Oggi 15 Marzo si celebra “ la giornata nazionale del Fiocchetto Lilla”, promossa per la prima volta nel 2012 dall’Associazione “Mi Nutro di Vita” dedicata all’informazione e alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica sul tema dei Disturbi del comportamento alimentare (D.C.A) o, più comunemente, Disturbi Alimentari (D.A.).
I DCA sono disturbi caratterizzati da un rapporto patologico con l’alimentazione e il proprio corpo: i più conosciuti sono l’anoressia, la bulimia, l’obesità e il binge eating disorder.
“L’anoressia in sostanza è il rifiuto di vivere, anche se gli ammalati non se ne rendono conto”.
Parole dell’ oncologo e ricercatore Umberto Veronesi, che definiscono uno dei DA più comuni nel mondo dell’occidente.
Chi soffre di anoressia perde totalmente l’appetito, ha una paura ossessiva di ingrassare.
A seconda della presenza nel soggetto di condotte di eliminazione del cibo volontarie possono essere individuate due forme di anoressia : una di tipo restrittivo (se il soggetto rifiuta l’assunzione di cibo) e l’altra caratterizzata da una alimentazione compulsiva (se il soggetto assume un’alimentazione regolare ma fa uso di metodi di auto liberazione).
Per bulimia si intende un disturbo che spinge l’individuo ad assumere un’eccessiva quantità di cibo che non viene però metabolizzata a causa delle tecniche auto liberatorie cui questo si sottopone.
Il binge eating disorder (BED) , detto anche disturbo da alimentazione incontrollata, è caratterizzato da frequenti abbuffate: episodi in cui si assumono grandi quantità di cibo in un tempo relativamente breve, con la sensazione di perdere il controllo su cosa e quanto si stia mangiando, seguite, poi, da uno spiacevole senso di colpa e vergogna.
Non è necessario che chi soffra di un D.C.A debba essere “ troppo magro” o “ troppo grasso”: si tratta di una malattia mentale e molto spesso non è facilmente riconoscibile all’esterno.
Si iniziano a modificare le proprie abitudini alimentari, il tono dell’umore diviene instabile, il pianto frequente, la rabbia elevata, la tensione familiare cresce risultando problematica.
La dieta, il peso, la cucina diventano l’argomento centrale di ogni discussione; il controllo del peso stesso compulsivo.
QUALI SONO LE CAUSE?
Non esiste una causa unica, ma una concomitanza di fattori sociali, psicologici e biologici che interagiscono tra di loro.
Non è un caso se, durante la pandemia, si è registrato un incremento dei casi di disturbi alimentari del 30%.
Numero spaventoso, che ha portato alla costituzione di uno sportello d’ascolto aperto dal lunedì al venerdì per supportare i ragazzi in questa difficoltà.
Il cibo non è nostro nemico: ogni atto legato al cibo, anche il più semplice e quotidiano, esprime molto altro che il nutrirsi; a tavola c’è dialogo, condivisione di saperi e cultura.
Per chi soffre di DCA il cibo non è più elemento essenziale per la sopravvivenza, ma diventa il mezzo attraverso il quale manifestare il proprio disagio interiore: un rifugio, un anestetico per non sentire dolore, una modalità per avere un controllo sul proprio corpo.
Chi soffre di DA è così ossessionato dal cibo e dai pasti al punto da non provare più interesse ed entusiasmo verso altri ambiti della vita, dalle relazioni affettive, al lavoro e alla scuola.
Parliamo di vere e proprie malattie, e come tali non si scelgono; rientrano nella sfera della Salute Mentale e delle dipendenze: per superarle e uscirne non basta “ la buona volontà”, ma è necessario il supporto di un èquipe di esperti: medici, nutrizionisti, psicologici.
La motivazione inconscia che fa intraprendere la strada illusoria dei DCA è , paradossalmente, una voglia estrema di vivere, e non il desiderio di morire; il bisogno di trovare la propria identità, dignità e il proprio riscatto su tanti dolori, ferite e ingiustizie subite e vissute… una modalità malata di sopravvivenza.
Si cerca di “gestire” l’ingestibile lotta interiore, diventa l’unico modo per sentirsi efficaci, unico strumento per aumentare la propria autostima, per riconoscere il proprio valore come persona … unico linguaggio per parlare a sé stessi del mondo circostante.
Il malato di DCA non ha più fame di cibo, ma
“fame di amore”, “ fame dell’anima”: si tratta di un male fisico e della mente che conferma una stretta relazione fra cervello e intestino.
Nell’ambito delle strategie e terapie di cura, pertanto, l’ASCOLTO è fondamentale;
ascolto instaurato, prima ancora che nell’ambito di un percorso terapeutico tra paziente e professionista, tra individui, con persone quotidianamente frequentate e a cui si vuole bene .
Altrettanto importante è certamente l’ATTENZIONE: vedere, ascoltare, comprendere.
Curare tali malattie non dovrebbe limitarsi all’atto di estirpare uno o più sintomi, ma bisognerebbe “prendersi cura” a tutto tondo dell’individuo.
“Noi siamo un colloquio”;
quando il colloquio con noi stessi si interrompe, il corpo trova il modo di dire ciò che le parole non possono più esplicare:
chi soffre di DA smette di ascoltarsi, viene sopraffatto cancellato da un’immagine ideale e idealizzata alla quale ha cercato disperatamente di corrispondere.
Fino a giungere al punto di non ritorno, ad un punto di rottura.
Quindi guarire non significa tanto smettere di focalizzarsi sul cibo , con il quale ciascuno, necessariamente, dovrà avere a che fare, magari mirando ad instaurare con esso un rapporto meno tossico e più equilibrato;
ma imparare a darsi TEMPO, accettare le proprie fragilità e sensibilità, le quali ci permettono di essere unici.
Il rapporto malsano con il cibo è solo la punta dell’iceberg, un sintomo, dei DCA: per estirparli definitivamente, occorre lavorare sul trauma, sul disturbo psichico, sulla causa di tale sintomo; una volta curato ed estirpato “l’innesto”, sarà una conseguenza instaurare un rapporto sano con la propria alimentazione e con il cibo a tutto tondo.
Se soffri di Disturbi alimentari o conosci qualcuno che ne soffre è attivo un Numero Verde 800 724147 utilizzabile per ricevere informazioni sui Centri Specialistici di cura dei disturbi del comportamento alimentare presenti sul territorio nazionale.
Articolo a cura di Martina Lattanzio.

Brava Martina!
Molto interessante e scorrevole.
Giusto far luce sui DCA che hanno un’eziologia molto complessa e farne conoscere gli aspetti più reconditi, anche e non solo, nella giornata nazionale del fiocchetto lilla.
Sono sempre di più e sempre più giovani le ragazze e i ragazzi che ne soffrono e che non ricevono aiuto nel modo giusto.
È indubbio che vivere in una società che normalizza comportamenti patologici e alimenta la grassofobia sia un gigantesco fattore di rischio.