Può un’opera di Raffaello, di Dalì, di Michelangelo e così via essere paragonata alle Bored Apes? La differenza fra queste opere è solo il pennello la cui linea ha disegnato le prime o c’è di più?
Se non l’avete ancora capito, oggi si parla di NFT e Arte. Ad aiutarci abbiamo chiamato uno studente Luiss, nonché e soprattutto imprenditore: Edoardo Maria Bisignani, COO di “Vision”, società che propone una soluzione di design innovativa per esporre le opere d’arte del futuro, i c.d “art-NFTs”. Essendosi interessati dapprima della blockchain e successivamente delle sue applicazioni, NFT su tutte, Edoardo e gli amici e colleghi Francesco De Santis, Filippo Catania e Marco Belvedere, hanno trovato in questa tecnologia applicata alle opere d’arte un connubio perfetto tra innovazione ed arte: in un periodo in cui il progresso tecnologico accelera i tempi e ritmi del vivere quotidiano, rimane quel bisogno innato di riflessione e di contemplazione verso la bellezza di un’opera. Non solo gli art-NFTs sono la tela o il blocco di marmo su cui “lavora” l’artista moderno, ma anzi facilitano e rendono le transazioni più sicure, soprattutto sotto il profilo informativo.
Se quindi oggi l’arte non è più prendere il pennello o lo scalpello, ma il pencil o il programma apposito e gli art-NFTs costituiscono la nuova corrente artistica destinata a caratterizzare la seconda metà XXI secolo, ecco perché Vision propone le cornici apposite per questi quadri così da poter vedere tali opere non solo attraverso lo schermo di uno smartphone o di un tablet, ma possano essere esposti come oggi avviene con un’opera analogica. Ad oggi infatti non esiste progetto, almeno in Europa, per permettere di fornire un adeguato contesto ad un’opera NFT. Insomma oggi avere un Beeple o un Picasso in casa sarà questione di gusti.
E quindi è così? La risposta alla domanda è che sono tutte opere d’arti uguali solamente incastonate in momenti diversi nella linea del tempo? E ancora, le opere NFT quindi sono anche opere dell’ingegno?
A dire il vero si possono avanzare due riflessioni.
La prima, è che in generale la compravendita di un NFT è mossa da fini più “alti” di quello speculativo.
La seconda è che non per forza le opere d’arte sono opere dell’ingegno. Se infatti il processo di creazione di NFT non presenta alcun aspetto di creatività e pertanto la natura di opera dell’ingegno non può essere attribuita, non per questo l’NFT non può essere considerato un’opera d’arte: quando si parla di “arte” si parla di un costrutto sociale di per sé “estraneo” a nozioni giuridiche quali la “creatività”. Pertanto, laddove l’espressione creativa coincideva con un’opera considerata «artistica» a livello culturale e sociale, oggi invece vi sono dei casi, in cui questa concomitanza viene meno. Si pensi all’arte contemporanea, che privilegia l’idea rispetto alla sua estrinsecazione, con una forte distonia con un sistema incentrato sul carattere creativo della forma espressiva. Insomma non tutte “opere d’arte” sono allo stesso tempo, anche opere dell’ingegno e allo stesso modo, non tutte le opere dell’ingegno sono “opere d’arte”.
Quindi, nell’ art-NFT la dimensione “artistica” sembra essere presente più nella concezione culturale che dentro i confini degli istituti giuridici, con il pericolo di allontanare la cultura generale da quella giuridica ancora una volta, ancora di più.
A cura di Alessandro Livia
