Era uno degli appuntamenti più attesi, per la scena politica, di questo inizio 2023, e certamente rappresenterà un crocevia determinante per il futuro prossimo e remoto del Partito democratico.
Dopo le dimissioni post elezioni politiche dello scorso settembre da parte di Enrico Letta, domenica 26 febbraio si sono svolte le primarie per eleggere il nuovo segretario dem.
Dopo una lunga fase di consultazioni interne e l’esclusione, consequenziale al voto nei circoli, di nomi di spicco del partito quali l’ex presidente Gianni Cuperlo e l’ex ministro dei trasporti Paola De Micheli, il momento del voto ha rappresentato l’epilogo del confronto fra Elly Schlein, deputata trentasettenne, e Stefano Bonaccini, attuale governatore dell’Emilia Romagna.
Al programma politico maggiormente ancorato alle tradizionali e storiche vedute della “Sinistra italiana” (tra le altre: riduzione del cuneo fiscale, questione salariale, creazione di posti di lavoro nel Mezzogiorno, rielaborazione del piano pensionistico e contributivo, revisione di obbligo ed intero sistema scolastico) elaborato da Bonaccini, si è contrapposto il programma maggiormente progressista e attento alle esigenze delle nuove generazioni (da annoverare: ius soli, diritti lgbt+, legalizzazione della cannabis, femminismo intersezionale) ad opera della Schlein.
E’ stata proprio quest’ultima a prevalere la scorsa domenica, al termine di una tornata elettorale certamente destinata a rimanere negli annali.
Per la prima volta nella storia, alla guida di un partito di sinistra, la scelta è ricaduta su una donna, ma non è tutto: mai, prima delle recenti primarie, il voto dei gazebo (ovverosia il voto esprimibile, giustappunto presso i gazebo dislocati nelle varie piazze d’Italia, anche da chi non è ufficialmente iscritto al partito) era risultato così “pesante” e decisivo. Nonostante il voto nei circoli avesse decretato un importante vantaggio per Bonaccini, proprio l’espressione dei non tesserati ha nettamente premiato la Schlein, risultando determinante per la sua vittoria finale.
Raramente, inoltre, si era avuto un responso così divisivo: se le isole e il Meridione hanno nettamente appoggiato Bonaccini, il favore del Centro-Nord e delle grandi città -a dire il vero, anche del Sud- ha invece sposato le idee della deputata dem.
Ma, cosa può lasciare intendere questa vittoria?
Che sia il preludio di un nuovo protagonismo del PD nell’esplicazione del suo ruolo di opposizione al governo di centro-destra, o l’inizio della fine dell’esperienza partitica dei democratici?
Difficile, d’altro canto, predire una via di mezzo: il contesto storico-politico che caratterizza il nostro tempo e la peculiare personalità della nuova Segretaria eletta non suggeriscono il contrario.
Laica, cosmopolita, compagna di una donna; è così che la Segretaria eletta, in tempi non sospetti, si è volutamente presentata, quasi non troppo velatamente a cercare una netta opposizione a quella donna, madre, cristiana che attualmente ricopre la carica di Presidente del Consiglio.
Sono diversi i punti che nettamente dividono la Meloni e la Schlein: una propensa a limitare e disciplinare strenuamente l’immigrazione clandestina, l’altra decisamente favorevole “ad aprire i porti”; la prima fortemente contraria alla legalizzazione delle droghe leggere, l’altra che di tale eventualità ne ha fatto un punto nevralgico della propria campagna elettorale; l’una poco interessata alle politiche di genere, tanto da farsi chiamare IL presidente, l’altra decisa “ad abbattere il patriarcato”.
Non sorprendono, dunque, le parole che la deputata naturalizzata svizzera e con cittadinanza americana ha rilasciato a caldo nel commentare la propria vittoria: “Saremo un bel problema per il governo di Giorgia Meloni”.
Proprio questa netta e voluta contrapposizione con l’altro grande leader dell’attuale scena politica italiana, potrebbe, interpretando il dato restituito dalle recenti primarie ed il gran ruolo ricoperto dal voto dei gazebo in queste ultime come un forte appoggio da parte di quell’elettorato non apertamente schierato ed estraneo alle logiche di partito, rappresentare la potenziale forza della Schelin, e la possibilità per quest’ultima di guadagnarsi il ruolo di contraltare della Meloni e delle sue idee politiche in un restaurato bipolarismo perfetto; specie se la deputata riuscisse a sfoggiare doti diplomatiche tali da determinare la riunificazione del proprio partito attorno alla sua figura, conquistando anche il favor di chi attualmente sposa la visione politica del suo falsus amicus Bonaccini.
Non è scontato tuttavia, che ciò accada.
In un partito storicamente diviso e organizzato in “correnti” quale il PD, non può certo essere sottovalutato l’attuale “stato dell’arte”: la leadership interna vantata da Bonaccini, così come testimoniato dalle urne dei circoli.
Inoltre le politiche certamente innovative, ma poco attente alle problematiche maggiormente sostanziali e meno ideali attualmente fronteggiate dai vari governi su scala mondiale (crisi energetica; inflazione consistente), lasciano lecitamente sorgere più d’un dubbio sulla possibilità che la Schlein possa concretamente ergersi a leader del proprio partito e dunque rappresentare una carismatica ed autorevole voce, espressione di una solida opposizione in Parlamento.
Dunque, cosa può lasciare intendere questa vittoria? Ai posteri l’ardua sentenza.
Certa, indubbiamente, rimane la consapevolezza della crucialità di questo responso elettorale, e di quanto l’operato della neo-Segretaria giocherà un ruolo fondamentale per il futuro della Sinistra Italiana.
A cura di Giuseppe Vito Distefano e Mariafrancesca Pepe

Un articolo preciso e puntuale analisi politica asettica e precisa hai dimenticato solo Che ha fatto la campagna elettorale Obama il che può significare tanto o nulla. La domanda con lei saremo ancora più dipendenti dall’America.