Da giorni siamo protagonisti, seppur lontani, di una guerra che logora il territorio conteso tra Palestina e Israele. Sembra di vivere in una bolla d’acqua, dove è tutto ovattato e non sai mai cosa accade intorno a te. Vicende raccontate con occhi diversi, punti di vista divergenti, notizie edulcorate per scatenare pietà e compassione.

È come se si stessero rivivendo i momenti in cui la guerra in Ucraina è scoppiata, un ritorno al passato, un viaggio indietro nel tempo che vorresti finisse, ma alla fine sai che continuerà nei giorni a venire. E come accade il più delle volte, in queste situazioni gli occhi sono puntati su ciò che i media diffondono, dimenticando e trascurando il resto delmondo.

Perché mentre un conflitto esplode e genera interesse e curiosità, altri invece si consumano da giorni e anni. Per questo motivo credo che sia d’obbligo affrontare la questione di Nagorno-Karabakh, terra contesa da Armenia e Azerbaijane che il 20 settembre ha rivisto accendere lo scontro.

Ma facciamo un passo indietro: nel 95 a.C. Tigran il Grande condusse l’Armenia all’apice della sua grandezza,arrivando a controllare territori dal Mar Caspio al Mar Mediterraneo. Durante il suo regno, l’Armenia non solo aumentò lasua potenza militare, ma esercitò anche una considerevole influenza culturale e politica nella regione, consolidando così l’identità armena in vaste aree del Caucaso e dell’Anatolia orientale. L’ascesa di Tigran fu così grande che persinoCicerone lo ricorda come: “colui che fece tremare l’Impero Romano”.

Tuttavia, nonostante la sua ricchezza e grandezza, l’Impero armeno, subì molteplici sconfitte e perse le terre conquistatecon tanta fatica. Un regno indipendente, avanzato, capace di fronteggiare Parti e Romani, disse addio la propriasovranità. Divenne protettorato romano nel 66 a.C. e provincia dell’Impero sotto Traiano nel 114 d.C.

Gli armeni, privi di ogni guida spirituale in un momento delicato, trovarono un’altra identità a cui aggrapparsi, la religione: il Cristianesimo divenne la religione principale dell’Armenia nel 301 d.C.

“Il popolo armeno conosce bene la Croce: la porta incisa nel suo cuore. È il simbolo della sua identità, delle tragedie della sua storia e della gloria della sua rinascita dopo ogni evento avverso”.   Papa Giovanni Paolo II “udienza del 14 settembre 2000 ai Pellegrini del Patriarcato Armeno Cattolico  

L’Armenia cadde sotto la potenza di molteplici popoli nel corso dei secoli. In seguito, conquistata dall’Imperoottomano, vide sulla sua terra il sangue dei suoi figli versato. Dalla crisi di questo regime nacque la rivolta che portò al genocidio di massa di circa un milione di morti armeni nel 1915 (la metà della popolazione che viveva nell’impero ottomano), e questa vicenda ha radici che affondano nel nazionalismo e nell’intolleranza religiosa.

Ragazzo mio, qual è la causa ancora oggi di tutto questo dolore? Non è aver perso delle persone care, o la nostra terra… È la consapevolezza di poter essere odiati così tanto. Che razza di umanità è che ci odia fino a questo punto e con che coraggio insiste nel negare il suo odio, finendocosì per farci ancora più male? (Ararat – Il monte dell’Arca)  

La storia dell’Azerbaijan potremmo definirla analoga a quella dell’Armenia. Un susseguirsi di imperi e dinastie che calpestarono la terra azera, come le Dinastie Persiane che portarono pace e prosperità, insieme alla completa islamizzazione del suo territorio; o invasori come Tamerlano che prese in mano le redini del regno, portò con sé ricchezza e potere, nonostante fosse uno straniero venuto a conquistare il paese con la forza. Dopo un periodo displendore e ricchezza con la dinastia dei Khan, l’Azerbaijan fu vittima dell’ennesima invasione da parte dell’impero zarista, che approfittò subito dell’instabile situazione politica, per annettere il territorio ai confini del suo impero. Nel 1806 Baku venne definitivamente conquistata. Tutta l’area del Caucaso subì un forte cambiamento, venne adottata lalingua russa e l’alfabeto cirillico, ma solo al termine della Prima guerra mondiale, quando l’impero russo era giunto al collasso, nacque come parte dell’U.R.S.S., la Repubblica Socialista Sovietica Azera.

Per capire il conflitto che ha portato all’attacco da parte degli azeri all’Armenia in quella parte di territorio chiamata Nagorno-Karabakh, bisogna tornare a circa un secolo fa quando nel 1917, in seguito alla Rivoluzione russa, vari politici dei paesi del Caucaso sostennero la fondazione di una confederazione di stati caucasici che potesse unireArmenia, Georgia ed Azerbaigian. Questo progetto si rivelò fallimentare per molti motivi (anche collegabili alla crisi di questi giorni): La divisione etnica fuprobabilmente il motivo principale per il fallimento del Caucaso unito. I principali 3 popoli della regione avevano storie, culture, lingue e religioni differenti. Questo portò di conseguenza ad una divisione politica molto importante, le popolazioni azere di religione islamica non avevano alcuna intenzione di combattere gli ottomani (anche loro musulmani) insieme agli armeni e georgiani di fede cristiana. Anche l’assenza di centralità ed unità portò alla dissoluzione della repubblica. I 3 stati si combattevano politicamente per maggiorinfluenza politica e potere.

