Integrazione, multiculturalità. Parole che ogni giorno ci avviluppano nel loro significato ormai sciupato, non sono altro che una nuova forma di discriminazione, che sacrifica il senso di appartenenza e il principio di equità sull’altare di un multiculturalismo superficiale e irresponsabile. E proprio questa miopia ideologica ha creato un terreno fertile per fenomeni come le grooming gangs, dove le vittime, ragazze inglesi vulnerabili, sono state lasciate sole da uno Stato che preferiva tutelare l’immagine di una comunità piuttosto che il benessere delle sue cittadine.

Ma facciamo un passo indietro, prima di affrontare i fatti, con oculata chiarezza, fermiamoci e scandagliamo le nostre coscienze, sotto la luce della parola evoluzione. L’evoluzione è un concetto che l’umanità ama attribuirsi, vantandosi dei progressi tecnologici e sociali raggiunti nel corso dei secoli. Ma possiamo davvero considerarci evoluti quando, nel cuore dell’Europa moderna e dell’Occidente, emergono storie di orrore come quelle delle grooming gang che hanno sconvolto l’Inghilterra?

Il termine “grooming gangs” si riferisce a gruppi organizzati che adescano, manipolano e sfruttano sessualmente giovani vulnerabili. In Inghilterra, città come Rotherham e Rochdale sono diventate tristemente note per tali atrocità. Questi gruppi composti prevalentemente da uomini di origine pakistana e asiatica, hanno operato in diverse città inglesi, tra cui Rotterdam, Rochdale, Telford e Huddersfied.

Solo pochi giorni fa è emerso un inferno che è rimasto nascosto per anni: centinaia di migliaia di bambine e ragazzine bianche, alcune appena undicenni, sono state violentate, drogate, torturate e ridotte in schiavitù sessuale da gang di immigrati pakistani. Questi predatori le usavano, le manipolavano e le scaricavano come spazzatura, mentre le autorità restavano immobili, troppo vigliacche per agire.

Keir Starmer, oggi Primo Ministro britannico, all’epoca capo del Crown Prosecution Service (CPS) tra il 2008 e 2013, ha avuto un ruolo centrale in questo scempio. Ha scelto deliberatamente di non perseguire i membri di queste gang, dichiarando che le vittime erano “inattendibili” perché bevevano o assumevano droghe e venivano da situazioni familiari di degrado. Questo non è solo incompetenza, è complicità. Non bastava ignorarle: molte ragazze venivano accusate di prostituzione minorile, mentre la polizia intimidiva le loro famiglie, minacciandole di “smetterla di creare problemi”.

Le autorità, paralizzate dalla paura di essere accusate di razzismo (a parer mio una delle forme più becere di vigliaccheria verso la propria società e i propri cittadini), hanno permesso che questi animali continuassero a distruggere vite innocenti. Rapporti come quello della professoressa Alexis Jay hanno smascherato una verità disgustosa: lo Stato ha abbandonato deliberatamente queste ragazze per non turbare il “quieto vivere” multiculturale.

Intanto, figure come Jeremy Corbyn e Sadia Khan hanno minimizzato o ignorato il problema, rafforzando il senso di impotenza e rabbia delle vittime e delle loro famiglie. Queste ragazze sono state sacrificate sull’altare del politicamente corretto. Ogni singola violenza, ogni vita distrutta, è il risultato diretto di una società che preferisce proteggere i colpevoli, sacrificando vittime innocenti.

