Le guerre sono tante e forse troppe; eppure, a volte, esse seguono delle logiche che non sempre sono facili da capire, ma che sono, in qualche modo, connesse.
Esistono le guerre tra stati, tra continenti, guerre civili.
Tuttavia, non sempre la ratio di una guerra ha dei connotati completamente ideologici, religiosi o strategici.
Viviamo in un mondo dove qualsiasi cosa ha un prezzo, e lo ha anche una guerra con il suo business economico

In un mondo in cui a comandare è il denaro, il soldo e la negoziazione mettono un po’ tutti d’accordo.
E se poi, ne deriva l’indebolimento dell’avversario, diventa una mossa vincente.

In questa situazione di fatto, non abbiamo delle fazioni né delle visioni del mondo o delle idee differenti, bensì un accordo che, in virtù di una pattuizione monetaria, delinea la sorte di coloro che la stipulano, con effetti che interessano anche l’esterno.
 
La verità è nella Storia.
Storia che si ripete, nella sua ciclicità con le velate sfumature del tempo a cui è correlata. La situazione delineata nel paragrafo precedente ha due enormi e massimi esempi, anche molto recenti. La guerra del Golfo, che in 10 anni ha visto Saddam Hussein passare da essere una pedina americana in Medio Oriente, al fine sconfiggere l’Iran perso dall’occidente dopo la rivoluzione di Khomeini, a divenire il peggior nemico americano, dopo che nel 1985-87 scoppiò lo scandalo Irangate, che in sostanza vedeva gli USA con due piedi in una scarpa.
Situazione simile con un riferimento anche alla storia post 2000 è quello dell’Afghanistan.
 
Le idee, le ideologie e gli ideali sono importanti, ma c’è qualcosa più importante nel mondo ultraliberale e soprattutto, in questo periodo storico. Quando si leggerà di questi anni, si dirà appunto, che è stata l’epoca in cui, non la ragione, non la religione tantomeno la spiritualità o chissà cos’altro hanno governato, perché a governare come un Dio è stato il Denaro.
 
Trasliamo tutto ciò alla guerra in senso stretto e la domanda è: quanto costa un AK 47?
La risposta è 670 euro.
Quanto costa un F-35?
La risposta è 130 milioni di euro.
 
2.200 sono stati i miliardi di dollari che rappresentano la spesa militare globale e i primi cinque paesi coinvolti per l’export di armi sono Stati Uniti, Russia, Cina, Francia e Germania. Oxfam denuncia che «La spesa militare globale nel 2022 ha toccato la cifra record di 2.200 miliardi di dollari, sufficienti a coprire oltre 42 volte gli aiuti richiesti dalle Nazioni Unite per fronteggiare le più gravi crisi umanitarie nel mondo (pari a 51,7 miliardi di dollari) e 11 volte l’Aiuto Pubblico allo Sviluppo globale (pari a 206 miliardi di dollari)».
Degli stati citati sicuramente, in materia di armi, gli USA saltano all’occhiello.
La National Rifle Association of America è un’organizzazione che difende gli interessi e promuove il commercio delle armi da fuoco sul suolo americano e anche sull’import/export con le altre potenze, paventando lo status di organizzazione difendente i diritti civili, in quanto il diritto al possesso di un’arma da fuoco è contenuto all’interno della Costituzione americana. In realtà, come è solito fare da parte loro, viene millantato un diritto per raggiungere un rilevante profitto. Dal commercio delle armi da fuoco, infatti, la NRA è divenuta sempre più forte, fino a diventare una vera e propria lobby capace di muovere numerosissimi voti in relazione alle Presidenziali USA, inoltre anche durante il periodo governativo, non sono stati pochi i casi in cui essa è riuscita a condizionare la politica interna. Un esempio rilevante di ciò è il Firearm Owners Protection Act, che ha ridotto le restrizioni del Gun Control Act del 1968, e l’emendamento Dickey, che ha impedito ai Centers for Disease Control and Prevention (CDC) di utilizzare fondi federali per sostenere il controllo delle armi.
 
Barack Obama, alla presidenza degli Stati Uniti d’America dal 2009 al 2017, è stato il leader USA ad avere mosso più guerra dalla Caduta del Muro di Berlino.
Siria, Libia, Afghanistan, Iraq, Yemen, Somalia e Pakistan sono i paesi bombardati durante i due mandati del presidente Obama che, nonostante ciò, nel 2009 ha ricevuto un Premio Nobel per la Pace in nome di un pacifismo retorico, e soprattutto falso.
A prescindere dalla questione di merito e dalle opinioni personali dell’ex leader, vero è che la campagna elettorale che lo ha portato alla vittoria vedeva tra i massimi sostenitori e investitori proprio le lobby belliche, quelle che vedono la guerra come un business.
A ciò si aggiunga la volontà a stelle e strisce di monopolizzare culturalmente ed economicamente il globo, ed è fatta!
8 paesi bombardati ed il responsabile ha anche vinto un importantissimo premio per la Pace, e dubito che la ratio di ciò sia un “Si vis pacem para bellum”.
Credo, invece, sia solo l’emblema di una forte ipocrisia.
 
“Quando i ricchi si fanno la guerra tra loro, sono i poveri a morire.”

a cura di Roberto Bonavoglia

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