedeva un partito così in difficoltà per via dello scarso consenso e della ormai scarsa stima all’interno dell’opinione pubblica italiana.
La Lega appare oggi come una realtà politica estremamente frammentata, logorata da divisioni interne ed allo stesso modo capitanata da un segretario alla deriva.
L’uomo contestato è Matteo Salvini. Addirittura da striscioni che appaiono a Pontida, il luogo “sacro” da cui sgorga l’acqua che ha dato la linfa al partito per più di trent’anni.
Negli ultimi anni i consensi dell’ormai ex capitano divenuto mozzo si sono logorati inesorabilmente. Lontanissimi sono i tempi in cui il Carroccio spiccava stabilmente sopra il 20% e parimente lontani sono gli attimi in cui il ministro delle infrastrutture era davvero in grado di smuovere e mobilitare buona parte del paese.
Innumerevoli sono le responsabilità addossate a Matteo Salvini, che nell’ultimo anno è stato al centro di innumerevoli burrasche e tempeste personali che senza ombra di dubbio ne hanno scalfito l’operato politico. Le prime indagini ed inchieste della magistratura sul “ponte” tanto voluto dal ministro, l’inchiesta che ha travolto parte della sua famiglia nella persona di suo cognato Tommaso Verdini ed in ultimo gli ennesimi scontri di potere all’interno di un partito ormai pieno di correnti.
Ma se si volesse volgere con lo sguardo un po’ più lontano si noterebbe chiaramente che buona parte dell’elettorato leghista ha abbandonato il carroccio dopo l’entrata di questo all’interno del governo Draghi. Una buona parte di paese contraria a quel governo, era trasmigrata verso l’unico partito di opposizione, quello dell’attuale premier Meloni. Questa situazione aveva molto probabilmente portato al pessimo dato che la Lega aveva conseguito nelle elezioni del settembre del 2022.
Da lì la leadership di Salvini iniziava a scricchiolare ed è qui a detta di molti che subentrano gli altri protagonisti del partito: i governatori di regione come Zaia, Fedriga, Fontana.
I giornalisti italiani, gli opinionisti politici hanno ipotizzato uno scenario che sembra avere del veritiero, cioè che il segretario del Carroccio abbia barattato il mantenimento del suo ruolo apicale in cambio della cosiddetta autonomia differenziata tanto voluta dai governatori del nord che pressavano Salvini.
Come se non bastasse negli ultimi mesi vi sono state tensioni anche con il ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti. Durante lo sciopero degli agricoltori i leghisti accusano e tuonano: è stato un errore rimuovere lo sgravio IRPEF sui redditi agricoli. Peccato che il ministro dell’economia fautore della legge di bilancio è proprio uno dei massimi esponenti del Carroccio.
Incoerenza e tensione all’interno del partito hanno portato ad un declino che sembra ormai inesorabile. Non è un caso che Forza Italia al primo congresso nazionale nella storia senza Silvio Berlusconi abbia posto un chiaro obiettivo e diventare seconda forza all’interno della maggioranza di governo e quindi superare definitivamente stabilmente la Lega.
Negli ultimi giorni inoltre Salvini subisce l’ennesima batosta, dato che è ormai chiara la totale chiusura della maggioranza di governo alla Riforma sul terzo mandato. Così facendo i governatori leghisti non potranno essere riconfermati e non c’è da meravigliarsi se questi si riaccasassero puntando alla segreteria del partito.
Dati chiari e eloquenti portano ad un riscontro molto semplice, che il trend di decrescita della Lega può essere invertito solamente in un modo: cambiando segretario.
È per questo che la morte politica di Matteo Salvini è ormai alle porte preannunciata, dato che tutti ne chiedono la testa.

A cura di Giuseppe Patea

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