Negli ultimi anni, il gruppo dei BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica) ha assunto un ruolo di crescente rilievo nello scenario geopolitico internazionale, soprattutto grazie alla sua capacità di rappresentare le economie emergenti. L’acronimo fu coniato nel 2001 da Jim O’Neill (economista di Goldman Sachs) originariamente come “Bric”, per raggruppare quattro economie che nei primi anni Duemila avevano mostrato una crescita economica sorprendente.
Durante il quindicesimo summit BRICS, tenutosi tra il 22 e 24 agosto 2023 a Johannesburg. È stato annunciato che il gruppo ha formalmente invitato altri membri tra le proprie fila. La decisione di espandersi, accogliendo Arabia Saudita, Iran, Argentina, Egitto, Iran ed Emirati Arabi Uniti, segna una fase importante nella sua evoluzione e rappresenta una sfida concreta all’ordine globale tradizionalmente dominato dall’Occidente. Paesi come Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, ricchi di risorse energetiche, portano in dote una rilevante capacità di condizionare il mercato globale dell’energia, riducendo l’influenza dell’OPEC. Anche l’inclusione dell’Iran, fortemente sanzionato dall’Occidente, dimostra l’intento dei BRICS di porsi come un blocco anti-egemonico, capace di sfidare la leadership di Stati Uniti ed Europa.
Uno dei temi centrali è la possibilità di creare una moneta comune per le transazioni internazionali, dal momento che oltre l’80% avviene in dollari, il che conferisce agli Stati Uniti un’influenza senza precedenti sui mercati finanziari globali. Una moneta alternativa potrebbe ridurre anche l’efficacia delle sanzioni economiche americane. Tuttavia, non bisogna dimenticare le notevoli differenze economiche tra i membri del gruppo, come quelle tra la Cina, seconda economia mondiale, e paesi economicamente più fragili come Argentina e Sudafrica. Ciò rende la creazione di una moneta comune un progetto complesso e di difficile realizzazione.
All’interno del gruppo esistono anche dinamiche geopolitiche interne da considerare. Cina, Russia e India, in particolare, si trovano in una situazione di cooperazione, ma anche di competizione. La Cina, con la sua economia dominante, è il membro più influente dei BRICS. Tuttavia, la posizione di preminenza di Pechino genera tensioni, in particolare con l’India, storica rivale. L’India vede nei BRICS un’opportunità per ampliare la sua influenza globale, ma mantiene anche stretti legami con Washington, condividendo il desiderio di limitare l’influenza cinese. Per l’India, Pechino è il principale rivale in Asia e le due nazioni hanno ancora dispute territoriali lungo il confine comune. D’altra parte, la Russia utilizza i BRICS come una via per evadere le sanzioni occidentali imposte dopo l’invasione dell’Ucraina, ma la crescente dipendenza da Pechino indebolisce la sua posizione all’interno del gruppo. Vladimir Putin, Presidente della Russia, durante il vertice dei BRICS nel 2023 ha fatto dichiarazioni forti riguardo al desiderio di allontanarsi dal dominio del dollaro, sottolineando l’importanza di costruire un mondo multipolare.
La reticenza di alcuni paesi asiatici ad aderire al gruppo, tuttavia, solleva domande. Thailandia e Indonesia, tra i potenziali candidati che avevano dimostrato interesse, non sono state incluse, e nessun rappresentante di spicco del continente asiatico è stato ammesso. Questo riflette la postura di non-allineamento adottata da molte nazioni dell’Associazione delle Nazioni del Sud-est Asiatico (ASEAN), che preferiscono mantenere rapporti equilibrati con le grandi potenze globali. È emblematica la mancata adesione dell’Indonesia. Con una popolazione di oltre 270 milioni e un’economia in ascesa, l’Indonesia potrebbe essere tra le prime dieci economie mondiali entro la metà del secolo. Tuttavia, il suo principio di neutralità e non-allineamento, ereditato dalla Conferenza di Bandung e dal movimento dei paesi non allineati, spinge Jakarta a evitare un coinvolgimento nelle competizioni tra grandi potenze.
Il presidente indonesiano Joko Widodo ha espresso interesse per l’ingresso nei BRICS, ma ha anche sottolineato che non è una priorità al momento, preferendo osservare l’evoluzione dell’associazione, soprattutto a fronte delle tensioni tra India e Cina. La recente partecipazione dell’Indonesia all’Indo-Pacific Economic Framework (IPEF) – iniziativa statunitense – riflette la volontà di Jakarta di evitare allineamenti stretti, preferendo cooperare in contesti regionali meno polarizzati.
Il gruppo, comunque, vuole erigersi ad oppositore del sistema creato Post-Guerra Fredda dominato dagli Stati Uniti e dai loro alleati europei, proponendosi come un’alternativa per le economie emergenti che cercano maggiore autonomia. Non mancano nel gruppo desideri di cambiamento, infatti, stanno spingendo per una riforma delle istituzioni multilaterali come il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale, percepite come strumenti eccessivamente dominati dall’Occidente. Tuttavia, nonostante il potenziale del gruppo, rimangono incertezze riguardo alla sua capacità di agire come un blocco coeso.
L’espansione dei BRICS segna una nuova fase nella geopolitica globale, caratterizzata da una crescente competizione tra l’ordine unipolare dominato dall’Occidente e l’emergere di nuove potenze desiderose di affermare la loro influenza. Sebbene vi siano ostacoli significativi da superare, l’abilità dei BRICS di attrarre nuovi membri e di presentarsi come un’alternativa all’ordine globale attuale indica che stiamo entrando in un’era di competizione geopolitica più marcata.