Le amministrazioni locali, guidate dal partito laburista, hanno preferito tacere per paura di essere accusate di razzismo o di alienarsi le simpatie delle comunità immigrate che rappresentavano una preziosa base elettorale. Nel frattempo, i media voltavano la testa dall’altra parte, mentre chiunque tentasse di denunciare questa carneficina sociale veniva bollato come estremista o razzista. Ragazze che hanno visto le loro vite distrutte, dimpendere da droga e alcool, disturbi mentali, gravidanze indesiderate e aborti forzati. E mentre le vittime venivano annientate, chi doveva proteggerle preferiva tacere per paura. Alcuni funzionari ammettono apertamente che per decenni si è scelto di ignorare questi crimini per “non alimentare tensioni razziali”.Il cortocircuito è totale, uno scandalo che scuote le fondamenta della nostra civiltà. Elon Musk ha recentemente rilanciato il caso su X, accusando apertamente il governo britannico di complicità. Ieri, la Camera dei Comuni del Regno Unito ha respinto una proposta avanzata dai Conservatori per avviare una nuova inchiesta nazionale sulle “grooming gangs”. La mozione è stata bocciata con 364 voti contrari e 111 favorevoli, con il Partito Laburista che ha votato compatto contro l’iniziativa, in quanto convinti che le indagini precedenti fossero state sufficienti.

Questa situazione ha innescato un acceso dibattito sul ruolo della politica identitaria e sulle responsabilità delle istituzioni locali e nazionali nel proteggere le vittime, indipendentemente dall’origine etnica o culturale dei responsabili. E mentre si parla di questo orrore, apprendiamo di altri episodi di molestie e stupri di gruppo durante i festeggiamenti di Capodanno a Milano: molestie sessuali, violenze consumate o tentate contro donne e ragazze, scene di barbarie che non possono essere archiviate come “incidenti”.

Questo è stupro etnico. Questi non sono semplici crimini, ma atti in cui la violenza non è solo fisica, ma simbolica. È odio verso la Nostra gente, disprezzo per la Nostra cultura, per le Nostre leggi, per le donne che rappresentano l’identità stessa della società occidentale. Ci troviamo di fronte a una civiltà che si lascia morire, incapace di difendere le proprie figlie. Si grida al femminicidio e si accusa l’ormai defunto “patriarcato” quando i colpevoli sono europei, ma si tace, si giustifica, si trema di paura se gli aguzzini sono stranieri. È una vigliaccheria nauseante, che coinvolge non solo settori del femminismo e del progressismo, ma l’intera società, ormai in putrefazione morale.

Sugli eventi inglesi occorre una riflessione brutale: avremmo provato la stessa rabbia e indignazione se le vittime e i carnefici avessero avuto ruoli etnici invertiti? È lecito chiederselo, perché il male non ha razza, ma non si può ignorare che questa carneficina culturale è figlia diretta di un’immigrazione selvaggia. È arrivato il momento di capire che i popoli non sono sempre intercambiabili.

Il caso inglese è, a parer mio, l’anticipazione di un futuro terrificante. Da Rotherham a Rochdale, le gang di predatori hanno agito per decenni indisturbate. Già nel 2003, Ann Cryer, deputata laburista, aveva denunciato centinaia di abusi sessuali su minori da parte di uomini provenienti dall’Asia meridionale. La sua denuncia nacque dopo che sette madri si presentarono nel suo ufficio raccontando che le loro figlie erano state stuprate da membri della comunità pakistana.

Le sue accuse, però, furono ignorate, e lei stessa fu accusata di razzismo. Una civiltà che non difende le proprie figlie è una civiltà destinata a morire. Una società che abbassa il capo diventerà gradino per chi vuole calpestarla. E l’ombra di questi scandali non lascia spazio a illusioni: il multiculturalismo, così come ci è stato imposto, non è integrazione, è annientamento. E il prezzo lo stiamo pagando noi. Come cittadini, vi invito chiedervi, così come ho fatto io: siamo complici nel nostro silenzio? Abbiamo permesso che il timore di offendere determinate sensibilità culturali prevalesse sulla giustizia e sulla protezione dei più deboli? È tempo di metterci in discussione e affrontarne le contraddizioni con onestà e coraggio.

L’evoluzione umana non si misura solo in termini di progresso tecnologico, ma soprattutto attraverso l’avanzamento etico e morale. Affrontare i fallimenti del passato e del presente è fondamentale per costruire una società più giusta e realmente evoluta. È ora di rompere il silenzio e affrontare queste verità scomode. La giustizia per le vittime delle grooming gang non è solo una questione legale, ma un imperativo morale che richiede l’impegno di tutti.

Articolo a cura di Martina Massaro.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *