Jenna Ortega, 20 anni, è Mercoledì (Addams) nella nuova serie Netflix diretta da Tim Burton.
La serie è un teen drama incentrato sul periodo passato dalla primogenita di Gomez e Morticia Addams presso la Nevermore Academy, istituto frequentato in passato anche dai suoi genitori.
Qui assisteremo ai tentativi della giovane di controllare i suoi poteri paranormali, di sventare una mostruosa serie di omicidi che terrorizzano la comunità locale e di risolvere il mistero che ha coinvolto i suoi genitori 25 anni prima; tutto questo mentre esplora le nuove e complicate relazioni alla Nevermore.
Ed è proprio qui che risiede la forza del mistery: questi personaggi vivono nell’ombra, in un microcosmo sociale che ha le stesse gerarchie di un normale liceo, ma che individua nella cattura del mostro lo stimolo per fare comunità, riconoscere i propri pregi e affrontare i propri demoni.
La serie, infatti, non vuole raccontare la discriminazione di chi si ritrova ad appartenere ad una minoranza per uno scherzo del destino, ma la fierezza di chi volutamente sceglie di discostarsi dalla massa per vivere appieno la propria individualità.
Ortega è riuscita nella sua performance a tratti inarrestabile, la serie nel suo insieme è sì inquietante, ma al punto giusto, e lo stesso può dirsi di Mercoledì: per questo siamo tutti pazzi di lei.
Quello che amiamo di questo personaggio è la sua forza, il suo black humor,la capacità di essere l’unico membro della famiglia ad avere un contatto con la realtà e a non subirne il fascino della paura.
La protagonista è accattivante, carismatica, reietta, vero, ma, in fondo, molto popolare: fa strage di cuori e si circonda (suo malgrado) di molti amici, tutti elementi che, nel linguaggio dei teen drama, denotano successo. Aggiungiamoci poi che questa mercoledì è molto più “socialmente accettabile” della sua versione anni ’90: suona il violoncello, tira di scherma, scrive e legge, ha il sarcasmo giusto per fare dissing su Twitter.
Mercoledì è la stramba che ce l’ha fatta, la ragazza “out cast” che se ne frega del consenso e ogni sua frase è una vendetta contro l’idiozia.
Il miglior talento della protagonista, infatti, è la parola: diretta, senza peli sulla lingua schietta e tremendamente vera. «E il bello», dice Burton «che Mercoledì si sente reietta tra i reietti».
Ed è proprio la protagonista che, a fine serie, ammette di essere una reietta, ma non per questo di importarsi del parere degli altri.
Questa nuova versione di Mercoledì ci insegna che essere dei reietti, cioè quando veniamo considerati anormali o che si possiede qualcosa di anormale, indescrivibile; di fregarcene e avere quella capacità di andare oltre a tutto quello che la società ci impone.
Mercoledì trasmette quel senso di anticonformismo, considerandola come la consacrazione della libertà dell’unicità e dell’intraprendenza.
L’essere reietti alla fine non è cosi male, o no?
A cura di Dea De Angelis
