Nelle recenti pagine degli articoli di geopolitica sono figurati i cosiddetti “BRICS”, e ogni lettera di tale parola indica uno dei cinque paesi in rapida crescita economica, da cui ne deriva fisiologicamente una forte influenza geopolitica.
La terza lettera dei Brics è la “I” e come avrete già compreso dal titolo dell’articolo stiamo parlando dell’India.
Spesso siamo abituati a pensare che l’India sia un paese povero,per come ce la si pone nei film? Perché è passata alla storia per il paese di Gandhi? Eppure è stata tutta un’illusione.
Secondo Mark Up: “Le previsioni parlano per l’India di una crescita economica con pochi paragoni: +12% all’anno fino al 2025 (contro una media globale del 5%): per allora il subcontinente sarà diventato il terzo mercato al mondo di beni di consumo.”
Da cosa deriva questa ricchezza?
L’India e la sua crescita economica che, come abbiamo visto, in progressione è qualcosa di unico nel mondo dipende dalla grande ricchezza di risorse naturali: ferro, bauxite, cromo, manganese, barite, sali minerali e minerali definiti “terre rare”. L’India, inoltre, ospita 1.531 miniere dai cui estrae 95 minerali tra cui miniere di carbone.
Occorre porre particolare attenzione alle Terre Rare poiché esse sono una componente determinante nell’analisi sulla crescita economica dell’India, in virtù della sempre maggiore importanza che stanno acquisendo nel mercato mondiale.
Ma perché e inoltre, cosa sono?
Le terre rare, per quanto il nome sia fuorviante, sono 17 elementi chimici della tavola periodica che necessitano di molto impegno per essere trovate; infatti, bisogna applicare una procedura intricata, che è l’idrometallurgia e la rarità di tali elementi dipende proprio dalla scarsità della mole estratta a seguito di procedimenti molto più dispendiosi.
Esse sono funzionali a tutto il nuovo settore economico composto quasi esclusivamente di risorse rinnovabili, per passare alle tecnologie militari e aerospaziali, auto elettriche, smartphone, fibra ottica.
Presupposto tale da rendere il PIL dell’India superiore a quello del Regno Unito.
Questi sono solo alcuni dei settori, e ora dopo quanto letto diventano quasi scontati le analisi economiche che vedono l’india sempre in progressione.
Molto meno scontata, a mio avviso, è il prossimo spunto di riflessione: dopo una situazione di parità nel 2020, la popolazione dell’India ha superato la popolazione della Cina e questo va ricollegato alla povertà estrema a cui è costretta il 10% della popolazione. La povertà aumenta disuguaglianze e le disuguaglianze portano con sé una possibile instabilità sociale. In tali casi l’unico fattore che può bilanciare la situazione è il Diritto; infatti, da tempo si parla di un complesso di riforme che dovrebbero permettere di allineare la disparità tra la crescita economica e demografica dell’India.
Veniamo ora alla situazione geopolitica in senso stretto.
Dal punto di vista storico India e Cina non vanno sicuramente d’accordo, basti ricordare la guerra sino-indiana del 1962 per il controllo della parte nordorientale dell’India, il Kashmir.
Tra il 1975 e il 2020 non c’è stata alcuna vittima tra le decine di migliaia di soldati schierati lungo il confine, lungo 3.500 km. Nel maggio 2020 dei violenti scontri nella regione contesa sull’Himalaya hanno portato alla morte di 20 soldati indiani e almeno quattro cinesi. La situazione da allora è rimasta in stallo ma è evidente non sia stabile.
Crescente, invece, è l’aggettivo giusto per definire la relazione commerciali e diplomatiche con gli Stati Uniti e qui occorre ricordare il QUAD, accordo quadrilaterale tra Giappone, India, USA e Australia che viene considerata da Cina e Russia: “la NATO asiatica”.
Come ogni guerra anche il conflitto in Ucraina ha fortemente polarizzato tale situazione, rafforzando il QUAD dal punto di vista interno e aumentando la volontà di contrasto da parte di Russia e Cina nei confronti di quest’ultimo.
Dunque, per concludere possiamo dire che l’India ha tutte “le carte in regola” per potersi sedere al tavolo dei grandi, sotto la grande ala del polo protettivo a stelle e strisce; tuttavia, si necessita di comprendere se sarà in grado di rinnovarsi a livello interno per evitare che la crescita economica culmini con un’implosione sociale interna.
Articolo a cura di Roberto Bonavoglia.
