“È passato ormai un anno dallo scoppio della guerra in Ucraina.”
Questo è quanto sontuosamente viene sancito dalla maggior parte delle testate giornalistiche, oggi 24 Febbraio 2023.
Eppure, non appare più una novità che si tratti di un’affermazione falsa.
In ogni conflitto o controversia geopolitica, così come tutte le questioni trattate fino ad ora, vi sono più cause e più circostanze, dovuti a molteplici interessi in gioco, che portano ad una situazione che possiamo tendenzialmente definire attuale.
La guerra in Ucraina non inizia nel 2022, bensì nel 2004 con un tentato “golpe di stato” probabilmente finanziato da forze oltreoceano, al fine di mutuare la strategia e la direzione geopolitica della “neonata” Ucraina. Neonata perché, essa è sempre stata un paese dipendente dall’URSS e raggiunge la propria indipendenza solo nei primi anni ’90, rimanendo lo stesso nell’orbita della Russia, a seguito della caduta del regime sovietico.
Il golpe del 2004 non va a buon fine, infatti passa alla storia come un tentativo, a differenza del 2014, in cui il Golpe riesce.
Euromaidan, una serie di manifestazioni filoeuropee del 2013, culmina con il Golpe del 2014, realizzato però dalle frange di estrema destra ucraine, i Pravij Sektor.
Dopo di ciò l’interro assetto del paese cambia.
Ma come?!
La patria dei diritti civili sostiene un Golpe realizzato dai nazisti?
Eppure, si tratta solo dell’ennesimo paradosso occidentale.
La tensione, sebbene fisiologicamente prevedibile dopo un golpe, è alle stelle.
Questo è dovuto dal passaggio dell’Ucraina da una visione che potremmo definire russo-centrica ad una visione filoccidentale.
Innegabile è, dunque, lo spaccato sociale che si genera nel paese, tra le ex forze indipendentiste che gioiscono dell’allontanamento dalla Russia e una gran parte di popolazione che si proclama come russa e non ha alcuna intenzione di rinunciare alla propria cultura.
Esempio lampante di ciò è il Donbass, regione che si trova nella parte orientale della regione e proclama la propria indipendenza da Kiev a seguito del Golpe, ancora oggi divisa in due differenti repubbliche, Donetsk e Lugansk.
L’autodeterminazione dei popoli a cui tanto è affezionata l’ONU resta però un qualcosa meramente sancito su pezzi di carta che concretizzano le istanze liberali, tanto da schierarsi contro il Donbass, imprevisto fastidioso ad un piano architettato molto bene dai lobbisti a stelle e strisce.
Il conflitto interno è tragico, e uno degli episodi più macabri, non passato alla storia perché inconveniente, è il massacro di Odessa avvenuto il 2 Maggio 2014, con. 42 morti e 174 feriti.
La colpevolezza, sebbene di questa strage a parlarne siano davvero in pochi, è da attribuire al Battaglione Azov, componente del Pravij Sektor, vi ricorda qualcosa?
Si giunge poi al Trattato di Minsk, che solo formalmente sancisce un “cessate il fuoco”, che però non verrà mai attuato durante gli 8 anni che precedono la reazione russa.
Fiumi di inchiostro, destabilizzazioni interne e chiacchiere in salotti borghesi sono già state eccessivamente spese in relazione a tale conflitto, cerchiamo infatti di dargli una prospettiva nuova, non russa, non americana ma europea.
All’articolo 11 della nostra Costituzione è sancito il ripudio della guerra da parte del nostro paese, eppure continuiamo incessantemente ad inviare armi per aumentare il profit delle lobby di armi americane, che operano a livello transnazionale.
Questa guerra ci ha privato di un’importante alleato energetico e, inoltre, di uno dei primi fornitori mondiali di materie prime.
Ovviamente stiamo parlando della Russia.
Possiamo quindi pacificamente affermare che il conflitto ucraino sta logorando, oltre a Mosca e Kiev, soprattutto l’Europa e le sue istituzioni, che restano inermi al graduale peggioramento della situazione, nonostante essa abbia già provocato imponenti danni sociali ed economici, percepiti con una intensità maggiore poiché avvenuti immeritamente dopo Covid.
Infine, cerchiamo di fare chiarezza.
Putin ha invaso l’Ucraina a seguito delle provocazioni NATO nella regione, in quanto se l’Ucraina fosse entrata nella NATO, Mosca avrebbe avuto il proprio nemico principale immediatamente fuori il proprio cancello.
Immaginiamo ora la situazione inversa.
La Russia che vende i propri armamenti a Cuba, come reagirebbero gli U.S.A. secondo voi ad avere il nemico a due passi? Non serve molta immaginazione, poiché è quanto successo nel 1962.
C’è un provocatore e un provocato, eppure il nostro continente sta risentendo più di tutti in questa guerra, continuando ciecamente a sostenere il provocatore e, così facendo, allontanandolo sempre di più dal provocato.
La guerra fa schifo perché toglie il dono della vita all’essere umano e proprio per questo va immediatamente cercata una pace.
Pace, che andava cercata già nel 2014 e si vedono ora le conseguenze di questa mancata ricerca.
L’Unione Europea dovrebbe smettere di ascoltare i diktat occidentali e, come la Turchia, dovrebbe spingere per una risoluzione diplomatica ed imminente al fine di salvare vite e scongiurare l’allargamento del conflitto che potrebbe culminare con la terza guerra mondiale. (Allargamento probabile che si sta già concretizzando in Moldavia e in Georgia)
Carl Schmitt diceva “La guerra dell’inimicizia assoluta non conosce alcuna limitazione”. Trova il suo senso e la sua legittimità proprio nella volontà di arrivare alle estreme conseguenze.
La sola questione è dunque questa: esiste un nemico assoluto? Chi è in concreto?
L’Europa non vuole la guerra e dovrebbe, nell’interesse del proprio popolo, scogliere la procura del provocatore.
Articolo a cura di Roberta Bonavoglia.
