È il 15 agosto 1945 quando, dopo la resa del Giappone, la Corea viene divisa all’altezza del 38° parallelo: a nord si insedia Kim Il-sung e a sud un governo nazionalista filo occidentale.
Ma da allora come si è evoluta la storia delle due coree?
I rapporti si dimostrano tesi sin da subito, infatti nel 1950 scoppia, a seguito dell’invasione della Corea del Nord, un sanguinoso conflitto armato (che ha mietuto oltre 5 milioni di vittime). Grazie al supporto americano dato al Sud Corea, la guerra termina con un armistizio che dura tutt’oggi, ma non essendosi mai evoluto in un trattato di pace vero e proprio, oltre 30mila soldati statunitensi continuano a presidiare il confine.
Da allora la Corea del Nord diventa un regime autoritario mono partitico: vengono nazionalizzate industrie e aziende, collettivizzata l’agricoltura e le uniche fonti di informazione e comunicazione sono quelle autorizzate e filtrate dal governo. La politica fortemente isolazionista penalizza enormemente l’economia, che resta a galla grazie agli aiuti degli alleati strategici (Unione Sovietica prima e Cina poi).
Attualmente il 15% del PIL viene usato per finanziare l’esercito e il programma nucleare, malvisto da tutta la scena politica internazionale, compresa la Cina stessa che, continuando a fornire aiuti di ogni tipo e mantenendo l’alleanza militare difensiva, è rimasta di fatto l’unico alleato della Corea del Nord.
Il paese versa in una condizione disastrosa di povertà, nonostante Kim Jong-um cerchi di mostrare forza sia di fronte al suo popolo che di fronte alla NATO.
La Corea del Sud invece è ad oggi la 4° potenza dell’Asia e l’11° del mondo; vanta una eccellenza sulla tecnologia informatica che le è valsa la settima posizione nell’indice di educazione e sviluppo umano stilato dall’ONU.
Anche il Sud Corea ha rischiato di avere uno sviluppo autocratico, sventato dopo l’omicidio di Park Chung-hee (in carica dal 1960 al 1979): da allora la presidenza, a mandato unico, viene votata ogni 5 anni.
Tuttavia le storie delle due Coree, che sembrano aver preso direzioni diametralmente opposte, continuano ad intrecciarsi, mosse dalla persistente volontà di rivendicare la sovranità su tutta la penisola.
Recentemente sono stati compiuti progressi verso un accordo di pace, interrotti dagli scontri diplomatici tra la Corea del Nord e la comunità internazionale.
Nel 2009, quando le acque sembravano essersi calmate, il Nord effettua test missilistici, per poi dichiarare terminato l’accordo di demilitarizzazione del ’53, a causa del trattato firmato dal Sud con gli U.S.A., volto ad impedire l’accesso in mare aperto alle navi, accusate di trasportare armamenti nucleari.
Una situazione analoga accade nel 2013, ma a parti invertite: le esercitazioni militari della Corea del Sud con gli U.S.A. indispettirono Kim, che dichiara terminato l’armistizio. In entrambi i casi le criticità rientrano, raffreddandosi col tempo.
Nel 2018 prende piede l’ipotesi di una riunificazione, mantenendo comunque un dualismo istituzionale. Riunificazione che probabilmente non accadrà mai: la Cina perderebbe un alleato che riesce a dividerla geograficamente dalla Corea del Sud filo americana e l’America; ritirando le truppe dal confine, perderebbe controllo sull’Asia; inoltre anche la stessa Corea del Sud sarebbe restia nel fornire assistenza al ben più povero Nord, soprattutto senza un significativo cambiamento della sua politica estera.
E’ affascinante notare come dietro allo scontro per la sovranità delle Coree, si celi un quadro internazionale ben più complesso e delicato, il cui equilibrio vacilla ad ogni cambiamento e il cui crollo andrebbe a stravolgere con un effetto domino l’economia e l’assetto di pace mondiale.

Articolo a cura di Gianmarco Bruno

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