Potrebbe sembrare il titolo di una delle più belle leggende contemporanee, eppure la scelta programmatica del neo-governo guidato da Giorgia Meloni di modificare la norma che disciplina il “bonus cultura”, sembra non aver convinto i più. Introdotto dalla legge di bilancio del 2016, firmata dall’allora Presidente del Consiglio Matteo Renzi, il bonus consente a chi compie la maggiore età nell’anno corrente di percepire un’indennità di 500 euro da poter spendere in libri, biglietti per spettacoli teatrali, concerti, allo scopo di avvicinare i giovani al mondo della cultura.

 Non è stata infatti soltanto l’opposizione a contrastare questa proposta: in primis il Partito democratico, il cui unico scopo, sembra ormai essere quello di condannare qualsiasi mossa, frase o parola che provenga dalla componente del Governo; quanto una forte critica arriva proprio da chi è stato o dovrà essere il destinatario di questo plus economico.

Bisogna premettere che, come spesso accade da quando la fonte principale di notizie sono diventati i social media, vi è stata un’iniziale confusione sulle reali intenzioni del Governo, che, è importante ribadire, come già chiarito dal Presidente Meloni, non intende abolire questa norma, ma modificarla in alcuni dei sui aspetti essenziali. “Il ministro della cultura Sangiuliano è già a lavoro per ridefinire i campi di applicazione del bonus 18app” ha dichiarato Giorgia Meloni, nel suo appuntamento settimanale con cui tramite un video pubblicato su tutte le piattaforme social, aggiorna gli italiani sugli ultimi provvedimenti del Governo.

La novità principale riguarda gli effettivi percettori del bonus: è intenzione del Governo limitare la possibilità di riceverlo soltanto a quei ragazzi il cui reddito familiare sia al di sotto di una certa soglia ancora da definire; la ratio sarebbe, come spiegato dal Presidente del Consiglio, evitare uno spreco di risorse che andrebbero indirizzate su altro, e agevolare solo chi, per comprovate esigenze, non ha la possibilità di favorire di tante opportunità per arricchire il proprio bagaglio culturale.

Seppur mossa (probabilmente?) dalle migliori intenzioni, questa iniziativa non fa altro che ricalcare il divario socio-economico che, soprattutto nelle giovani generazioni, è spesso causa di frustrazione, invidia e pregiudizio; forse non si pensa a quanto una misura del genere possa impattare le vite dei più giovani: per molti si tratta di un banale sostegno economico che in non poche circostanze in questi anni, è stato convertito illegalmente in denaro liquido di cui poter disporre liberamente, violando di fatto lo scopo principale di questo strumento. Ma in realtà per altri, questo seppur effimero sostegno economico ha rappresentato una prima prova di indipendenza e autogestione: imparare a dover gestire del denaro, decidere quali siano le priorità, per altro con un raggio d’azione ben poco ampio, non è cosa da poco, specie se hai 18 anni e ogni tuo desiderio dipende dalla volontà dei tuoi genitori o di chi ne fa le veci. Quello che probabilmente sfugge al Governo è che il desiderio di indipendenza, la voglia di iniziare a dimostrare di essere capaci di poter prendere delle decisioni “importanti”, non riguarda solo quei ragazzi che provengono da famiglie con un basso reddito. Dunque, limitare la possibilità di usufruire di questo bonus a una sola fetta dei neomaggiorenni non è forse un discrimen troppo grande, figlio di una cattiva gestione dei fondi pubblici, e che per l’ennesima volta colpisce chi non ne è responsabile?

A cura di Mariafrancesca Pepe

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