La Siria dopo anni di guerra civile apparentemente sotto controllo, è tornata ad essere teatro di sanguinosi scontri. I gruppi jihadisti, guidati da Hayat Tahrir al-Sham, hanno avviato una delle offensive più rilevanti degli ultimi anni, riuscendo a prendere il controllo della città strategica di Aleppo. La perdita della città, insieme ad altre località come Hama e Dara, rappresenta un grave rischio per il regime di Bashar al-Assad, che sta cercando di difendere Homs e rafforzare le sue linee difensive. Gli scontri hanno avuto un impatto devastante sulle infrastrutture civili, con gravi danni a ospedali e sistemi idrici, peggiorando ulteriormente la già drammatica crisi umanitaria nel Paese. La Russia sta supportando il governo di Assad con raid aerei mirati, riuscendo ad uccidere Abu Muhammad al Jolani, capo dei ribelli sunnniti. Questa ripresa dei combattimenti evidenzia l’assenza di una visione condivisa su come intervenire e rende la crisi siriana sempre più complessa e dolorosa per la popolazione.

Ma facciamo un passo indietro per capire a fondo le radici storiche di questo conflitto e l’escalation dei giorni precedenti. La guerra civile siriana è iniziata nel 2011 come parte della più ampia ondata di proteste note come Primavera Araba. Inizialmente, le manifestazioni contro il presidente Bashar al-Assad chiedevano riforme democratiche, ma la repressione violenta del regime trasformò le proteste in un conflitto armato. Le tensioni interne erano alimentate da divisioni: la minoranza alawita, a cui appartiene Assad, esercitava il potere su una popolazione a maggioranza sunnita. Con il tempo, il conflitto si è frammentato, coinvolgendo numerosi attori interni ed esterni. Le forze ribelli, originariamente rappresentate dall’Esercito Libero Siriano, si sono divise in fazioni islamiste, come Hayat Tahrir al-Sham e l’ISIS. Parallelamente, il regime di Assad ha consolidato il suo potere con il sostegno della Russia e dell’Iran. La guerra ha causato distruzione su larga scala e una delle peggiori crisi umanitarie del XXI secolo. Città come Aleppo e Homs sono state devastate. Nel 2016, la riconquista di Aleppo da parte del regime, con l’aiuto della Russia, segnò un punto di svolta, ma la stabilità era illusoria. Negli anni successivi, l’intervento internazionale si è intensificato. Gli Stati Uniti, coinvolti nella lotta contro l’ISIS, hanno sostenuto i curdi siriani, creando tensioni con la Turchia e quest’ultima, a sua volta, ha avviato operazioni militari contro le forze curde nel nord della Siria. La recente offensiva ribelle ad Aleppo dimostra che, nonostante la narrativa di una guerra “conclusa”, le ferite, apparentemente cauterizzate, restano aperte e le radici del conflitto continuano ad alimentare la violenza.

Gli Stati Uniti hanno avuto un ruolo ambivalente nel conflitto siriano. L’alleanza tra gli Stati Uniti, l’Arabia Saudita, la Turchia e il Qatar ha visto il finanziamento e l’armamento di gruppi ribelli che lottano contro Assad, ma il coinvolgimento di questi paesi ha alimentato tensioni e conflitti interni tra i diversi gruppi sunniti e curdi, minando la stabilità della regione. L’operazione della CIA, come ha evidenziato Jeffrey D. Sachs, saggista ed economista statunitense, che ha iniziato a sostenere i ribelli nel 2013, ha incluso la formazione, l’armamento e il supporto logistico, ma è rimasta in gran parte nascosta al pubblico. La presenza diretta degli Stati Uniti sul campo, anche se inizialmente smentita, è stata confermata da fughe di notizie e dichiarazioni rare da parte del governo. Le forze speciali americane hanno operato in Siria a fianco di gruppi locali, tra cui le forze democratiche siriane, dominate dai curdi. Gli Stati Uniti, pur essendo impegnati nel sostegno ai ribelli e nella lotta contro l’ISIS, hanno dovuto affrontare anche le sfide politiche interne, come le critiche sulla gestione del conflitto e le pressioni per ridurre l’impegno militare. Nel complesso, il coinvolgimento degli Stati Uniti in Siria è stato ambiguo, con una strategia che ha cercato di bilanciare la lotta contro il terrorismo, il sostegno ai gruppi di opposizione e la protezione degli interessi geopolitici americani. Tuttavia, il conflitto ha esposto le contraddizioni della politica estera americana e ha lasciato molte domande irrisolte riguardo alleoperazioni segrete e ai costi umani e finanziari del coinvolgimento militare, che sia tutta una mossa strategica?!
Nonostante ciò, la Siria rimane un punto di tensione nel contesto della competizione tra Stati Uniti e Iran, con possibili ripercussioni sul futuro del conflitto. Aleppo, un tempo centro economico e culturale, è un simbolo della distruzione: gran parte della città è ancora in rovina. Le infrastrutture sanitarie sono state devastate, con ospedali e cliniche spesso presi di mira durante i bombardamenti. Questo ha reso difficile fornire cure mediche di base, aggravando la sofferenza della popolazione.
La crisi alimentare è un altro aspetto critico. L’insicurezza alimentare colpisce oltre il 60% della popolazione. I bambini, come in tutte le guerre, sono tra le principali vittime. Milioni hanno perso accesso all’istruzione, vivendo in condizioni di povertà estrema nei campi profughi. Molti sono stati reclutati come soldati o sfruttati per lavoro minorile.
Le Nazioni Unite e altre organizzazioni umanitarie stanno cercando di fornire aiuti, ma le restrizioni di accesso, la mancanza di fondi e le tensioni geopolitiche complicano l’assistenza. La crisi siriana resta una delle più gravi emergenze umanitarie del nostro tempo, evidenziando l’urgenza di una soluzione diplomatica.

La Siria è un microcosmo delle tensioni del Medio Oriente, e la sua destabilizzazione ha implicazioni significative per l’intera regione, il conflitto ha creato un terreno fertile per l’espansione di gruppi jihadisti come l’ISIS, la cui ideologia ha influenzato altre aree, tra cui Iraq e Libia. La crisi siriana ha anche intensificato le rivalità tra le potenze regionali.

• L’Iran ha utilizzato il conflitto per rafforzare la sua influenza attraverso milizie sciite, attirando l’ostilità di Israele, che ha condotto raid aerei contro obiettivi iraniani in Siria.
• La Turchia ha sfruttato la guerra per espandere la sua presenza militare e contenere le ambizioni curde.
• Il Libano, già fragile, ha affrontato una crisi economica aggravata dall’arrivo di milioni di rifugiati siriani.
• La Giordania è stata gravata da pressioni economiche e sociali

A livello internazionale, la Siria è diventata un campo di battaglia per la competizione tra Russia e Stati Uniti. Mosca ha utilizzato il conflitto per riaffermare il suo ruolo come potenza globale, mentre Washington ha ridotto il suo impegno, lasciando spazio ad altre potenze.
L’instabilità siriana rischia di protrarsi per anni, minacciando la sicurezza e la stabilità del Medio Oriente. Un elemento chiave sarà il ruolo degli Stati Uniti e della Russia. Se Washington decidesse di aumentare il suo impegno, potrebbe influenzare gli sviluppi del conflitto. Allo stesso modo, la capacità di Mosca di sostenere Assad dipenderà dalla sua situazione interna e dal coinvolgimento in Ucraina.
La domanda (per molti retorica) sorge spontanea, come hanno fatto i jihadisti a reperire in poche ore armi da poter conquistare Aleppo in poco tempo, una città che per anni ha ressito agli incessanti attacchi dell’ISIS?
La Siria non è solo un enigma geopolitico, ma il riflesso di un ordine mondiale che si sta sgretolando sotto i nostri occhi, dove rimbomba il silenzio e ogni compromesso riscrive il destino del Medio Oriente, e chissà, anche il nostro.

Articolo a cura di Martina Massaro

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