“Viaggiare rende modesti. Ci mostra quanto è piccolo il posto che occupiamo nel mondo.” diceva G. Flaubert.
Ed è proprio così che ti senti quando atterri nell’aeroporto Changi di Singapore, premiato tra i più belli al mondo.
Per fare un po’ di chiarezza, la superficie che occupa Singapore nel mondo è di soli 728,6 km² (contro i 302.073 km² che invece ricopre l’Italia, per intenderci). Si tratta di una città-Stato situata proprio a sud della penisola malese, ma oltre a confinare con essa, Singapore si affaccia sulle cosiddette Isole Riau, ovvero delle isole Indonesiane.
Tornando a noi, per chi dovesse avere la fortuna di visitare Singapore si troverà di fronte ad uno scenario unico nel suo genere. Al contrario di quanto si possa pensare, la sua particolarità non risiede nelle infrastrutture iper-moderne. La bellezza di questa terra si apprezza nel momento in cui ci si rende conto del perfetto bilanciamento tra due realtà estremamente diverse e contrastanti: il futuro con la tradizione.
A tratti fin troppo contrastanti, ed è così che nel girare i mercati tipici, si comprende come il desiderio di progresso e ricchezza si scontri inevitabilmente con la natura umana, che ha un suo tempo e un suo corso. Singapore è una città ed uno Stato molto giovane, basti pensare che la sua nascita effettiva si ebbe solo nel 1965, dopo 144 anni di colonialismo britannico. È probabilmente da attribuirsi a questo la voglia di rivalsa sociale ed economica; basterebbe visitare il museo nazionale per rendersi conto del forte senso di responsabilità ed unione che accomuna ogni singaporiano.
Tuttavia, la verità è che di singaporiani a Singapore ce ne sono pochi, o comunque è pressoché impossibile trovare cittadini originari di Singapore da più di qualche generazione. Proprio perché è uno Stato giovane, Singapore vanta una multietnicità rara. Quest’ultima fa sì che in una stessa terra convivino in perfetta armonia tre differenti culture: quella malesiana, quella cinese e quella indiana.
Ogni cultura porta con sé una religione, dunque in giro per la città ci si imbatte facilmente in Moschee, templi Indù, templi Buddisti ma anche chiese Cristiane.
Insomma, che tu sia musulmano, induista, cristiano o buddista, a Singapore non interesserà minimamente; ciò che invece interesserà allo Stato di Singapore, semmai doveste mai scegliere di trasferirvi lì, sarà il vostro guadagno mensile, poiché l’Employment Pass è riservato esclusivamente a chi guadagna almeno 3600 SGD mensili (c.a 2230 euro).
Lo scontro tra mondo moderno e tradizionale si riscontra difatti soprattutto sotto l’aspetto economico. In una società fortemente capitalista quale quella di Singapore, non vi sono vie di mezzo: o stai con l’acqua alla gola, o sei estremamente ricco.
Un ulteriore aspetto da analizzare è sicuramente l’importanza del porto di Singapore, tra i più grandi al mondo.
Anche in questo caso, l’industrializzazione si scontra fortemente con la natura, e mentre vi starete godendo una giornata al mare, non potrete non notare la quantità di navi mercantili al largo. È pur sempre vero che quando si tratta di viaggi, bisogna armarsi di spirito di adattamento per godersi a pieno l’esperienza, soprattutto in determinate situazioni.
Tra le continue sorprese che riserva questa metropoli, vi sono i numerosi divieti quasi sempre assurdi e buffi al contempo. Giusto per citarne alcuni: a Singapore è vietato masticare gomme, motivo per il quale sono illegali; attraversare la strada fuori dalle strisce pedonali; gettare rifiuti e sigarette a terra; consumare il durian sui mezzi pubblici, ovvero un frutto tipico locale che emana un odore a dir poco sgradevole; è vietato il vaping, dunque l’uso di sigarette elettroniche; fumare all’aria aperta ed in fine, girare nudi in casa
Cosa succede ai trasgressori? La fustigazione e nei casi più estremi (come lo spaccio di droga) la pena di morte.
Tuttavia, sentirsi in pericolo a Singapore è veramente difficile, persino camminando in strade buie di notte. Si badi bene che, per quanto Singapore possa essere “la città del futuro”, a volte sembra chiudere un occhio sulle questioni sociali, quasi come se queste non fossero parte integrante dell’evoluzione del paese.
In conclusione, non dobbiamo dimenticare che in un mondo sempre più globalizzato quale il nostro, il progresso economico deve essere affiancato da quello del senso morale.
Articolo a cura di Sofia Schettino.
