Una Legge nella sua sostanza è sempre una forma di relazione stabilita tra entità : prescritta dalla comunità nel caso di norma giuridica, dalla propria coscienza e dalle proprie credenze nel caso della legge morale,
immanente al funzionamento della natura nel caso della fisica.
Nei primi due casi è presente una sorta di marcata labilità, nel terzo vi è una assoluta invariabilità.
Esempi di leggi o di principi giuridici e morali contraddittori ed opposti ci portano a considerare inaffidabili sia il relativismo morale che il suo contrario,l’assolutismo.
La Giustizia è anzitutto ricerca e poi scoperta della Verità, poiché l’offesa della verità sta all’origine della catastrofe (Sofocle, Edipo Re).
Essa può essere attuata possedendo le virtù della sapienza,del coraggio,della temperanza.
Offre Ordine, Armonia, Bellezza, Pace e dunque felicità.
La Storia, memoria e custode dei fatti accaduti, farà concepire leggi giuste.
Con l’origine della proprietà privata e del possesso conflittuale della terra si pensò di raccogliere e scegliere regole che avrebbero assicurato il bene comune, cioè di tutti.
Era la nascita della Costituzione… (Platone, Leggi).
Tutti non significa affatto della Maggioranza.
La Storia ci fa vedere che è possibile una più subdola tirannia della cosiddetta maggioranza:si agisce attraverso le istituzioni pubbliche,si cancellano le differenze,si impone il sentire comune, la società è uniformata, le diversità eliminate.
Ma le leggi non devono garantire solo il rispetto della diversità e dunque della libertà, bensì anche un’equa distribuzione delle risorse disponibili, applicando il Principio della Differenza.
Uno Stato può esistere unicamente grazie alla Giustizia perché tutto il nostro sistema politico e ciascuno dei suoi organi non è che un mezzo ad un solo ed unico fine: la conservazione, la libertà e l’indipendenza dei giudici.
La Legge, quindi, sostiene su di sé tutte le garanzie di uno Stato che si fondano esclusivamente sulla Dea Giustizia.
Verità, memoria,storia, diversità,libertà, equità, distribuzione ineguale per conseguire l’uguaglianza ,forti e liberi magistrati…
quante anime devono sostenere quell’antica dea inseguita dai saggi e disprezzata dagli insipienti.
Anime che parrebbero scaturire dall’etica (il senso del buono e del giusto) e non dall’estetica, il senso del bello. Ma non è cosi.
E non solo perché presso gli antichi greci non vi era ancora scissione tra il buono ed il bello (kalòs kai aghathòs), fra il moralmente giusto ed il visivamente bello,fra la massima virtù, il Sommo Bene,e l’amore di questo che si consegue contemplando il bello in sé(Platone‚Simposio).
Gli antichi ci hanno lasciato un’eredità ben più ricca e profonda che noi abbiamo trascurato..
Ma lasciamo alle parole dell’Inno che Omero rivolge ad Afrodite ,tale disvelamento…(Omero,Inni)

“E dunque la dea ,la Dorata e la Sorridente è appena nata dalle verdi acque del mare di Cipro e le Horai, le Ore dall’ aureo diadema, lietamente l’accolgono,la ricoprono con abiti divini, posano sull’immortale capo una levigata corona aurea…si recano con la bellissima tra le belle al cospetto degli dei immortali…ma è uopo qui ricordare chi siano le tre Ore.
Eirene,la Pace, Eunomia,il Buon Governo,e…Dike,la Giustizia.”

Ecco quindi che le tre figlie di Temi e di Zeus compongono il seguito di Afrodite, a ricordare agli uomini senza memoria che non può esserci giustizia senza l’Amore della Bellezza, la grazia e la dolcezza delle parole e il canto e la luce dello sguardo; i doni che Afrodite custodiva nella sua preziosa cintura…
Si è disvelato troppo?
Forse no; infatti, se attraversiamo le pagine di James Hillman e di Elain Scarry,sulla Giustizia di Afrodite… dalla spuma del mare e dalla gioia si congiungono i frutti della moralità ed i fiori della bellezza per generare, forse una Giustizia nuova…

Articolo a cura di Martina Lattanzio

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