La visita di Stato del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in Cina ha segnato una nuova fase
nelle relazioni bilaterali tra i due Paesi, con Pechino che auspica di aprire una “storica” era di
cooperazione. Durante gli incontri, Mattarella ha ribadito il valore del multilateralismo e della pace,
auspicando che la Cina, in qualità di potenza globale, usi la sua influenza per promuovere stabilità.
Il Presidente ha inoltre sollecitato Pechino a ridurre le barriere commerciali per i prodotti italiani,
favorendo un maggiore equilibrio economico, e ha parlato apertamente di diritti umani, ricordando
che l’amicizia tra i popoli permette di affrontare anche temi delicati senza essere considerati
come interferenze. Questa serie di incontri conferma la maturità e solidità del rapporto tra Italia e
Cina, capace di affrontare criticità in modo costruttivo e rispettoso, in un anno importante per
entrambe le nazioni. È il 700º anniversario di morte di Marco Polo, colui che ha aperto le porte della
Cina al mondo Occidentale. Con lui partiremo in questo viaggio, alla scoperta dell’evoluzione dei
rapporti tra Italia e Cina.


1271-1295 — Viaggio di Marco Polo
Marco Polo, il celebre esploratore veneziano, viaggia lungo la Via della Seta e raggiunge la
corte del Gran Khan Kublai, leader dell’Impero mongolo, che allora comprendeva gran parte
della Cina. Grazie alla sua opera “Il Milione,” Marco Polo descrive per la prima volta in
Europa la cultura, le usanze e le ricchezze della Cina, suscitando un grande interesse per l’Asia
orientale. Questo viaggio rappresenta il primo vero ponte culturale tra Italia e Cina e stimola
la curiosità europea verso il commercio con l’Oriente.
1601 — Missione di Matteo Ricci
Il gesuita italiano Matteo Ricci è tra i primi missionari occidentali ad essere accolto alla corte
della dinastia Ming. Grazie alla sua profonda conoscenza della lingua e della cultura cinese,
Ricci non solo diffonde il cristianesimo, ma anche scienza e cultura europee, come la
cartografia e l’astronomia. La sua missione getta le basi per una maggiore comprensione
reciproca, contribuendo a instaurare un dialogo culturale duraturo tra Italia e Cina.
1866 — Accordi Commerciali di Tianjin
L’Italia ottiene diritti di commercio e navigazione nella città di Tianjin, una delle principali
concessioni aperte dalla Cina a diverse nazioni europee durante il periodo della “politica delle
porte aperte”. Questo accordo rappresenta uno dei primi riconoscimenti formali della presenza
italiana in Cina, sebbene avvenga in un contesto di pressioni coloniali e influenze straniere sul
territorio cinese.
1911 — Fine dell’Impero Qing
Con la caduta della dinastia Qing e la proclamazione della Repubblica di Cina, l’Italia
stabilisce relazioni diplomatiche ufficiali con il nuovo governo repubblicano. Questo evento
rappresenta l’inizio di un rapporto diplomatico ufficiale, nonostante le successive tensioni
interne cinesi rallentino una cooperazione più stretta.
1950 — Riconoscimento della Repubblica Popolare Cinese (RPC)
Dopo la fondazione della Repubblica Popolare Cinese da parte di Mao Zedong, l’Italia è
riluttante a riconoscere il nuovo governo comunista, mantenendo per un periodo i suoi rapporti
diplomatici con il governo nazionalista di Taiwan. La posizione italiana riflette la situazione
politica internazionale del tempo, segnata dalla Guerra Fredda e dalle alleanze occidentali.
1970 — Riconoscimento della Repubblica Popolare Cinese e apertura diplomatica
Nel 1970, l’Italia riconosce ufficialmente la Repubblica Popolare Cinese, aprendo relazioni
diplomatiche con Pechino. Questo evento segna l’inizio di un’epoca di rapporti bilaterali
moderni e rappresenta un passo importante verso la normalizzazione delle relazioni tra Cina
e Paesi occidentali, favorendo successivi scambi economici e culturali.
1980 — Accordo Culturale Italia-Cina
Italia e Cina firmano un accordo per rafforzare gli scambi culturali, incentivando programmi
di studio, collaborazione artistica e scambi archeologici. Questo accordo è volto a favorire una
maggiore comprensione e apprezzamento reciproco delle rispettive culture, gettando le basi
per collaborazioni accademiche e culturali di lunga durata.
1985 — Accordo di Cooperazione Economica
Italia e Cina formalizzano una cooperazione economica bilaterale per promuovere commercio
e investimenti. Segna un’importante evoluzione nelle relazioni economiche e testimonia il
crescente interesse italiano per il mercato cinese, aprendo la strada a scambi commerciali più
intensi e diversificati.
2004 — Inizio del “Partenariato Strategico Completo”
L’Italia e la Cina stabiliscono un “partenariato strategico completo,” un accordo che punta a
intensificare la cooperazione in vari ambiti, inclusi economia, tecnologia e cultura. Esso
rappresenta una visione a lungo termine per una collaborazione sempre più stretta,
evidenziando la volontà di entrambe le parti di rafforzare i legami bilaterali in modo strategico
e su più fronti.
2010 — Anno della Cultura e della Lingua Italiana in Cina
Per celebrare i quarant’anni di relazioni diplomatiche, Italia e Cina lanciano “l’Anno della
Cultura e della Lingua Italiana in Cina”. Eventi culturali, mostre e programmi educativi
avvicinano i cittadini cinesi alla cultura italiana, rafforzando ulteriormente i legami bilaterali
e il rispetto reciproco tra i due Paesi.
2019 — Adesione dell’Italia alla Belt and Road Initiative (BRI)
L’Italia diventa il primo Paese del G7 a firmare un memorandum d’intesa per la Belt and Road
Initiative, il progetto cinese volto a sviluppare infrastrutture e collegamenti commerciali tra
Asia, Europa e Africa. Sebbene questa decisione sia accolta con favore dal governo cinese,
solleva preoccupazioni tra gli alleati occidentali, timorosi di un aumento della dipendenza
economica dall’influenza cinese. Per l’Italia, l’adesione alla BRI rappresenta un’opportunità
di attrarre investimenti e rafforzare il ruolo dei suoi porti e infrastrutture, ma allo stesso tempo
richiede un’attenta gestione per mantenere un equilibrio tra gli interessi economici e le
alleanze geopolitiche.
2023 — Decisione dell’Italia di uscire dalla BRI
Nel 2023, l’Italia annuncia ufficialmente l’intenzione di non rinnovare l’accordo con la Belt
and Road Initiative, indicando una volontà di ridurre la dipendenza economica dalla Cina.
Questa scelta è motivata dalla necessità di riequilibrare i rapporti commerciali, che vedono
una forte asimmetria a favore della Cina, e risponde anche alle preoccupazioni espresse dagli
alleati europei e americani. Tuttavia, l’Italia conferma il proprio impegno a mantenere un
dialogo aperto e costruttivo con la Cina, con un’attenzione particolare al commercio, alla
cooperazione culturale e alla collaborazione tecnologica, auspicando un rapporto equilibrato
e reciprocamente vantaggioso.


