Povertà, analfabetismo, disoccupazione, malnutrizione e debito pubblico. Cosa ha portato l’Africa a diventare protagonista di questa situazione di degrado?
In questo continente, terzo nel pianeta per estensione, circa la metà della popolazione (380 milioni di persone) vive con meno di 70 centesimi al giorno.
Sicuramente le politiche del colonialismo e del neocolonialismo sono andate ad impattare in maniera devastante, con lo sfruttamento delle risorse e della manodopera, su un sistema già arretrato, diviso dalla lotta tribale e senza alcuna istituzione.
Le lotte intestine che continuano tutt’oggi, sono spesso la conseguenza di una divisione territoriale degli stati non dovuta a conformazioni geografiche o a differenze culturali, ma agli interessi economici dell’occidente: la delimitazione dei confini, avvenuta durante il processo di Berlino, a cavallo tra il 1884 e il 1885, non ha tenuto conto delle differenze culturali di tribù che si sono improvvisamente trovate riunite in un’unica nazione.
Tutto ciò non basterebbe però a spiegare la situazione persistente di degrado del continente nero, che vanta le più grandi risorse naturali della terra.
La cattiva gestione di queste ultime, infatti, ha decretato la perdita di una occasione di rilancio irripetibile: l’Arabia Saudita, partendo da una analoga situazione di base, è riuscita, pur dovendo necessariamente affidarsi ad una collaborazione con i paesi occidentali, a migliorare notevolmente la propria condizione.
Il problema di fondo, che ha causato nel corso dei secoli una curva ascendente di degrado e sfruttamento, è il malgoverno.
Lo stesso Obama afferma che “l’Africa non ha bisogno di uomini forti, ma di forti istituzioni”. I Governi locali inesistenti o inani, coadiuvati ad una diffusa passività sociale dovuta anche alla mancata alfabetizzazione, secondo l’opinione della analista di affari globali ed economista di origine zambiana Dambisa Moyo, rendono gli aiuti internazionali inefficaci, in quanto immettendo risorse dall’esterno senza creare internamente alcuna occasione di lavoro, si va a spezzare il sottile equilibrio tra stato e popolazione, senza contare la probabile cattiva gestione dei fondi.
La corruzione però non è sempre autogenerata: dopo la colonizzazione intere nazione si trovarono integrate e sottomesse rispetto a strutture politiche create dagli invasori; così i rappresentanti degli indigeni godevano di vantaggi e ruoli, ma venivano esclusi dalle decisioni politiche effettive.
Un chiaro esempio di influenza occidentale sulla politica africana si ha andando avanti nella storia, con l’omicidio di Thomas Sankara, quinto presidente del Burkina Faso, da parte del suo vice Blaise Campaorè, corrotto da Usa, Francia e Inghilterra, che non vedevano di buon occhio il rifiuto di pagare il debito estero e il tentativo di rendere il paese dalle importazioni forzate.
La domanda sorge allora spontanea: l’Africa è sottosviluppata perché colonizzata o colonizzata perché già sottosviluppata? In tal caso le problematiche citate in apertura non sarebbero altro che solo il sintomo di un disagio ben più profondo e radicato.

Articolo a cura di Gianmarco Bruno

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