Correva il 22 aprile 1970 quando 20 milioni di cittadini americani scesero in piazza su impulso del senatore democratico Nelson, mossi dalla volontà di rivendicare il diritto ad un ambiente sano, equilibrato e sostenibile.
Da allora ogni 22 aprile cade l’Earth Day, che incastonandosi in un contesto di progressiva sensibilizzazione ambientale ha riscosso sempre più eco mediatica, anche in Italia, come può testimoniare il concerto svolto nel 2010 da Pino Daniele proprio in questa occasione.
L’attenzione a queste tematiche, a causa della sempre più preoccupante crisi climatica, è diventata centrale anche nel dibattito politico, con differenti idee di gestione e di priorità della res publica.
In base all’Indice di impegno climatico per le elezioni politiche 2022, promosso dall’Italian climate network, sarebbe più sensibile a tali tematiche l’alleanza di centro sinistra, trainata dai Verdi con Europa+ e seguita dal Pd. Al terzo posto l’ex sindaco di Napoli De Magistris, a capo di Unione Popolare. Più in basso invece la coalizione di centro-destra, che ha puntato su altro come punto forte della campagna elettorale.
Il centro sinistra, in questa legislatura all’opposizione, vorrebbe una legge-quadro sul clima, ma le differenze di vedute anche solo tra i partiti della maggioranza di centro destra sembrano ancora troppo accentuate per un tale esito.
L’unico punto comune a tutta la scena politica sembra essere la volontà di adeguarsi all’obiettivo europeo di ridurre del 55% le emissioni entro il 2030.
Se è vero che le decisioni “dall’alto” influiranno fortemente sulla lotta al cambiamento climatico e sta alla responsabilità dei governi accordarsi e spronarsi a vicenda, d’altro canto la responsabilità individuale nei piccoli gesti quotidiani e la sensibilizzazione giocano un ruolo tendenzialmente della stessa importanza.
Al centro del dibattito da tempo ci sono i gruppi di attivisti che, per preoccupazione e rabbia, cercano di far sentire la propria voce e di attirare l’attenzione mediatica attraverso gesti eclatanti come imbrattare con vernice (sciacquabile) monumenti pubblici e opere d’arte.
Il problema sarebbe la percezione che di tutto ciò ha il grande pubblico: molte volte si arriva ad avere l’effetto opposto di quello sperato e perseguito. La disapprovazione verso il gesto diventa troppo spesso sprezzo nei confronti degli attivisti e disinteresse nei confronti della problematica.
Soluzione ad un problema di questo genere non è mai immediata ed univoca, però si dovrebbe porre l’accento tanto sul lato politico-economico, quanto su quello sociologico: cosa può accedere se la futura classe dirigente avrà respirato e metabolizzato sin dall’infanzia l’attenzione e l’urgenza della lotta al cambiamento climatico? E, ricordando che attualmente tra i paesi più “inquinanti” figurano Russia, India e Cina, cosa potranno risolvere se l’attuale classe dirigente non riuscirà a coordinarsi con manovre di respiro internazionale e non solo europeo?
Ai posteri l’ardua sentenza.
Articolo a cura Gianmarco Bruno
