Correre e decelerare, rallentare e fermarsi: verbi che potenzialmente oltre a descrivere le azioni di una macchina, descrivono la nostra vita.
La nostra vita parte da quando iniziamo a gattonare, prima piano e poi sempre più veloci fino a quando impariamo a camminare e con ogni probabilità è da lì che inizia la corsa: la corsa della nostra stessa vita. Ci sono momenti in cui ognuno di noi è preso dalla frenesia della vita, è stimolato da questa e allora inizia ad aumentare il proprio passo, a correre; tu corri, corri fino a quando non sei costretto (o vuoi) rallentare. Perché si, la nostra corsa, come la vita, va a momenti alterni: periodi in cui acceleriamo perché sono parti più semplici e periodi più tosti, in salita, in cui siamo costretti e decelerare, ma fermarsi, per ora, non se ne parla proprio, vuoi lottare, arrivare alla fine della salita.
Non so se ti sei mai fermato a pensare che a volte tutto ciò non ha senso, o meglio tu pensi che ce l abbia, pensi di avere il controllo sulla tua vita ma in realtà non è così.
Il controllo è un azione continuata diretta a disciplinare un’attività secondo particolari direttive o convenzioni; per esempio sei in macchina e stai guidando tranquillamente, quando vedi un semaforo rosso in lontananza.
Cosa fai? Rallenti.
Perché lo fai? Perché sei costretto a farlo.
Si tratte di scelte, scelte dove tu pensi di avere il controllo, quando invece non ce l hai, mai. Il bisogno di controllo nella nostra vita è come il freno di stazionamento nella macchina: ci immobilizza. Ed il bello è che siamo noi a tirarlo su.
Torniamo un attimo indietro però; siamo onesti con noi stessi e fermiamoci un secondo, chiedetevi se in un momento della vostra esistenza abbiate cercato, seppur in parte, o inconsciamente, di controllare la vostra vita.
Io personalmente si e negli ultimi tre anni l’ho fatto consciamente.
Ho alzato di proposito il freno nella mia vita per paura di perdere il controllo, come “arma di difesa”, contro tutto ciò che mi succedeva.
Questa paura era condizionata dal fatto che quando ti fermi, inizi a pensare a tutto quello che successo fino a quel momento e inizi ad avere paura di ripartire, paura che ti possa succedere qualsiasi cosa; in modo che restare fermi diventi la tua confort zone.
Inizialmente ci stai bene, non ti pesa vedere gli altri sfrecciare e rincorrersi, anzi ti piace. Ti piace poter respirare e stoppare momentaneamente la tua corsa, ti piace poter avere il controllo totale della tua vita, sapere cosa si sta facendo e perché.
Col passare del tempo, però, inizi a soffocare, vuoi ripartire, ma non riesci. Metti la mano sul freno ma non lo riesci ad abbassare, non riesci ad accendere di nuovo la tua macchina: sei bloccato.
Non sai cosa fare, provi a chiedere aiuto, ma inutile dire che nessuno accosta per aiutarti; forse qualcuno rallenta, ci prova, ma quando se ne va, tu sei ancora li, paralizzato.
Inizi a porti delle domande e qualsiasi sforzo ti sembra vano, inizi a pensare che non ripartirai mai, che tanto è inutile perché non riuscirai più a far ripartire la macchina.
Come si fa ora a ripartire? Resterò qui fermo per sempre? Arriverò mai alla mia meta? Dove sta il problema?
A queste domande non c’è risposta, o meglio, ognuno di noi ha una risposta diversa per ognuna di queste.
L’unica cosa che vorrei aggiungere è che si, si riparte; basta saper aspettare, aspettare che arrivi il momento giusto per abbassare il freno e ripartire.
Ognuno ha i propri tempi, i propri modi e la propria vita e finché ci ostiniamo a volerne avere il controllo, il freno possiamo anche non alzarlo.
Bisogna solo guidare e sapere che di fermate, ce ne saranno altre ma che ad ogni punto fermo ne corrisponde uno di ripartenza.
Articolo a cura di Anonimo
