Che cosa succede quando il potere incontra il dubbio?
Nel film La Grazia, Paolo Sorrentino mette in scena la solitudine di un Presidente della Repubblica chiamato a prendere decisioni che pesano sulla vita e sulla morte delle persone. Tra politica, morale e diritto, il film mostra come l’autorità delle istituzioni possa scontrarsi con la fragilità della coscienza umana.
Una dinamica che trova un sorprendente parallelo nella riflessione di Norberto Bobbio (il “filosofo del dubbio”), che considerava il dubbio non un segno di debolezza, ma uno strumento essenziale di libertà e metodo democratico: un antidoto al dogmatismo e la base per il dialogo, l’apertura mentale e la tolleranza.
La trama
La Grazia, film del 2025 diretto da Paolo Sorrentino, racconta gli ultimi giorni di mandato del Presidente della Repubblica Italiana. L’immaginario Mariano De Santis è un uomo anziano, vedovo e profondamente cattolico, che ha dedicato la propria vita al diritto e alle istituzioni.
Alla fine del suo mandato – nel corso del cosiddetto semestre bianco – si trova davanti a due decisioni estremamente delicate: concedere o meno la grazia a due persone condannate per omicidio e firmare una legge sull’eutanasia. Si tratta di scelte che non rappresentano soltanto atti istituzionali, ma che diventano un problema morale e personale.
Il presidente è costretto a interrogarsi sul significato della giustizia, sulla responsabilità di chi esercita il potere e sul rapporto tra legge e coscienza. Nel film la dimensione pubblica del potere si intreccia continuamente con la vita privata del protagonista, segnata dal ricordo della moglie scomparsa e dal rapporto con la figlia Dorotea.
Gli attori protagonisti
Il ruolo del presidente Mariano De Santis è interpretato – neanche a dirlo – dall’iconico Toni Servillo che – anche in questo caso – riesce a costruire un personaggio complesso e introspettivo: un uomo dall’apparenza rigorosa e distante, un fervente sostenitore della lettera del diritto costituzionale, perciò soprannominato: “cemento armato”. Eppure, il presidente, già illustre giudice, è intimamente attraversato da dubbi profondi. Sguardi, pause e gesti misurati trasmettono allo spettatore quel conflitto interno tra il ruolo istituzionale e la dimensione umana del protagonista.
Accanto a lui, Anna Ferzetti che interpreta il ruolo della figlia Dorotea. Un personaggio che rappresenta, nei momenti più significativi, la voce critica e razionale, al punto da riuscire a mettere in discussione le certezze del presidente, fino a riportare il padre a considerazioni di valore umano e morale, prima ancora che politico e giuridico.
| “Servillo dona al personaggio una gravitas tale che basta un minimo cambiamento d’espressione per catturare l’attenzione.” — The Wall Street Journal |
Le recensioni della critica
Presentato alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, il film ha attirato l’attenzione della critica internazionale.
Molti recensori hanno sottolineato come l’opera sia soprattutto una riflessione sulla responsabilità morale di chi detiene il potere. Lo stile visivo elegante e la costruzione psicologica del protagonista sono stati particolarmente apprezzati.
| “La Grazia è un film elegante e raffinato, riflessivo ed enigmatico.” — The Guardian |
| “La Grazia è un elogio della maturità e di quelle figure sagge che spesso diamo per scontate”, un film che “si manifesta in un’immagine struggente: una lacrima che galleggia nello spazio, sospesa tra fragilità e leggerezza”.— The Wall Street Journal |
Sul piano politico e giuridico
Dal punto di vista politico e giuridico, La Grazia offre uno spunto interessante per riflettere sul ruolo del Presidente della Repubblica.
Nel sistema costituzionale italiano, infatti, è prerogativa del Capo dello Stato concedere la grazia, cioè di ridurre o annullare una pena per motivi umanitari o di giustizia. Il film mostra come questa decisione non sia mai puramente tecnica: dietro ogni atto giuridico esiste sempre un dilemma morale.
Il presidente De Santis è costretto a bilanciare la legge, la compassione e la responsabilità verso la società. Inoltre, la questione della legge sull’eutanasia sollecita la riflessione su un tema attuale nel dibattito pubblico: il rapporto tra diritto, etica e libertà individuale.
In questo senso, il film di Sorrentino va oltre il racconto politico e si propone come una riflessione sul vero significato del potere: non come privilegio, ma come responsabilità.
A cura di Martina Miceli
