Dem Land, das Tristan meint, der Sonne Licht nicht scheint”. Esiste un’opera lirica più affascinante e potente di “Tristan und Isolde”? Il monumento teatrale e musicale wagneriano, in scena in questi giorni al Real Teatro di San Carlo di Napoli, è un continuo profluvio di musica sublime e conturbante: essa descrive la genesi, lo sviluppo e la frustrazione del desiderio di due innamorati, al punto da risultare a tratti quasi estenuante, come nel terzo atto, in cui uno stremato Tristano dà voce al proprio turbamento spirituale.

La vicenda è ispirata al mito arturiano medioevale di Tristano, valoroso eroe inglese, al servizio del re di Cornovaglia Marke, e della principessa irlandese Isotta, a quest’ultimo promessa in sposa. Durante il viaggio per mare, i due bevono il filtro d’amore offerto dall’ancella Brangania e cadono vittime di un rapimento estatico ed incontrollabile. La loro unione si consuma nottetempo, con il duetto d’amore più bello mai scritto ( “O sink hernieder, Nacht der Liebe”), ma i due innamorati vengono scoperti dall’infido Melot, che sfida a duello Tristano, il quale si lascia volontariamente cadere sulla spada del rivale, ebbro di desiderio d’amore e di morte, binomio concettuale cardine dell’opera. Trasportato in Cornovaglia dal suo scudiero, Tristan giace ferito e urla il suo dolore di fronte all’inappagabilità della propria brama ( “furchtbare Senhen”), che lo costringe a vivere e a soffrire, precludendogli il sollievo della morte. È solo all’arrivo di Isotta che l’eroe può finalmente  lasciarsi morire, dando avvio alla celebre trasfigurazione dell’amata ( “das Liebestod”, morte d’amore) che chiude in gloria l’opera.

Ad avviso di chi scrive, mai un compositore ha toccato vertici altrettanto sublimi, riuscendo a rendere con evidenza e plasticità assolute il tema schopenaueriano della frustrazione del desiderio e della brama di morte sui quali si incardina l’intera produzione wagneriana, fino alla soluzione positiva di “Parsifal”, ultimo capolavoro del Maestro sassone. Dal famoso preludio fino al termine del terzo atto, la musica fluisce ininterrottamente senza che lo spettatore possa tirare il fiato un momento; la tensione del celebre “accordo del Tristano”, che si ode all’inizio dell’ opera, non si scioglie che nelle ultime 8 battute di musica, riempiendo il fortunato pubblico di una gioia sovrumana. Se siete a Napoli e siete in cerca di un’esperienza emotivamente impegnativa ma appagante, fateci pure un salto: si replica il 2 e il 5 novembre.

A cura di Vincenzo Tulumello

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