Caro Lucio,
ti scrivo, così mi distraggo un po’: e visto che sono 10 anni, più forte ti scriverò.
Sei una delle voci più famose d’Italia, e più della voce, l’Italia si è innamorata dei tuoi testi: di un amore delicato e dolce tra due giovani come quello di “Anna e Marco”, di un figlio nato tra un alleato e una ragazza madre in “4/3/1943”, di un uomo tradito che indugia in un atto di autoerotismo raccontato in maniera geniale in “Disperato Erotico Stomp”, di un carcerato che si illude di un amore che non proverà mai ne “La casa in riva al mare”, dell’amore per la Sicilia, tua seconda casa, e per i siciliani in “Siciliano”, di uno splendido connubio tra il suo naufragio e l’amore tra il tenore napoletano Enrico Caruso e una giovane allieva in “Caruso”, di una speranza per il futuro, di una voglia di pace ne “L’anno che verrà”, di una lontananza tra due giovani amanti, ispirata dal muro di Berlino in “Futura”.
“Non esser così seria, rimani I russi, i russi gli americani No lacrime non fermarti fino a domani[…]nascerà e non avrà paura nostro figlio.”
Sei stato un artista di inaudito talento, che insieme a De Andrè, Guccini, Gaber e tanti altri, hai cantato dell’Italia degli anni di piombo, delle rivoluzioni sociali, di una generazione volenterosa di cambiamenti, ma a cui tu hai dato leggerezza e tenerezza, accompagnate da una profondità quasi insostenibile.
Riservato, discreto, introverso: un uomo la cui natura era profondamente avversa a quella che fu la sua vita, sempre legata al palcoscenico, ma che non ti ha impedito di avere la fama che hai avuto e di cui ti sei meritato ogni singolo applauso.

L’anno che sta arrivando tra un anno passerà, forse è già passato, ma io mi sto preparando: è questa la novità.

A cura di Antonino Varì

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