Roma 07/10/2022 Camera dei Deputati. Conferenza stampa di Azione e Italia Viva per presentare le proposte del Terzo Polo per combattere il caro energia. Nella foto: Carlo Calenda (ROMA - 2022-10-07, FABIO CIMAGLIA) p.s. la foto e' utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e' stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate

“Con la nostra proposta offriamo alle opposizioni la possibilità di confrontarci senza veti. É necessario trovare una sintesi per raggiungere un risultato concreto che ridia dignità a milioni di lavoratori.”

Negli ultimi giorni è andato in scena l’ennesimo tentativo fallito da parte del “Terzo Polo, che non riesce ormai da tempo ad attrarre verso la sua sfera un PD che ,sotto la nuova guida Schlein, sembra orientato verso i grillini più che mai. Martedì 28 Marzo alle ore 10:00 gli uomini del terzo polo hanno lanciato l’ennesimo pacchetto di misure programmatiche al fine di coinvolgere le forze politiche del paese su dei temi sui quali sembra ormai appurato non si possa ulteriormente procrastinare. L’appello lanciato ,come sempre all’insegna della responsabilità di tutte le forze politiche, contiene delle tematiche e delle “battaglie” che sicuramente negli anni sono state più volte rivendicate dal Nazareno. Sanità e “salario minimo” sono temi avrebbero dovuto generare un entusiasmo che nei “Dem” non è scaturito. Un Calenda perciò che resta a guardare non incredulo ma sicuramente basito all’ennesima porta chiusa del PD nei suoi confronti.

Indipendentemente dalle reazioni politiche è di notevole rilievo rendere note le valutazioni sostenute dal leader di Azione. Tesi che alla luce del pragmatismo che lo contraddistingue non sembrano distaccarsi da quella che è sempre stata la sua azione politica. Partendo da un tema molto dibattuto come il “salario minimo” è appurabile la concezione liberal-democratica di un lavoro pienamente tutelato sotto tutti i punti di vista che però non intacchi la competitività del sistema economico. Più volte Calenda ha cercato di rimarcare la necessità di calmierare le tutele lavorative conl’esigenza di rimanere compatti e funzionali in un mercato sempre più aperto dove forze che producono con costi inferiori rischiano di diventare le forze egemoni. E’ per questo che forse la sua idea di “salario minimo” non aggrada molto le forze del Nazareno e tantomeno i pentastellati. Entrando però nel fulcro delle tesi sostenute dal “terzo polo” sistematicamente vengono citati numeri, i soggetti che gioverebbero di tale misura e soprattutto come arrivare alla realizzazione di tutto ciò. “Circa 2,2 milioni di dipendenti sono potenzialmente interessati all’istituzione del salario minimo in quanto i Contratti Collettivi Nazionali di riferimento prevedono minimi tabellari inferiori a questa cifra, inclusi tredicesima e TFR”. La proposta perciò si riferisce ad un salario minimo, compreso quello differito, che non vada al di sotto di nove euro l’ora.”

Una prima risposta da parte del PD non tarda a mancare. “Oggi ho letto una proposta abbastanza folle di Carlo Calenda sul salario minimo di 9 euro in cui però ha incluso di tutto: tredicesima, ferie e buoni pasto. Se non ho calcolato male il salario minimo di Calenda è di 3 euro. Forse ha confuso i lavoratori con gli schiavi”, queste le dichiarazioni di Francesco Boccia uno degli uomini di spicco del PD e soprattutto uno di quelli che guarda molto più facilmente verso Conte e molto meno verso il “terzo polo”. Calenda che subito si difende cercando si sminuire le capacità matematiche dell’ esponente dei “dem” con un perentorio “Forse non sai fare le somme”.

Anche sulla tanto dibattuta condizione della nostro sistema sanitario il leader “centrista” sembra avere delle idee molto chiare. “ Il Servizio Sanitario è al collasso, i tempi di attesa per una visita sono dai 3 ai 24 mesi ed il sistema di Pronto Soccorso è sovraffollato, con un personale insufficiente ed il metodo di accesso dei pazienti è oltremodo elevato”, queste la visione alquanto realista che spinge gli uomini di Azione ed Italia Viva a proporre delle eventuali soluzioni. Il piano per risolvere la problematica delle liste d’attesa ha alcuni punti cardine come “affidare alle strutture accreditate le prestazioni che il pubblico non riesce ad erogare nei tempi previsti per smaltire le restanti 68 milioni di prestazioni non effettuate per via dello stop pandemico”. Mentre per quanto concerne la problematica relativa ai Pronto Soccorso viene auspicato “ il rendere più attrattivo il reparto aumentando le indennità, riconoscendo il lavoro nel PS come usurante e garantendo un’idonea copertura assicurativa per il reclutamento dei medici”. “l’istituire un presidio fisso delle forze dell’ordine e di videosorveglianza” è un altro aspetto da non sottovalutare per via del numero aberrante di aggressioni nei confronti di medici in servizio.

Neanche su questa tematica però sembra esserci affinità con le altre forze di opposizione. E’ storicamente risaputo il rifiuto totale da parte del PD di affidarsi a delle strutture non pubbliche per far fronte a quelle inefficienze che il sistema pubblico stesso produce. Questa considerazione che denota una divergenza strutturale fa si che anche sulla sanità si possa trovare un punto di incontro.

Resta però da prendere in considerazione un ultimo dato, pressoché definitivo e ormai estremamente chiaro. Martedì 28 Marzo la storia politica di questo paese ha acquisito una verità certa che era già molto prevedibile all’orizzonte. “Il terzo polo” è veramente terzo, è realmente centro puro con uno sguardo che volge poco verso sinistra ma sempre di più verso tematiche storicamente affini al centro-destra. Posizione da non sottovalutare perché il partito stabilmente rimane sull’ 8% ed in caso di ulteriore crescita potrebbe essere davvero l’ago della bilancia!

Articolo a cura di Giuseppe Patea.

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