Descrivere in tutta la sua complessità la condizione della donna nella società contemporanea e affrontare la delicata questione del gender gap non è un compito facile, soprattutto quando a farlo è un uomo. Ragionando sulla spiacevole questione del gender gap, si può evitare anche di riproporre la banale e riduttiva esemplificazione delle ipotetiche “differenze strutturali” tra i due sessi che condizionerebbe l’apparente mancanza di “aggressività, spavalderia e sicurezza di sé” delle donne a spiegazione del divario di genere che, in altre parole, metterebbe in luce le ragioni del perché le donne tendano ad avere meno successo degli uomini.
Si può obiettare che, al contrario, nella quotidianità, ci si confronta ormai spesso con donne, di ogni età, che appaiono tutt’altro che remissive, pavide ed insicure.
Nella sola realtà italiana, secondo i più recenti dati dell’Osservatorio sull’Imprenditoria femminile di Unioncamere, a capo di ben 1,3 milioni di imprese ci sono donne ovviamente italiane, quelle stesse donne che Confartigianato giudica come le più “intraprendenti” dell’Unione Europea: l’Italia, secondo i dati di Confartigianato, conta ben 1,4 milioni di lavoratrici indipendenti, ponendosi davanti alla Francia, che assomma 1,2 milioni, e alla Germania e alla Spagna con solo – si fa per dire – 1 milione.
Dall’imprenditoria alla politica, dalla Scienza alle Istituzioni continua ad aumentare, giorno dopo giorno, il numero di donne che ricoprono cariche e ruoli “tradizionalmente” maschili: lo scorso 14 febbraio, per la prima volta nella storia dell’Italia, è stata eletta primo presidente della Corte di Cassazione Margherita Cassano, già presidente aggiunto;
poco meno di tre mesi fa, era il 22 Ottobre dello scorso anno, Giorgia Meloni, già segretaria di Fratelli d’Italia, è diventata il primo Presidente del Consiglio della storia dell’Italia Repubblicana;
nello stesso periodo, mentre Samantha Cristoforetti veniva nominata primo Comandante della Stazione Spaziale Internazionale, il giudice Silvana Sciarra diventava Presidente della Corte Costituzionale.
Dati alla mano, non si può continuare a pensare che l’ipotesi delle “differenze strutturali” regga ancora.
Piuttosto, a giudicare dai recenti accadimenti del mondo dello spettacolo, viene da pensare che i parametri si siano invertiti: mentre gli uomini giocano a fare le prime donne, le donne puntano ad apparire sempre al meglio.
Il pensiero corre veloce alla recente kermesse sanremese. Per brevità, si vuole soltanto stigmatizzare l’insistenza insensata sulla cosiddetta “fluidità” elevata a “modello” per la società: nessuno decide chi è e che cos’è, per cui ognuno può fare quello che gli pare senza limiti perché “ne ha il diritto”.
Siamo sicuri?
Chi propugna questa mentalità poi finisce per considerare come un nemico chiunque si opponga a questa falsa rivendicazione del diritto per ciascuno di fare quel che ritiene, senza responsabilità per le conseguenze delle proprie azioni.
Questo non può essere l’ideale di società. Non può esistere libertà senza responsabilità.
Ritornando al tema del gender gap, sembrerebbe che mentre le nostre amate donne sono seriamente impegnate a realizzarsi rendendosi protagoniste di grandi gesta sempre all’onore delle cronache, gli uomini, negli ultimi tempi, facciamo notizia soltanto per le loro condotte ridicole, prive di gusto, insensate e volgari.
Ed ecco allora che, sulle prime pagine, di fianco a Giorgia Meloni impegnata a Bruxelles, c’è Blanco che danneggia l’Ariston, in preda ad una crisi isterica che si addice alla menopausa; due righe sotto alla notizia della nomina del Presidente della Cassazione, c’è un uomo che twerka in eurovisione, insieme a personaggi altrettanto ambigui.
Allora, se da un lato stiamo pian piano abbandonando la sterile teoria delle “differenze strutturali”, dall’altro sembra che una (gran) parte di uomini si sia messo in testa di dover ribaltare il gender gap, muovendo da un eccesso all’altro, attraverso un’esaltazione folle e scriteriata del concetto di “political correctness”.
Perdonatemi, ma non ci sto.
L’idea che i nuovi modelli di riferimento possano essere Fedez e Rosa Chemical mi fa rabbrividire e pentire di essere nato uomo.
A cura di Gaetano Cinque
