Il conflitto tra Israele e Palestina è, di sé per sé, un conflitto irrisolvibile. Comprendere il Medio Oriente è qualcosa di estremamente complicato poiché rappresenta ciò che in geopolitica viene definita una “polveriera”; con questo termine si intende una zona geografica all’interno del quale confluiscono numerose culture, conseguenze naturali di spaccati religiosi diversi.
Il conflitto israelo-palestinese trova la sua profonda radice nella Storia, in particolare nella prima metà del 900 in cui la caduta dell’impero ottomano (1922) e l’ascesa al potere Mustafa Kemal, passato alla storia come Ataturk, padre dei turchi, ha portato con sé un’ondata di modernità e di riassestamento del popolo neo-ottomano.
L’impero ottomano non è mai caduto, ha cambiato abito, e lo fa dall’antichità al fine di presentarsi nello scacchiere geopolitico con il vestito e la strategia migliore.
L’abito non fa il monaco, ma lo contraddistingue, e la Turchia nel cambiare veste a seconda dell’epoca storica, è riuscita sempre a fare la mossa giusta. Dal Tanzimat, complesso di riforme volto alla modernizzazione istituzionale e sociale della neonata Turchia, alle attuali strategie sulla guerra in Ucraina di Erdogan.
Ataturk ha studiato a Londra prima di aderire alla Giovane Turchia, movimento neo-ottomano ispirato alla Giovane Italia mazziniana, lui si è posto come l’esportatore della brezza occidentale; tuttavia, l’impero decaduto e le riforme radicali, necessitavano di ingenti capitali monetari, cosicché quelli che erano i territori dell’impero ottomano vennero “venduti” ai migliori offerenti.
I migliori offerenti erano un popolo ricco, considerato l’eletto per vivere in quella terra, un popolo di banchieri, in cui erano presenti tutte le garanzie per permettere ingenti capitali alla Turchia, e il buon fine dei trasferimenti. Stiamo parlando di sacche di ebrei russi che, approfittando dell’ignoranza contadine palestinese, hanno avuto la meglio dopo il fallimentare tentativo dei famosi Rothschild, di accaparrarsi la Palestina, attorno al 1882.
Il fine perseguito dal popolo ebraico era il trasferimento di tutte le sacche ebraiche, all’epoca sparse nel mondo, in quella che loro consideravano la “la Terra Promessa”: la Palestina.
La visione sionista della vita prevede dunque l’annientamento del popolo palestinese, visto come un fastidioso parassita.
I giovani turchi per assecondare i sionisti che li sostenevano economicamente e permettevano alla Turchia di cambiare abito nello scacchiere geopolitico attraverso le riforme sopracitate, hanno permesso l’immigrazione ebraica in Palestina e la nascita dello stato di Israele, a discapito di un popolo semplice, povero ed incapace inizialmente di comprendere la presenza nella propria Patria di ospiti non desiderati.
Osservando la situazione da un punto di vista diverso, quello palestinese, con la caduta dell’imperio ottomano è stato tolta l’istituzione principale ad un popolo fortemente sottosviluppato, e fu così che si arrivò al Mandato britannico in Palestina che terminò nel 1948, anno in cui nasce Israele.
La situazione è piuttosto chiara, il popolo palestinese è stato governato dall’élite borghese dell’Inghilterra, che per quasi 30 anni ha permesso agli ebrei un fondamentale ed istituzionale “lascia passare” in Palestina. Ebrei che, inoltre, stavano trasferendo ingenti quantità di denaro alla neonata Turchia, che si sdebitava permettendo ai sionisti di immigrare nella “Terra Promessa”, appartenente al decadente impero ottomano e momentaneamente in gestione inglese.
Popolo contro elite, Palestina contro Israele.
Dal 1948 Israele cerca di cancellare il popolo palestinese, popolo che si è visto rubare la propria patria da uomini in giacca e cravatta provenienti dalla Russia o dall’Europa, con l’unica colpa di non essersi resi conto di costa stava accadendo nella prima metà del XX secolo.
Popolo contro oppressore, sassi contro carri armati dal 1948 e le varie Intifade, le rivolte palestinesi agli oppressori.
Stiamo parlando di una guerra molto più ampia e profonda della guerra in Ucraina, una guerra nel cuore del Medio Oriente che va avanti da 70 anni, eppure si è parlato più dell’Ucraina in un anno che del popolo palestinese dal 1948 ad oggi.
Non esistono guerre di serie B amici occidentali, non esistono popoli inferiori ad altri e morti più rilevanti di altre.
La guerra in Palestina è più vicina alle questioni europee di quanto si pensi, e la Striscia di Gaza è geograficamente vicina a Roma, più o meno quanto Kiev.
A cura di Roberto Bonavoglia
