Durante l’ultimo incontro del Cineforum è stato proiettato “V for Vendetta”.
In questo film distopico di James McTeigue ci troviamo catapultati in un’Inghilterra post guerra nucleare, governata da una dittatura poliziesca. Il giustiziere mascherato V prova a rovesciare un governo corrotto e a portare i suoi concittadini, attraverso la rivoluzione, alla libertà. Oltre che tendere a questo scopo ultimo, V è mosso anche da un desiderio personale di Vendetta verso coloro che per anni lo hanno sottoposto a disumani esperimenti in un campo di concentramento. Nell’intento di portare giustizia tra le strade inglesi salva Evey, che inaspettatamente lo aiuterà nella sua missione e la cui evoluzione personale procederà pari passo alla rivoluzione
La visione della pellicola ha fatto sorgere diversi interessanti spunti di riflessione.
A primo impatto sembra esserci un netto parallelismo tra l’ideologia forte e violenta del governo e il caos necessario alla rivoluzione. Tuttavia, a un occhio attento non sfugge come a fondamento di entrambi vi siano forza e unità: è così che il motto della dittatura “strength for unity” diventa immediatamente il motto anche della rivoluzione.
Dal film vediamo come la violenza, e di conseguenza gli atti efferati di V, siano necessari alla rivoluzione. Il punto interessante è che nella vendetta di V la sua rivoluzione passa anche e soprattutto attraverso l’amore. Infatti proprio il personaggio di Evey ci fa assistere ad una sorta di passaggio del testimone, per cui sarà la donna infine a farsi portatrice del messaggio del giustiziere.
Questo passaggio avviene quando V rinchiude Evey e la tortura facendole sperimentare sulla sua pelle le stesse sofferenze del campo di concentramento. Attraverso questo annientamento, Evey scopre cos’è la libertà: è davvero libera nel momento in cui non ha più paura di perdere niente, nemmeno la sua stessa vita, per ciò in cui crede.
Durante le torture V fa trovare ad Evey la lettera di una ragazza di nome Valery che stava nella cella accanto alla sua durante gli anni nel campo. Valery, ormai consapevole della sua morte imminente, nella lettera dice di essere riuscita a resistere, e che è proprio in questa resistenza che si nasconde l’ultimo centimetro di libertà di ogni uomo, che anche se piccolo e fragile, non deve essere perso o svenduto.
In questa missione Evey e V sono complementari e simboleggiano le due facce della rivoluzione. Questo si vede soprattutto in una delle immagini più sceniche del film, in cui da un lato vediamo il corpo di V prendere letteralmente fuoco dopo aver appiccato un incendio per liberarsi dal campo di concentramento, e dall’altro assistiamo ad una sorta di battesimo di Evey, che dopo le torture a cui V l’ha sottoposta, esce sul tetto sotto la pioggia. È il momento in cui le due figure si congiungono in un connubio tra la forza distruttiva del fuoco, che attraverso la rivoluzione brucia ogni cosa, e il potere salvifico dell’acqua, che indica la rinascita dopo il caos.
Un importante messaggio viene trasmesso allo spettatore attraverso il gesto finale e silenzioso dell’esercito, che depone le armi nel momento in cui i rivoluzionari compatti marciano verso il parlamento. La deposizione delle armi ci mostra come anche una dittatura nulla può dinanzi alla forza di un’idea.
V, anche dopo la morte, continua a vivere come esempio di resistenza per i suoi concittadini.
Attualmente si potrebbe dire che stiamo attraversando una crisi di esempi: ogni uomo è strettamente legato a un altro ed è per questo che è alla costante e instancabile ricerca di un modello da emulare.
Abbiamo anche ritrovato in V, che indossa una maschera e cela così la sua identità, una similitudine con la figura di Ulisse quando trae in inganno Polifemo dicendogli di chiamarsi Nessuno. Quando chiedi a qualcuno che indossa una maschera chi è ti risponde “nessuno”, perché rappresenta tutti. Tutti sono nessuno contro Polifemo, contro il male, così come tutti diventiamo insieme nessuno nel momento in cui ci uniamo per uno scopo comune
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Si potrebbe parlare per ore delle innumerevoli tematiche estremamente attuali che il film tocca in maniera magistrale e sensibile; a noi tutti è piaciuto molto e ve ne consigliamo la visione. Per questa ragione ti aspettiamo al prossimo incontro del cineforum!
A cura di Maria Teresa Lamanna e Francesca Giorgi
