Non sarei mai andato a parlare con Zelensky, perché stiamo assistendo alla devastazione del suo paese e alla strage dei suoi soldati e dei suoi civili.
Bastava che cessasse di attaccare le due repubbliche autonome del Donbass e questo non sarebbe accaduto, quindi giudico, molto, molto negativamente il comportamento di questo signore”.
Queste le parole del leader di Forza Italia Silvio Berlusconi, in risposta alla domanda circa l’esclusione del presidente del consiglio Giorgia Meloni da un incontro privato tra il presidente francese Macron, il cancelliere federale Olaf Scholz e il sopracitato presidente dell’Ucraina.
Dichiarazioni dal peso specifico indubbiamente elevato che potrebbero celare insidie su più fronti: da un lato si rischierebbe di scalfire la compattezza della neonata coalizione di governo, dall’altro di creare uno spiacevole precedente prima della Conferenza di Monaco, a cui parteciperanno quaranta capi di stato e più di novanta ministri, uniti per fare il punto proprio sulla guerra in Ucraina; la conferenza infatti è il palcoscenico ideale per programmare le azioni che, coordinatamente, verranno poste in essere nella seconda fase del conflitto.

Appare pleonastico sottolineare come la scena politica italiana non sia rimasta indifferente a tutto ciò. A distanziarsi dal pensiero di Berlusconi infatti non è stata solo l’opposizione, ma anche e soprattutto la maggioranza. Spiccano le parole del ministro dell’interno Piantedosi, per cui non c’è nessun ripensamento al sostegno “all’Europa, alla Nato e all’Ucraina”, e del ministro dell’agricoltura Francesco Lollobrigida che afferma che “Forza Italia sostiene tutte le scelte che sta facendo il Governo Meloni, quindi non vedo polemiche”.
A spostare la discussione dal piano politico-ideologico a quello giuridico è Antonio Tajani, ministro degli esteri e uomo esecutivamente di punta di Forza Italia, che al Luiss Diplomatic Forum ha sottolineato come le armi inviate non siano un attacco alla Russia, ma una violazione alle norme di diritto internazionale a cui l’Italia sta rispondendo: il problema sono le decisioni della leadership russa, non il popolo russo.
Lo stesso Tajani tornerà sull’argomento tentando di placare il vespaio polemico sviluppatosi:”Contano i fatti e i voti: Fi non ha mai avuto esitazione nel sostegno a Kiev già nella passata legislatura e anche in sede Ue”, oltre che tentando di difendere la figura del leader del suo partito :”Berlusconi è uomo di pace, non ha mai difeso Putin, il suo messaggio era <>”.
Meno clemente con queste clamorose dichiarazioni è stato il PPE, con la dichiarazione avvenuta con un Twitt: “Il gruppo del Partito popolare europeo respinge fermamente le dichiarazioni di Berlusconi sull’Ucraina”, a cui si aggiunge l’intervento del vicepresidente del gruppo dei Socialisti e Democratici Pedro Marques, applaudito inoltre dal presidente del PPE Weber.

Le parole del cavaliere, prese isolatamente e senza gli interventi della maggioranza, potrebbero far pensare ad una apologia a Putin.
Con, sullo sfondo, un contesto in cui il numero uno di Forza Italia appare sempre più isolato, con una perdita di consensi sottolineata dagli esiti delle elezioni regionali;
con il tanto vociferato quanto incombente “piano Valchiria” della Meloni, la domanda sorge spontanea: é stata una debacle mediatica o una (contro)dichiarazione di intenti, che prelude ad un canto del cigno del quattro volte presidente del consiglio?

A cura di Gianmarco Bruno

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *