Lo scorso 2 Ottobre si sono tenute in Brasile le elezioni generali del presidente e del vicepresidente e del Congresso Nazionale della Repubblica Federale del Brasile. Poiché nessuno dei candidati ha raggiunto la maggioranza assoluta, lo scorso 30 Ottobre si è tenuto il secondo turno di elezioni, che ha portato alla vittoria di Luiz Inancio Lula da Silva, detto “Lula”. È stato dunque sconfitto il presidente uscente Bolsonaro. Da un punto di vista storico sono state le elezioni più polarizzate di sempre per il Brasile, in quanto nonostante la grande quantità di candidati, solo Lula e Bolsonaro si sono realmente contesi la carica.

Occorre tuttavia un’analisi più approfondita non solo di questo risultato, ma anche dei due competitor, al fine di avere una panoramica esaustiva e completa della situazione brasiliana.

Partendo dal risultato elettorale è palese la presenza di un paese privo di identità politica, la polarizzazione è talmente evidente da poterci permettere di definire il popolo brasiliano spaccato a metà, chi pazzo di gioia per la vittoria di Lula, chi tristissimo per la sconfitta di Bolsonaro. Ma perché questa polarizzazione è così accentuata?

I comportamenti e le reazioni di un popolo sono sempre figli del comportamento delle precedenti istituzioni, basti pensare alla vittoria della Meloni in Italia.

Bolsonaro e la sua inclinazione al modello liberista americano hanno avuto conseguenze disastrose sul popolo, aumentando il divario sociale tra “ricchi” e “poveri”, lasciando quest’ultimi alla deriva di un paese in decrescita. Durante il suo governo 152 vescovi brasiliani avevo invitato il presidente al dialogo, manifestando il peggioramento delle condizioni economiche dei meno abbienti, al fine di costruire una società giusta, fraterna e solidale.

Gli aggettivi utilizzati da questi vescovi non sono stati casuali, bensì sono un chiaro richiamo al personaggio politico più influente nella storia dell’America Latina: Simon Bolivar, ex presidente del Venezuola, che nonostante numerose situazioni controversie, ha lasciato un forte senso di giustizia e solidarietà a tutti gli Stati e a tutti i popoli sudamericani.

Tuttavia, il gap sociale brasiliano è evidente, basta prendere il nostro smartphone e cercare su Google immagini di Rio de Janeiro per notare una città spaccata in due opposte realtà. Da un lato, i grattacieli e lo sfarzo dei più abbienti, mentre dall’altro le spettrali favelas brasiliane a cui i film ci hanno abituato. Una società in cui il divario sociale cresce ed è sempre maggiore provocherà fazioni politiche nettamente differenti, nonché risultati come quelli appena scoperti in Brasile.

Nonostante con Bolsonaro il Brasile abbia avuto una notevole decrescita economica e un forte avvicinamento agli Stati Uniti d’America, non si può non considerare la presenza della nazione nei BRICS, a partire dagli inizi del 2000. Ma cosa sono i BRICS?

Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, cioè le nazioni che in proiezione dal 2000 in poi sarebbero state grandi potenze economiche. Infatti si allearono al fine di perseguire uno sviluppo economico condiviso, e dal 2003 al 2011 indovinate chi fu il presidente del Brasile? Proprio lui, Lula.

Egli svolse un ruolo determinante in questa alleanza fino al 2011, anno in cui la crescita economica brasiliana iniziò gradualmente a diminuire a causa di una forte instabilità politica, culminata con la completa inversione di rotta strategica raggiuntasi con Bolsonaro, non favorevole a tale alleanza in quanto in netto contrasto con le strategie geopolitiche americane, a cui lo stesso era particolarmente affezionato.

Con Lula dunque la strategia geopolitica del Brasile cambia profondamente: la già manifestata neutralità nella guerra in Ucraina, e il forte legame con la Cina, in aggiunta al determinate ruolo di Lula dal 2003 al 2011, fanno presagire una nuova inversioni di rotta rispetto al neoliberismo di Bolsonaro.

Il forte legame tra il Brasile e la Cina, nato con i BRICS, si è evoluto proprio con Lula nel 2006, quando quest’ultimo rese nucleo della sua politica sociale la “Bolsa Familia”. Si tratta di un programma di “welfare” volto ad aiutare economicamente le famiglie brasiliane meno abbienti, con l’obiettivo di ridurre a lungo termine il divario sociale di cui si è parlato prima.

Uno dei motivi del successo della Bolsa Familia sono stati i rapporti commerciali tra Cina e Brasile, floridi ancora oggi ( volume complessivo di 135 miliardi di dollari nel 2021) nonostante la dipartita di Lula nel 2011, prima di essere attualmente rieletto.

Mentre Joe Biden si congratula con Lula, a Washington si è perso un’importante tassello nel “World Chessboards” e di questi tempi non deve essere stata presa benissimo dai lobbisti a stelle e strisce.

A cura di Roberto Bonavoglia

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