Lo scenario globale ha subito un cambiamento radicale il 20 gennaio 2025 quando Donald Trump si insedia come 47° presidente degli Stati Uniti d’America. Restando fedele alla promessa espressa dallo slogan “MAKE AMERICA GREAT AGAIN” che lo accompagna ufficialmente dal 2015, dal suo primo giorno in carica Trump firma numerosi e diversificati ordini esecutivi che mirano a rafforzare il potere della nazione, appunto per RENDENDERE L’AMERICA DI NUOVO GRANDE.
In qualità di rappresentante della superpotenza mondiale, le decisioni del neopresidente non hanno unicamente riguardatopolitiche domestiche, ma hanno avuto un importante risvolto geopolitico presentandosi da chiave nella risoluzione dei due conflitti principali che stanno tenendo il mondo sulle spine.
Già nel suo primo mandato dal 2017 al 2021, Trump haricoperto un ruolo decisivo nello scenario Medio Orientale, nello specifico sulla questione Israelo-Palestinese affermando il suo supporto e lealtà verso Israele al quale, nel 1989,concesse lo status di “alleato maggiore extra NATO”.
Tra le più significative azioni vi è la proposta del piano “Peace to Prosperity” presentato alla Casa Bianca il 28 gennaio 2020 con il quale Trump avanza la proposta di pace statunitense per la risoluzione del conflitto che da secoli preoccupa il Medio Oriente. I punti salienti prevedevano l’affermazione di Gerusalemme come capitale indivisa di Israele assegnando alla Palestina i sobborghi di Abu Dis e dintorni, il ridisegnamento dei confini tra Israele e Cisgiordania, la creazione di uno stato per i palestinesi senza potere sulla definizione dei confini, l’assenza del diritto al ritorno per i palestinesi.
Sebbene sia intuitivo che il piano sia volto a favorire solo l’alleanza con Israele, tale proposta è stata comunque definita dal presidente USA come ultima opportunità di pace per i palestinesi che, posti di fronte un accordo sbilanciato e non equo, hanno rifiutato la proposta.
A pochi giorni dall’inizio del suo secondo mandato, Trump avanza una nuova proposta: discute della possibilità dell’assunzione del controllo della Striscia di Gaza, territorio considerato palestinese dal 1994 a seguito degli Accordi di Oslo.
Il progetto prevede la trasformazione di tale territorio in una “Riviera del Medio Oriente” (un vero e proprio resort), e, affinché si possa procederne alla realizzazione, gli Stati Uniti dovranno avere il controllo sulla Striscia di Gaza a lungo termine, trasferendo due milioni di palestinesi (già spossessati della loro terra e del diritto al ritorno da parte di Israele) in paesi vicini, mancando di specificità.
Superficialmente, lo scopo di Washington sembrerebbe realizzare un’opera di rivalutazione del territorio, spianando gli edifici distrutti per essere il creatore di uno sviluppo economico che rivoluzionerà l’area. In realtà, questa vera e propria impresa, istigata dal forte e persistente supporto dello stato di Israele e contrapposto dal dissenso dell’Arabia Saudita, Turchia ed Egitto, rappresenta l’inizio o il continuo di una vera e propria pulizia etnica e una chiara violazione del diritto internazionale che avrebbe conseguenze indicibili sia sul piano umanitario che su quello politico.
Il grande progetto di Trump è stato discusso in una conferenza stampa in cui i riflettori sono stati puntati su due delle personalità politiche più discusse del momento: Benjamin Netanyahu (su cui pende un mandato d’arresto della corte penale internazionale) e Donald Trump, giudicato colpevole di 34 capi d’imputazione.
Sono proprio queste due figure, con ambizioni oltraggiose e linguaggio incendiario, a star scegliendo il futuro di due milioni di persone vittime di genocidio.
Due milioni di persone che da 16 mesi osservano impotenti la propria vita ridursi in macerie. Due milioni di persone che da 16 mesi sopravvivono circondate da rovine che intrappolano i corpi inermi delle loro famiglie.
Gaza racconta storie di morte e devastazione da mesi, il piano che porterebbe alla sua “rinascita” prevede la trasformazione di questo territorio in un resort, prevendendo il dislocamento di milioni di vite e la cui ricollocazione resta problematica e non specificata. Il campo di macerie di cui Trump intende prendere il controllo, non potrà essere rivoluzionato da chi è stato complice della sua distruzione.
Sebbene gli Stati Uniti potranno tornare ad essere “grandi” sotto la guida di Donald Trump, Gaza resterà custode di orroree sangue e tornerà ad essere “grande” solo quando sarà rispettata e realmente riconosciuta.
