“Viva l’Italia” è una delle canzoni più famose di Francesco De Gregori, pubblicata nel 1979, continua ad essere un compendio di quello che succedeva nel Paese in quegli anni. Il racconto lucido e spietato di questa canzone molto assertiva, pugnace, con il dito puntato contro tutto e tutti.
In poco meno di quattro minuti, le strofe raccontano il sentimento, che nella sua percezione, attraversa il Paese, facendo riferimenti continui all’attualità sia in maniera generale, sia con riferimenti storici più precisi, come lo sbarco sulla Luna e l’Italia del 12 dicembre 1969.
È necessario soffermarsi sulla frase L’ITALIA ASSASSINATA DAI GIORNALI. De Gregori sapeva che questa canzone avrebbe lasciato, all’inizio, tutti un po’ perplessi; molti, lasciandosi influenzare da alcune parole, dicevano che era una canzone che poteva essere apprezzata solo dalla sinistra, in quanto inno contro i potenti della Terra.
Una giornalista durante una conferenza stampa di presentazione del disco iniziò ad inveire contro il cantautore, accusandolo di aver abusato dei buoni sentimenti della povera gente per fare una canzone spudoratamente commerciale. Mi capitò di leggere un articolo di un giornalista, Nino Materi, che scrive: “io non ho frequentato nessuna scuola di giornalismo, però so cosa rende interessante una storia, perché prima di scrivere su un quotidiano, ho fatto lo strillone agli angoli delle strade. E sai qual è la prima cosa che ho imparato? Le cattive notizie vendono più di quelle buone. Perché una buona notizia non è una notizia”. Come Charlie Tatum, il cine reporter del film l’ASSO NELLA MANICA, la pensano gran parte dei professionisti dell’informazione, concordi nel tenere lontano dalla carta stampata e TG, ciò che non rientra nelle “3S”: SESSO – SOLDI – SANGUE.
Ed ecco il via alle bufale, alle fake news, alle bugie virali. Le falsità arrivano molto più lontano della verità e i media giocano un ruolo importante nel favorire che accada e nel tentativo di guadagnare social engagement. Nel girato di qualche minuto o di qualche ora, una storia può così trasformarsi da singolo tweet a notizia ripetuta da dozzine di siti di informazione, che generano decine di migliaia di condivisioni. E una volta raggiunta una certa massa critica, la sua ripetizione comincia ad esercitare un effetto significativo sulla persuasione: agli occhi dei lettori, il rumor diventa attendibile semplicemente in virtù della sua ubiquità.
Durante la mia ricerca, mi ha colpito il caso di Enzo Tortora, un conduttore televisivo degli anni Ottanta, che fu accusato di associazione camorrista e traffico di droga. Non c’era TG o articoli sui giornali che lo additarono come un delinquente, solo sulla base di accuse formulate da soggetti provenienti da contesti criminali. L’opinione pubblica si divise in INNOCENTISTI e COLPEVOLISTI, un po’ come nel 1898 dopo la pubblicazione dell’articolo J’Accuse di Zola riguardo l’affare Dreyfus. Reti Rai mandarono in onda ininterrottamente e senza pietà le immagini del conduttore ammanettato, furono pubblicate storie false per falsi scoop, fu posta sotto attacco l’immagine umana e professionale; l’umanità fu in grado di dimenticarsi la loro natura. Dubbi sul suo arresto furono espressi da grandi firme della carta stampata come Indro Montanelli ed Enzo Biagi, quest’ultimo, infatti, scrisse una lettera al presidente della Repubblica Sandro Pertini… “Sig.Presidente… non auspico un suo intervento, ma non saprei perdonarmi il silenzio. Vicende come quella che ha portato in carcere Enzo Tortora possano accadere a chiunque. E questo mi fa paura”.
Dopo anni e diverse indagini il conduttore venne assolto per innocenza. Morì all’età di 59 anni.
Leon Festinger, psicologo e sociologo statunitense, ha scritto: “Un uomo con delle convinzioni è un uomo difficile da combattere. Digli che non sei d’accordo con lui e se ne andrà. Mostra fatti e numeri e metterà in discussione le tue fonti. Fai appello alla logica e non saprà adeguarsi al tuo punto di vista. Di solito pensiamo di essere soggetti razionali che tengono conto delle prove e delle informazioni che si trovano davanti. Ma spesso le cose non stanno così. Ci lasciamo facilmente persuadere dalle notizie che si adattano alle nostre convinzioni.”
C’è sempre però l’altro lato della medaglia e con quest’ultima esposizione, metto un punto alla mia disquisizione. Nel 2001 la squadra di ricerca giornalistica del Boston Globe, comincia una clamorosa indagine che svela gli abusi sessuali perpetuati da una settantina di sacerdoti dell’Arcidiocesi di Boston ai danni di minori, abusi che era stati insabbiati dalle autorità ecclesiastiche. Giorno e notte, chiusi nel sotterraneo del palazzo, ascoltando testimonianze di vittime adulte, portarono a galla una serie di racconti agghiaccianti, con alcuni presti che sfruttando la loro posizione sociale, sfruttavano la fiducia e la povertà dei fedeli. Consapevoli dei rischi cui andavano contro, erano determinati più che mai a portare alla luce la verità. Dopo l’uscita dell’articolo, l’ufficio venne preso d’assalto dallo squillare ininterrotto del telefono, persone che trovarono il coraggio di dissotterrare il passato e riprendere in mano la loro vita.
E quel telefono squilla ancora oggi…
ECCO IL VERO GIORNALISMO!
Articolo a cura di Martina Massaro

Complimenti alla mia nipotina che mi sorprende ogni giorno di più