Ricorre oggi, 3 maggio, la giornata internazionale della libertà di stampa, istituita dall’Assemblea delle Nazioni Unite nel 1993.
A trent’anni esatti dalla sua proclamazione, tante dinamiche sono cambiate: dal modo di fare informazione, al come essa stessa viene recepita: non a caso nel nostro Paese la stampa viene comunemente definita il quarto potere dello Stato, in ragione della sua forza impellente e talvolta decisiva nel racconto e nello sviluppo delle vicende socio- politiche che hanno caratterizzato gli ultimi decenni d’Italia a cavallo fra la prima e la seconda Repubblica.
L’esigenza che portò le Nazioni unite ad istituire tale ricorrenza nasceva dalla necessità di mettere sotto gli occhi di tutti i Paesi membri la necessità di rispetta quanto contenuto nell’art.19 della Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo, ovverosia:
“Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.”
Eppure, nonostante i riconoscimenti istituzionali, de facto tale libertà continua ad incontrare ostacoli, specie in alcune aree geografiche, dove in primis i Governi impediscono l’esercizio di un diritto che è tra i capisaldi delle società democratiche.
E proprio per questo bisognerebbe poi chiedersi dove c’è realmente democrazia (ma questa è un’altra storia… ).
Ciò che bisogna sottolineare con forza è il ruolo che la stampa ha, specie in certi contesti e in determinate circostanze in cui ciò che appare non corrisponde a ciò che realmente è, ciò che è stato detto non corrisponde a ciò che è successo.
È proprio nel confine sottile tra realtà ed apparenze, tra doxa ed episteme, che si colloca la libertà di stampa.
Dare una chiave di lettura diversa, indurre chi legge, guarda o ascolta, ad una riflessione, allenare il muscolo della curiosità e, delle volte, aprire a dei mondi sconosciuti o comunque inesplorati.
Questa è la prima e più importante funzione della libertà di stampa.
Ciò che accade al giorno d’oggi è però ben diverso:
risulta innanzitutto particolarmente complesso discernere la mala dalla buona informazione;
capita, infatti, non così di rado che anche le testate e le emittenti più autorevoli debbano smentire una notizia data;
si è probabilmente perso il vero significato di quello che prima di essere un lavoro è appunto una libertà e come tale andrebbe tutelata, rispettata e protetta.
La disinformazione, le fake news, il giornalismo aggressivo, il populismo, dominano l’attuale compagine sociale non solo nel nostro Paese, e questo spinge soprattuto le nuove generazioni ad essere sempre meno invogliate ad interessarsi alle vicende che muovono il mondo (questa è solo una delle varie considerazione che andrebbero esposte ai tanti che accusano i giovani di essere ignoranti senza chiedersi il perché🙃).
Tornando alla Gionata di oggi, bisognerebbe riflettere sulla doppia faccia della stessa medaglia costituita da questa importante libertà.
Da un lato, si apprezzi maggiormente e si difenda adeguatamente l’utilizzo di questa libertà tanto data per scontata quanto per nulla banale, così come testimoniato dalla situazione vissuta in vari paesi nel mondo nei quali , su input dei rispettivi governi/regimi si tende a censurare quanto possa essere d’ostacolo alla leadership della forza politica al potere.
D’altra parte, si tenta a mente l’altra faccia della medaglia: non si confonda la libertà con l’anarchia; non si pensi che il diritto di poter esprimere anche un’opinione scomoda od impopolare possa tradursi nel dire tutto ciò che si pensi (magari offensivo o indelicato) o addirittura qualcosa di falso.
L’auspicio è che quest’importante conquista sia sempre gelosamente custodita senza, però, che l’esercizio di un diritto diventi abuso.
La speranza è che tutti i professionisti del mondo dell’informazione tornino a dare dignità alla loro missione:
porsi nel mezzo delle vicende raccontate, offrendo a tutti un punto di vista critico, imparziale, oggettivo, diverso di vedere le cose
a cura di Mariafrancesca Pepe

Questo articolo rispecchia in modo quantomai asettico la corretta Inter pretrazione della collocazione del mondo giornalistico nel mondo occidentale come nei paesi dell’est Europa particolarmente quelli sottoposti A regimi duri e oppressivi. d’altra parte nell’uno come nell’altro caso se non si serve il padrone si ha poca possibilità di essere credibili o fare carriera in questa professione. la storia di Oriana Fallace È la dimostrazione lampante di quanto possa essere duro affrontare e scrivere la realtà. complimenti dunque ancora una volta per questo brillante articolo che dovrebbe essere un esempio per i futuri giovani aspiranti giornalisti.