Il Festival di Sanremo rappresenta ogni anno un’occasione imperdibile per ascoltare nuove canzoni e lasciarsi affascinare da voci indimenticabili, ma non è solo il lancio di nuove canzoni e la loro diffusione l’unico obiettivo della kermesse Sanremese.
Quale modo più efficace per trattare il tema dei diritti umani di affrontarlo in diretta televisiva in un programma che registra dodici milioni di spettatori?
Chiara ferragni, Pegan Moshir Pour, Paola Egonu, Francesca Fagnani e Chiara Francini sono state le protagoniste incaricate di trasmettere diversi messaggi .
Vi siete mai domandati cosa genera l’interesse in un pubblico? Essere personaggi influenti non è sufficiente, non basta, per trattare con successo argomenti “rilevanti”; non sarà certamente la prima volta che vengono esposte considerazioni sul razzismo, sulla disparità di genere, sui diritti individuali.
La creatività, l’originalità, la componente artistica di un’esposizione e la relativa capacità di rendere qualcosa affascinante agli occhi dell’ascoltore sono ciò che crea scalpore, e consente di realizzare interventi iconici.
Regina indiscussa sotto questo punto di vista è stata Chiara Ferragni che, con i suoi abiti firmati da Christian Dior e Schiaparelli, ha trasmesso elegantemente sul palco la voce delle donne sfruttando al meglio i due campi in cui lavora: la moda e la comunicazione.
L’abito “manifesto” , ispirato ad un’opera di Claire Fontaine arricchito dalla descrizione “Pensati libera” è stato il primo con cui l’influencer si è presentata sul palco di Sanremo, con l’obiettivo di trasmettere più coraggio e meno paura a tutti coloro che temono il giudizio altrui.
L’abito “senza vergogna” ,che apparentemente sconvolge tutti lasciando credere inizialmente di assistere alle nudità della sua indossatrice, poco dopo riporta l’attenzione sui diritti delle donne, sottolineando che un’illusione di nudità non autorizza nessuna donna a giustificare le violenze subite.
L’abito “contro l’odio” ricorda le critiche che Chiara ha ricevuto durante gli anni, a partire da quelle sulla sua carriera terminando con quelle rivolte nei confronti del suo modo di essere mamma.
L’abito “gabbia” nasce per combattere gli stereotipi di genere.
L’abito “la donna e la madre guerriera” si propone di incarnare la lotta femminile contro un’ideologia che spesso scambia individua come una colpa il volere dalla propria vita soddisfazioni anche a livello lavorativo.
L’abito “body painting” si presenta come inno di libertà.
L’abito “dei diritti umani” agisce in favore dell’aborto e della procreazione assistita, concludendo questo suo percorso con ”la femminilità maschile” ,
con l’obiettivo di mandare un messaggio agli uomini ricordando che una donna non ha bisogno di assumere atteggiamenti maschili per dimostrare capacità di leadership.
Nel suo significato più sublime, dunque, l’arte si erge ad espressione estetica dei pensieri più profondi, e Chiara Ferragni, in quest’edizione del Festival di Sanremo, non avrebbe potuto esprimerli meglio.
A cura di Chiara Cataldo