I rapporti diplomatici rappresentano il cuore pulsante delle relazioni internazionali, sono l’elemento
che permette alle nazioni di superare barriere culturali, economiche e ideologiche per aprirsi a un
dialogo costruttivo. Attraverso la diplomazia, i Paesi hanno l’opportunità di affrontare sfide globali
condivise come la pace, la sicurezza, lo sviluppo economico e la giustizia sociale. Questi legami non
si limitano alla risoluzione di conflitti o alla creazione di accordi economici; sono l’espressione di
un impegno reciproco a comprendere e rispettare l’identità e le priorità dell’altro, riconoscendo
che la stabilità e il progresso di uno Stato sono strettamente legati a quelli di un altro.
L’evoluzione dei rapporti tra Cina e Italia ne è un esempio: due culture storicamente distinte che,
attraverso secoli di diplomazia e scambi, hanno costruito un ponte culturale e commerciale unico,
capace di affrontare le sfide del presente senza dimenticare l’eredità del passato. La diplomazia è il
mezzo attraverso cui si costruisce fiducia e si semina il rispetto tra i popoli, creando un terreno fertile
per il dialogo e la cooperazione. In un mondo sempre più interconnesso e complesso, il valore dei
rapporti diplomatici risiede nella loro capacità di aprire nuove vie di collaborazione e di
prevenire l’escalation di tensioni. Essi rappresentano la via verso una comunità internazionale più
unita, dove le differenze non sono ostacoli, ma opportunità per crescere insieme.

Martina Massaro

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