La musica italiana perde una delle sue voci più autorevoli e riconoscibili: si è spento a 91 anni

Gino Paoli, figura centrale della canzone d’autore e protagonista della stagione irripetibile

della scuola genovese.

“Qui il tempo è dei giorni che passano pigri e lasciano in bocca il gusto del sale”: bastano

questi versi, tra i più iconici della sua produzione, per restituire l’essenza di un artista capace

di trasformare la semplicità in poesia, il quotidiano in eternità. Paoli è stato molto più di un

cantante: paroliere ra inato, poeta inquieto, interprete sensibile di un Novecento vissuto

senza filtri.

Appartenente alla generazione dei grandi cantautori genovesi, ha contribuito a ridefinire il

linguaggio della musica italiana, mantenendosi sempre distante dalle mode e fedele a una

cifra stilistica personale, intensa, riconoscibile. Le sue cinque partecipazioni al Festival di

Sanremo non ne hanno mai snaturato lo spirito: la sua musica non inseguiva il successo, lo

attraversava.

Negli ultimi anni si era progressivamente allontanato dalle scene, senza però interrompere il

legame profondo con il pubblico, che non ha mai smesso di riconoscerlo come un punto di

riferimento. La sua voce, calda e imperfetta, continuava a vivere nei suoi brani, diventati

patrimonio collettivo.

Indissolubile anche il legame con Ornella Vanoni, compagna artistica e sentimentale di una

lunga stagione della sua vita: oggi li si immagina riuniti, finalmente insieme, in un altrove che

somiglia a una delle sue canzoni.

Con la sua scomparsa non se ne va soltanto un artista, ma un pezzo di memoria collettiva del

Paese. Se ne va una voce che ha attraversato generazioni senza mai perdere autenticità,

capace di parlare a tutti senza alzare il tono, senza inseguire il tempo, ma lasciandosi

attraversare da esso. Le sue parole continueranno a vivere nei silenzi, nei ricordi, nelle storie

di chi ha amato almeno una volta ascoltandolo.

Gino Paoli è stato un mito, ma soprattutto un uomo libero: libero di sbagliare, di amare, di

raccontare. E forse è proprio questa libertà, fragile e ostinata, che oggi resta la sua eredità più

grande. Le sue canzoni non appartengono al passato, ma a un presente che continua a

riconoscersi in quelle emozioni sospese, mai urlate, sempre profondamente vere.

L’Italia perde una delle sue voci più intense, un poeta che ha saputo dare forma

all’inquietudine e alla bellezza della vita. Ma la sua musica resta, come il mare che tanto ha

cantato: in movimento, eterna, capace ogni volta di restituire “il gusto del sale”.

A cura di Antonio Lungo

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