Con il 28.7% dei consensi (al 21 settembre 2023) Giorgia Meloni si conferma,dopo un anno dalle elezioni politiche che la hanno vista vincitrice, il partito preferito dagli italiani. Supera così un grande banco di prova, avendo evitato un crollo che non sarebbe stato un unicum storico, evitando anche il rischio di una disgregazione di maggioranza, che molti avevano predetto alla morte di Silvio Berlusconi, leader di FI (che fisiologicamente è calato di oltre un punto percentuale).
Dal 25 settembre dello scorso anno, l’operato di questo governo è stato al centro del dibattito pubblico e delle spinte delle opposizioni, che sino ad ora, sembrano non aver trovato un assetto capace di invertire le previsioni dei sondaggi.
Complice Elly Shlein, che non è ancora riuscita a rendere il PD centro nevralgico di un ipotetico “quadripartitico” fronte di sinistra e dei 5 stelle che continuano a fare una partita a se.
Subito dopo l’avvio dei lavori, ad infiammare l’opinione pubblica, è stato il decreto-rave, su cui sono state sollevate più critiche: l’essere strumento di mera repressione, la sproporzione della pena e la indeterminatezza che porrebbe problemi di riconduzione alle casistiche concrete. Tuttavia l’operato di Nordio, si è confermato come poco dedito alla depenalizzazione dei reati meno gravi e alla ricerca di misure alternative alla detenzione, temi cari alle sinistre.
Al centro delle polemiche sono spesso stati il ministro Sangiuliano, diventato virale per la gaffe sul premio Strega e per le frasi sulla politicizzazione di Dante e la ministra Roccella, bersagliata dalle opposizioni soprattutto per le posizioni su aborto, utero in affitto e PMA non eterologa.
Quindi cosa ha permesso alla Meloni di mantenere invariata la sua posizione di leadership?
Sicuramente la stampa e molti politici esteri considerano la figura della leader di fratelli d’Italia come autorevole, capace di lavorare in chiave bilaterale, come anche eurounitaria. A testimonianza è stata la visita in Tunisia della premier con la presidente della commissione UE Ursula Von der Layen, che ha gettato le basi per il memorandum di intesa con la Libia volto a fronteggiare i flussi migratori, che hanno ormai raggiunto numeri record.
Caratterizzate da polso fermo, sono state le misure economiche, dall’abolizione del reddito di cittadinanza, al decreto omnibus in relazione alla tassazione degli extraprofitti bancari, passando per le operazioni sul pacchetto di minoranza di Ita e Lufthansa, combinate con misur di sostegno ai redditi medio-bassi e di contrasto al rincaro delle bollette energetiche, a cui sono stati dedicati 2/3 delle risorse della prima manovra finanziaria.
Dopo l’anno di insediamento, anno di insidie (anche interne, come conferma la mina vagante Salvini) il governo meloni promette che il secondo anno sarà quello delle grandi riforme strutturali, fulcro del programma politico della vittoria del 2022.
In conclusione, è impossibile non dedicare una riflessione all’aspetto comunicativo.
La politica è segnata da epoche, le cui transizioni sono dominate da chi comprende il momento in cui va cambiato il modo di trasmettere le proprie idee al demos.
Il confronto Berlusconi-Occhetto, Beppe Grillo, la “bestia” (l’algoritmo) di Salvini ne sono alcuni esempi.
Giorgia Meloni ha combinato a slogan efficaci una magistrale comunicazione sui social network, rispondendo spesso direttamente alle critiche mosse dagli utenti del web, oltre che una grande abilità nei confronti diretti, prima con Enrico Letta e ora con Elly Shlein (citando una recente domanda di Lilli Gruber “chi la capisce se parla così?)
Potrebbe essere anche questa la carta in più che potrerà questo governo a completare la legislatura?

Articolo a cura di Gianmarco Bruno

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *