È venerdì, il sole è calato, torni dall’università̀, prepari una cioccolata calda e la voglia di non di fare altro ti assale. Beh, ecco, questa ero io un paio di sere fa. Era tardi, mi annoiavo e ho deciso di accendere il computer e cliccare su quella bella icona nera con al centro una N gigante rossa. Così mi imbatto in una nuova serie prodotta da Groenlandia dal titolo: “La legge di Lidia Poet”. 

Incuriosita, clicco sul tasto Play e mi imbatto in una scena fighissima, straordinaria, strabiliante…(rullo di tamburi)…il ritrovamento di un cadavere di una ballerina. Detto così pare brutale, però, da qui in poi prende vita la storia.

Il fidanzato della ragazza, figlio di un noto marchese, si rivolge ad un avvocato nonché protagonista della serie: Lidia Poet (interpretata da Matilda De Angelis). Ebbene sì, una donna. Siamo nella  Torino di fine ‘800, e così come nel resto d’Italia, le donne avevano il “solo” compito di generare eredi e di essere regine di casa, senza immaginare, neanche lontanamente di poter accedere ad una professione come quella di avvocato che, per consuetudine e tradizione, era destinata solo agli uomini. Ma poi una ragazza dallo sguardo vivido decide di andare contro gli schemi dettati dalla società; laureatasi con ottimi voti, decide di intraprendere la carriera forense (già̀ esercitata dal fratello Enrico), a scapito di quanto voluto dal padre. Purtroppo, però, una sentenza della Corte d’Appello di Torino dichiara illegittima la sua iscrizione all’albo degli avvocati, impendendole così di esercitare la professione, in quanto DONNA. Lidia, però, non si perde d’animo e mentre prepara il ricorso in Cassazione, decide di lavorare come segretaria nello studio legale del fratello Enrico, il quale, nonostante non approvi la strada intrapresa dalla sorella, non smette di starle accanto e darle fiducia. Prende avvio, così, la storia vera e propria. Lidia ed Enrico (interpretato Pierluigi Pasino) durante tutta la seria si improvvisano dei veri e propri Sherlock Holmes della situazione: indagano su omicidi, si oppongono a sentenze ingiuste…  aiutati, però, dall’affascinante cognato di Enrico, Jacopo Barberis (interpretato da Eduardo Scarpetta), giornalista squattrinato che si innamora di Lidia. 

È una storia di libertà, di passione, che mette in luce il profondo senso di ingiustizia verso le donne, costrette a vivere in un mondo dove la loro figura viene continuamente svalutata e ridotta al solo compito di “essere brave mogli”. Lidia è una donna realmente esistita, il cui personaggio, seppur romanzato, fa evincere la sua determinazione, la testardaggine, la caparbietà che la porta a voler sfidare un mondo dove a prevalere sono gli uomini, gli stessi che cercano continuamente di ostacolarla. Ma lei è più forte. Ama chi vuole, mostra le sue passioni ed il suo desiderio di voler essere libera, in ogni aspetto della sua vita. È fiera di essere una donna e non vuole essere soggetta a limitazioni ed obblighi. 

E’ una serie che mostra una storia, lontana ma anche vicina a noi, piena di aspetti legati alla contemporaneità̀ che dovrebbe portare a far riflettere chi la guarda. 

Articolo a cura di Minerva Freda

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