“Buongiorno a tutti, a scrivere questo articolo, direttamente dal palco dell’Ariston è…(rullo di tamburi)… Amadeus!”
Ops. Forse no. Peccato.
Oggi a scrivere questo piccolo pezzo non è Amadeus, ma una giovanissima studentessa (Minerva, Piacere!) amante alla follia di Sanremo (sembro una disperata, ma, “shhh!”) che vuole condividere con voi il resoconto di questi 5 giorni di poco sonno, ma tanto tanto divertimento e buona musica.
Purtroppo, è giunta al termine, anche, la 73esima edizione del Festival di Sanremo (adesso cosa farò fino a febbraio 2024?!) che ha visto Marco Mengoni alzare il leoncino d’oro con “Due Vite”, seguito da Lazza con la sua “Cenere” e da Mr. Rain con “Supereroi”.
Festival dell’amore, della libertà (dopo 3 anni, finalmente, senza mascherine), dei baci, degli abbracci, che ha portato in casa RAI un bel 67% di share, dato che conferma come sia efficace ed apprezzata la direzione artistica affidata ad Amadeus (attenzione!Sta quasi per superare Mike Bongiorno con 5 conduzioni, anche se, per raggiungere ed eventualmente staccare Baudo, con i suoi 13 “incarichi”, la strada è ancora lunga!).

Ad affiancarlo, quest’anno, è stato Gianni Morandi, il quale con la sua simpatia e freschezza, ha saputo avvicinare anziani e giovani, grandi e piccini, tenendoli incollati alla tv a cantare le sue canzoni intramontabili.
Bellissimo sia il duetto con Sangiovanni, su una rivisitazione di “Fatti mandare dalla mamma a prendere il latte”, colmo di gioia e divertimento (Gianni se ti arriverà questo articolo, insegnami a ballare, ti prego) e sia il mix dei più grandi successi con Albano e Massimo Ranieri (ancora sto cantando a squarciagola.) Spigliato, divertente e gioioso, un mix di emozioni di cui avevamo, nettamente, bisogno.

Per la scelta delle co-conduttrici, attesissima era la presenza della regina dei social Chiara Ferragni, emozionatissima ma poco incline alla conduzione ed oscurata dalla sete di protagonismo del marito Fedez.
Poco feeling, poi, con la “belva” Francesca Fagnani e la campionessa Paola Egonu, le quali, pur avendo esposto dei monologhi su temi importanti, non sono riuscite a coinvolgermi.
Bellissima ed elegantissima, invece, Chiara Francini in Moschino, spigliata, divertente e raffinata (mi sento di “rimproverare” Amadeus, per non averle fatto condurre tutte 5 le serate).

Per quanto riguarda gli artisti in gara, beh, che dire, tutti bravissimi.
Assolutamente approvato il riscatto di Tananai (lo amo, sono di parte) che dall’ultimo posto dell’anno scorso, si classifica al quinto con una bellissima canzone, trattante una storia d’amore spezzata dalla lontananza per colpa della guerra.
Altrettanto poetica la lettera di Gianluca Grignani al suo papà, nella quale descrive il suo rapporto difficile con il genitore;
dolcissima la canzone dei Coma Cose, “l’Addio”, in cui raccontano come dopo una pausa siano ritornati insieme più forti di prima, e toccante la depressione narrata dai Modà, un buco nero che ti fa cadere nel buio, in un tunnel alla fine del quale, però, vi è sempre la luce .
Stupenda, poi, l’aggressività di Elodie (insegnami a fare quei make-up), di Levante, di Madame.
A deludermi, invece, sono stati Ultimo, che quest’anno passa dalla vittoria strappatagli da Mahmood nel 2019 ad un quarto posto con “Alba”, confermandosi come un artista capace di riempire gli stadi, ma con canzoni tutte uguali (fan di Ultimo,non odiatemi!) e Giorgia, il cui attesissimo ritorno dopo 22 anni lasciava certamente sperare in qualcosa di più, nonostante lo spettacolare duetto con Elisa nella serata cover.
È stato il festival dei grandi ritorni, di prime volte (i cugini di campagna non avevano mai partecipato), di rose rosse sparse sul palco (Blanco ma che fai?!), dei social e dei meme (sto ancora ridendo per quelli sulla sboomerizzazione di Amadeus), ma anche un Festival di divertimento, felicità e spensieratezza, forse, l’unica cosa di cui avevamo bisogno.
Quindi, non mi resta che darvi l’appuntamento al 2024, più carichi che mai, per continuare ad improvvisarci critici musicali ed a scommettere con i nostri amici al Fantasanremo (Io ho perso).

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