In data 22/11/2023, presso il nostro Ateneo, abbiamo avuto modo di assistere ad una lezione intitolata: “Tra giustizia e politica, gli anni in cui l’Italia cambiò” presieduta da un ospite d’eccezione. Protagonista indiscusso del periodo cui la trattazione della lezione ha fatto capo, il 1992. L’anno del “ sisma Tangentopoli”. Antonio di Pietro.
Le dinamiche della vicenda cui ho qui fatto cenno sono ai più arcinote. Alla pari dell’uomo cui tale inchiesta diede vita. Si è discusso, infatti, del famoso scandalo che occupò la procura del nostro Belpaese tra il 1992 e il 1994. Scandalo che cambiò le carte in tavola del sistema politico e del modo di vivere la Cosa pubblica in Italia. Scandalo tra le cui ceneri scomparvero partiti illustri. Tra i più importanti ricordiamo la Democrazia Cristiana, principale attore della politica italiana per mezzo secolo. E il partito socialista, guidato allora da Bettino Craxi.
Inutile soffermarsi in questa sede su prese di posizione fedifraghe o visioni presbiti dei fatti. Fatti ai quali lo scrivente non ha avuto modo di assistere se non nei libri di storia e di diritto. Sarà la storia, memoria atavica della nostra esistenza, a scandire i nomi di buoni e cattivi della vicenda. Ciò che dobbiamo constatare è però un fatto acclaratamente inoppugnabile. Come il dott. Di Pietro ci ha spiegato, l’ affaire discusso era il seguente: chiudere gli occhi sui ladroniggi e le ruberie di una classe politica che, pur eccellente, pur migliore di quella attuale, avrebbe significato cedere alla logica del cancro inestirpabile del clientelismo. In nome di un lontano ideale magari. Il sistema di “dazione ambientale”, per usare un dipietrismo, era nitido.
La lezione si è articolata su due fronti: un lungo e interessante preambolo sui protagonisti e i fatti di maggior rilievo della cosiddetta prima repubblica, e il mondo, a cui appunto anche Di Pietro diede vita. Si è avuto modo di approfondire la figura di questo illustre sconosciuto, per usare un eufemismo, riferendomi in ciò ad un uomo capace di reinventarsi al termine di tale inchiesta. E di sedere, prima, a capo di due dicasteri e, poi, di esercitare l’attività europarlamentare. Insomma, abbiamo avuto modo di udire, in primo piano, l’attività di quell’ex magistrato poi approdato alla politica divenendone colonna portante della stessa. ( Ad effigie di ciò ricordiamo che, tra le altre cose, fu anche il fondatore di “Italia dei Valori”, partito politico sorto nell’ultimo quinquennio degli anni duemila. )
Ecco, altra importante enclave su cui si è discusso è proprio questa: la degenerazione della politica. L’esatta risultanza di quella classe politica che, pur sotto alcuni aspetti amorale, è stata proprio questo leaderismo esasperato. La mancanza di certezze, vizio dell’uomo dalle sue origini, lo ha portato in Italia ad affidarsi a un capitano coraggioso, ad un uomo solo al comando…
Riflessione che, di certo, Di Pietro non ha mancato di sentenziare. Nonostante la sua militanza.
Oggi, alla luce di tale dibattito, non conviene porsi imperativi, come sopra elencato quelli sono di padronanza storica; bensì riflettere sul presente e, pensare semmai, a migliorarlo su più sane e solide fondamenta.
Facendo, comunque, i conti con una concreta e tragica malinconia. Di ciò che era ed oggi, forse mai più, sarà…

Articolo a cura di Giovanni Gianpaolo

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