Il terrorismo è un argomento intrinsecamente complesso, spesso suscettibile di accesi dibattiti.
In questo articolo, esploreremo i suoi aspetti nascosti, sfidando una delle convinzioni più diffuse nel mondo occidentale: gli attacchi terroristici sono motivati, principalmente, da ragioni religiose.
Si definisce terrorismo: l’uso premeditato della violenza contro i cittadini di un determinato paese per scopi politici, ideologici o religiosi. Dunque, l’aspetto religioso non è l’unico caratterizzante un attentato.
Inoltre, è bene ricordare, che le conseguenze possono essere gravi tanto da destabilizzare un intero governo, creare paura, panico tra i cittadini e provocare diverse reazioni da parte della comunità internazionale. Sono solo alcuni degli obbiettivi che il terrorismo si pone.
Per capire le ragioni profonde che si celano dietro gli attacchi terroristici, è bene conoscere anche la storia che ve ne riguarda.
Nei tempi addietro, il terrorismo non poteva ancora considerarsi un fenomeno globale, solo al partire del XX secolo, che questo divenne soggetto dei più accesi dibattiti politici internazionali.
La nascita e lo sviluppo del cosiddetto “terrorismo moderno” può essere collegato a diversi fattori, tra questi vi è sicuramente il declino del colonialismo; ma anche l’ascesa del nazionalismo, la diffusione della tecnologia moderna e gli ampi progressi nel campo della comunicazione.
Tornando a noi, in Occidente siamo soliti pensare che il motivo principale che spinge un terrorista ad agire sia la sua religione. Malgrado siano stesso i MEDIA ad impartirci questa idea, è importante notare che la religione islamica non promuove l’uccisione o la commissione di violenze in nome di Allah, al contrario, l’Islam promuove il perseguimento della giustizia e della lotta contro le ingiustizie, spesso di natura politico-territoriale.
Un popolo, che spesso e volentieri non viene ascoltato, trova come “unica soluzione” la violenza, soprattutto quando si trova costretto a difendere la propria terra. Tuttavia, chi ci va a rimettere sono i comuni cittadini.
Difatti, il bersaglio principale di un attentato sono, quasi sempre, i civili, non i militari. Ed è qui che nasce un ulteriore problema: il cosiddetto “target” dei terroristi, rende le loro tattiche ingiustificabili. La “legittimità”, su cui spesso i Paesi si sono ritrovati a discutere, viene minata dalla codardia delle loro azioni.
Un altro aspetto curioso su cui focalizzare la questione è certamente il reclutamento delle donne. La dottoressa Farhana Ali, esperta di terrorismo, spiega in una intervista ad Al Jazeera che il fenomeno dell’arruolamento femminile è destinato a diventare sempre più diffuso.
Spiega, inoltre, come i gruppi terroristici probabilmente sfrutterebbero le donne per condurre operazioni per loro conto, per portare avanti i loro obiettivi e ottenere vantaggi tattici. Queste donne, madri e sorelle, agiscono motivate dalla religione, con l’obiettivo di contribuire al cambiamento della situazione dei musulmani sotto occupazione. Dunque, il vero e proprio monito va contro l’occupazione territoriale.

Sebbene il terrorismo sia considerato un crimine grave dalla maggior parte della comunità internazionale, ci sono state sfide nella definizione precisa e nella categorizzazione giuridica dei crimini terroristici.
Il concetto di terrorismo e la sua definizione giuridica variano da paese a paese e nel contesto internazionale. Le Nazioni Unite hanno lavorato per elaborare una definizione universalmente accettata di terrorismo, ma non esiste ancora un accordo completo su una formulazione comune. Alcuni paesi possono avere leggi che definiscono il terrorismo in modo più ampio, mentre altri possono avere requisiti più specifici.
Uno dei motivi delle difficoltà nella categorizzazione dei crimini terroristici è la sfida di equilibrare la necessità di proteggere la sicurezza e l’ordine pubblico con il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Inoltre, in alcuni contesti storici, gruppi che oggi considereremmo terroristi sono stati considerati combattenti per la libertà o rivoluzionari.
È importante sottolineare che la maggior parte della comunità internazionale condanna ampiamente il terrorismo come una violazione dei diritti umani, della pace e della stabilità. Esistono numerosi trattati e convenzioni internazionali che mirano a prevenire, reprimere e punire gli atti terroristici, inclusi l’attentato contro la vita di civili e il danneggiamento di infrastrutture pubbliche.
La questione della “legittimità” delle azioni terroristiche è complessa e controversa. Mentre il terrorismo è generalmente considerato un crimine dalla comunità internazionale, la definizione e la categorizzazione giuridica possono variare in base al contesto nazionale e internazionale.
In conclusione, è importante che i governi e le organizzazioni internazionali lavorino insieme per affrontare le cause profonde del terrorismo, promuovere la diplomazia e la risoluzione pacifica dei conflitti e intensificare gli sforzi per prevenire e combattere il terrorismo attraverso misure legali e di applicazione della legge.
Alla luce delle argomentazioni presentate, si può concludere che il terrorismo è una grave minaccia per la pace e la sicurezza globali e dovrebbe essere affrontato attraverso un approccio globale e coordinato.
Sebbene possano esserci prospettive e opinioni diverse sulla politica del terrorismo, è chiaro che la comunità internazionale debba lavorare insieme per prevenire e combattere il terrorismo in tutte le sue forme e per promuovere un mondo libero dalla paura e dalla violenza.

Articolo a cura di Sofia Schettino.

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