Nel 1918, solo un anno dopo la creazione della repubblica Transcaucasica, l’Armenia, l’Azerbaigian e la Georgia dichiararono indipendenza a 3 stati indipendenti. Anche questo esperimento non durerà a lungo dal momento che nel 1922 sarà completata l’annessione da parte dell’Unione Sovietica del Caucaso. Sotto l’Unione Sovietica nasce la Repubblica Socialista Federativa Sovietica Transcaucasica che però viene smantellata nel 1936 da Stalin per consolidare il potere centrale di Mosca. Molti sostengono che la scelta da parte di Stalin di dividere la repubblica sovietica transcaucasica in singole repubbliche fosse per riaccendere conflitti regionali in terre contese tra due popolazioni. Questa politica di “divide et impera” tipica di Stalin ha riacceso la disputa del Nagorno-Karabakh, in cui la maggioranza era armena, ma Stalin decise comunque di assegnarla all’Azerbaigian.

In seguito alla caduta dell’Unione Sovietica il conflitto si riaccese. diverse furono le guerre; la prima dal 1992 al 1994 fu una catastrofe. Migliaia di azeri lasciarono i territori armeni e viceversa, episodi sanguinosi, come il massacro di Khojaly, scossero la terra e le anime degli azeri che si videro strappare, sotto le loro stesse mani, le vite dei loro cari.

Seguirono anni di trattati e negoziati, che portarono il Nagorno-Karabakh ad uno stato indipendente, non riconosciutoda nessun paese membro dell’Onu e dall’Armenia che, nonostante tutto, garantiva la sua protezione e il suo sostentamento economico, attraverso il “corridoio di Lachin”. Divenne un “conflitto congelato”, le due particrescevano, di generazione in generazione, con un odio reciproco insito nei loro cuori, si iniziò così a parlare di “armenofobia”. L’Armenia, infatti, con la vittoria della prima guerra, aveva riscattato la perdita dell’Armenia occidentale(Anatolia orientale), caduta sotto la falce del genocidio del 1915. Questa “pace” o “stallo” non durò a lungo, dopo 20 anni, nel 2016 ci fu la “guerra dei quattro giorni”, una guerra che solo oggi possiamo definire come una “prova da parte dell’Azerbaigian per testare le loro armi”. In questi anni, infatti,Baku, grazie alle sue risorse energetiche esportate in tutto il mondo e grazie all’aiuto turco, è riuscita a costruire un esercito dotato di armi moderne e all’avanguardia. Per gli armeni non ci fu scampo, donne e bambini massacrati da un esercito che non combatteva per difendere la propria patria, ma era alimentato da un odio incontrastato. Le forze armene si ritirarono, lasciando parte del territorio del Nagorno-Karabakh alla potenza nemica, ma incrementando il problema, che aveva le sue fondamenta nella Russia Sovietica: i confini. Non vi erano dei confini netti che definissero le regioni per evitare la nascita di conflitti e questo portò alla necessità di marcarli una volta per tutte.

Nel 2022 Baku, con la costruzione di un checkpoint, ha bloccato il corridoio di Lachin e ha reso progressivamente lavita nella regione ardua, tagliando gli approvvigionamenti da parte dell’Armenia e le forniture alimentari ed energetiche. Tutto questo è avvenuto per il mancato intervento della Russia, in quanto coinvolta nella guerra con l’Ucraina.

Ultima guerra, che ha portato alla resa definitiva del Nagorno-Karabakh, è avvenuta il 20 settembre di quest’anno. Tutto è cominciato da una serie di attacchi da parte di truppe armene che hanno portato alla reazione da parte dell’Azerbaigian e il crescente sospetto da parte di quest’ultimo, in quanto nei giorni dall’8 al 10 settembre, l’Armeniaha iniziato delle esercitazioni in territorio statunitense, chiamate “Eagle Partner”. Mosca è stata preventivamente informata da Baku e il Cremlino si è dimostrato subito disinteressato alla questione, annunciando che è ormai una situazione interna dell’Azerbaijan e che non sosterranno la parte armena.

La Russia, protettrice dell’Armenia dai tempi dell’impero zarista, ha deciso di voltare le spalle lasciando che gli azeri riducessero in cenere gli accordi di “cessate il fuoco”, come le case dei loro “storici nemici”.

Ancora una volta, si è dato il via ad un “esodo” che allontanerà sempre di più una popolazione dalla sua terra, dalle sue radici culturali, dalle tradizioni e che farà disperdere i suoi discendenti e le generazioni a venire in territori non loro, sempre e con il costante peso che grava sulle loro teste, di non sentirsi in nessun posto a casa.

Articolo a cura di Martina Massaro e Alessandro Accogli

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