In tempi di guerra l’ultima cosa che dovrebbe destare scalpore è una richiesta di pace, in quanto è la soluzione migliore per evitare le conseguenze fisiologiche di un conflitto a fuoco, cioè una crisi sociale, economica e politica.

Tuttavia, assume particolare rilevanza chi ha mosso questa richiesta e le motivazioni.

“Dopo un anno di guerra tra russi e ucraini è venuto il tempo della pace. Il nostro impegno è rivolto a un cessate il fuoco che avvenga quanto prima.”

Queste sono le affermazioni realizzate dal leader ungherese Viktor Orban, che sin dall’inizio della guerra è rimasto fedele alla propria linea politica e geopolitica, cioè del “No” all’invio di armi a Kiev.

La vicinanza di Orban a Putin non è certo una novità, però non bisogna dimenticare che l’Ungheria è membro della NATO, dell’OCSE, del Gruppo di Visegrád e dell’Unione Europea, nella quale è entrata il 1º maggio 2004; ha inoltre firmato gli accordi di Schengen.

Per la prima volta, dunque, un paese formalmente filoccidentale e membro della NATO chiede ufficialmente la pace.

Questo evento non è da sottovalutare e questa presa di posizione di Orban è coerente con quanto fatto da lui da un anno a questa parte.

Infatti, ad esempio, il leader ungherese circa un mese fa aveva aspramente criticato gli altri paesi occidentali in relazione al continuo invio di armi a Kiev.

“La terza guerra mondiale è ormai alle porte a causa della febbre da guerra dei leader occidentali” aveva sottolineato Orban, che ieri con l’appoggio di tutto l’esecutivo ha trasformato le sue provocazioni al Patto Atlantico in una richiesta formale di pace, che mette in difficoltà Washington, in quanto la richiesta proviene da un paese membro della NATO.

Il testo della risoluzione adottata dall’esecutivo di Budapest si focalizza sulla promozione di una tregua, parziale, per poi arrivare ad una pace, perpetua, con l’aiuto delle istituzioni europee.

Per quanto sia innegabile la buona fede di Orban, viene difficile pensare che gli altri leader europei cessino da un giorno all’altro di inviare armi e intavolino una riunione in cui l’UE dovrebbe porsi come mediatore tra Kiev e Mosca.

Sarebbe decisamente poco credibile e non credo che Putin apprezzerebbe tale presa in giro.

Innegabile è l’importanza del gesto ungherese, in virtù delle ragioni sopracitate.

L’Ungheria incarna un po’ ciò che avrebbe dovuto fare l’Europa, restare legata ad entrambi le nazioni in guerra per evitare un crollo dovuto ad una dipendenza energetica e commerciale, sia da Mosca che da Kiev, tenendo conto dei rapporti con la NATO. 

D’altro canto, però, era da evitare un coinvolgimento così irrazionale da interrompere il fondamentale legame energetico con Mosca e inviare armi a Kiev ininterrottamente, facendo svanire la possibilità di prendere un posto rilevante nel panorama geopolitico, a differenza di quanto fatto da Ungheria e Turchia.

Articolo a cura di Roberto Bonavoglia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *