A poco più di un anno di distanza dal suo ultimo album “GVESVS”, venerdì 13 gennaio Guè ha rilasciato il suo nono disco da solista, “Madreperla”. Interamente prodotto da Bassi Maestro, nome d’arte di Davide Bassi, l’album è composto da 12 tracce per poco più di mezz’ora di ascolto, al cui interno troviamo 9 featuring. Vediamo alcune tracce.
“Prefissi”
Il disco si apre con “Prefissi”, pezzo dalle sonorità quasi vintage, in cui il rapper mette in rima alcuni prefissi telefonici internazionali con storie riguardanti l’artista stesso. Già dalla prima canzone possiamo notare una caratteristica che accompagnerà tutto il disco: il flow degno di ammirazione e scanzonato, unico e immediatamente riconoscibile marchio di fabbrica di Guè.
“Cookies N’ Cream” feat. ANNA, Sfera Ebbasta
Traccia numero quattro, per alcuni il miglior pezzo dell’album, per altri un flop totale. La canzone si rivela un esercizio di stile, in cui i tre artisti vengono messi alla prova da una base caratterizzata da una sonorità trap rivisitata con un sound anni 2000. Credo che la sentiremo molto presto in tutti i trend di TikTok.
Need U 2Nite feat. Massimo Pericolo
Una canzone malinconica, piena di sentimenti e d’amore. Massimo Pericolo si adatta benissimo al mood del pezzo, il cui beat è stato ottenuto campionando “Stay With Me Till Dawn” di Judie Tzuke. Se “Cookies N’ Cream” ci riportava alle sonorità anni duemila, in questo caso Bassi Maestro crea una perfetta atmosfera anni ’80.
Free feat. Marracash, Rkomi
Il pezzo forse più profondo dell’album, in quanto i 3 artisti riflettono in maniera per niente banale sui temi più controversi e dibattuti degli anni venti del ventunesimo secolo: dal movimento Black Live Matters al body shaming. Marracash canta il ritornello e Rkomi ci regala una strofa che ci ricorda l’attitudine di Mirko all’inizio della sua carriera da cantante. Per me il più bel brano più bello del disco.
Lontano dai Guai feat. Mahmood
Con Mahmood, Guè mette a nudo le sue fragilità. Un pezzo dalle sonorità più pop, che ci dimostra la maturità del rapper, capace di adattare le sue strofe a ogni contesto musicale e soprattutto sopra ogni beat. È la classica canzone da ascoltare nel chill, magari con una luce soffusa, prima di dormire.
Dare una risposta alla domanda nel titolo risulta davvero difficile, soprattutto dopo pochi ascolti. Indubbiamente è un progetto curato in ogni minimo dettaglio: featuring azzeccati, durata giusta e produzione degna di nota. Tutto questo però basta per rendere il disco all’altezza dell’immensa carriera musicale di Guè? Sicuramente in Madreperla si può scavare nei suoni, ma soprattutto nei testi, trovando citazioni letterarie, storiche, cinematografiche e artistiche. E in questo il rapper ci ha sempre abituato bene, col suo ideale del rap come “cinema di strada”. Però forse in Madreperla troviamo quella sensualità nel raccontare sé stessi come non aveva fatto nei suoi lavori precedenti (“GVESVS” e “Fast Life 4”, già di più in “Sinatra”), e forse nei suoi 20 anni di carriera; il tutto mescolato con incastri perfetti e rime stratosferiche. È il miglior disco di Guè? Forse no, o comunque è troppo presto per stabilirlo. È uno dei migliori dischi di Guè? Secondo me sì, non posso non metterlo nella mia personale top 3 dell’artista.
a cura di Luigi Stelo
