Il 19 Gennaio di ventiquattro anni fa moriva, ad Hammamet, l’ultimo segretario del partito più antico d’Italia. Si spegneva a causa di un tumore malcurato, sulla costa tunisina, aspettando sugli scogli rocciosi del mediterraneo ( come Ulisse per la sua Itaca )di rientrare nella nazione dove è nato e, della quale, fu per due volte presidente del consiglio. In Italia. Della sua vicenda umana rimangono ancora gli strascichi, della sua vicenda politica se ne discute con i toni più accesi. Amato o odiato, seguito od osteggiato, cosa rimane a noi oggi di Bettino Craxi?
Senz’altro, come ogni giovane nato nel 2000, anch’io nulla sapevo di quest’uomo. E del medesimo non credo vi siano i presupposti per avanzare pindariche illazioni o encomi civili. Rimane la sua figura, complessa, turbolenta, vulcanica. La figura di un uomo che visse e morì da capo. Fu l’uomo della scala mobile, fu anche l’uomo della revisione dei patti lateranensi e, del laicismo di stato… Prese un partito, il Partito socialista italiano, al tredici per cento. Minimo storico di un garofano che andavo appassendo e, dal rosso candore tendeva ad un penoso appassimento. Lo portò oltre il venti per cento, lo portò a trattare con i cugini/nemici comunisti e i rivali della balena bianca da pari a pari! Impensabile vedendo le accennate premesse. Governò per due volte nella nostra nazione. Instaurando la famosa staffetta con il segretario della DC Ciriaco De mita.

Era un uomo forte, anche fisicamente…
Il passo fermo e tuonante, l’incedere duro, il volto mosso da un ghigno che, nella famosa stagione di mani pulite, gli fece guadagnare l’epiteto di cinghialone…
Parliamo di un uomo totalizzante e carismatico che, fuoriescendo dalla logorante battaglia giudiziaria che visse, rimane pur sempre un uomo. Un uomo su cui aprire una riflessione lucida e analitica non sarebbe dovuto ma imperativo. Un uomo che come tale solcò gli ultimi decenni del secolo breve da leader, da protagonista indiscusso. Totalizzante come fu tra le monetine del raphael. Tra le monetine che sancirono lo stillicidio morale di una nazione. La degenerazione politica di un paese che sdegnosamente si fece beffe di sè. Aprire una riflessione sulla vicenda di Bettino Craxi porrebbe fine al masochismo politico in salsa italiana. E, forse, pacificherebbe un paese che di pace non ne trova più. Non fu solo Sigonella e non fu solo le monetine del Raphael. Fu un uomo che come tale non c’è più. Ma ciò che rimane è un solco profondo nella politica moderna di un pre-Craxi e un post-Craxi. Di un socialismo forte e partecipato che non c’è più. Come il suo segretario…

Articolo a cura di Giovanni Giampaolo

Un pensiero su “Stillicidio morale di un popolo”
  1. Bettino Craxi È stato uno dei politici più intelligenti e forti dello Stato italiano assumendo la guida del centro sinistra in Italia con un partito del 13% che riusci a portare al 22% costringendo gli amici nemici del partito comunista ad accettare la sua leadership in Italia. Seppe guidare il paese anche tra i chiaroscuri Che caratterizzarono la politica dell’ epoca con grande destrezza e sicurezza oscurando e facendolo passare in secondo ordine il partito comunista e che pure appariva come suo alleato. SìGonella rappresentò la svolta della sua vita in quanto se da un lato incasso l’ammirazione di un mondo Che non accettava di buon grado lo strapotere Americano dall’altro Causo la sua fine politica in quanto gli Stati Uniti non Gli perdonarono Quell’azione di forza dalla Quale gli Stati Uniti non ne uscirono proprio bene. Ne approfittarono i comunisti che con la magistratura amica inventarono un processo politico Dal Quale il partito socialista e il suo segretario ne uscirono distrutti Craxi addirittura con una condanna di detenzione Che lo indusse a lasciare l’Italia ed a scegliere La via dell’esilio. Da quegli anni la magistratura di sinistra entrò nella politica a Gamba tesa influenzando il destino politico italiano.

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