La geopolitica è una disciplina analitica che unisce due differenti ambiti di studio: la geografia (sia umana che fisica) e l’azione politica degli Stati. La sua rilevanza assume connotati storici molto profondi poiché così come la filosofia e la politica stessa, esiste da sempre e determina l’evoluzione della società mondiale.

Durante il nostro percorso scolastico, infatti, sulle pagine dei libri di storia abbiamo studiato tutti i Grandi Imperi, nonché le Guerre mondiali. In entrambi i casi può essere svolta un’analisi storica e geopolitica dei fatti: tutti i Grandi Imperi basavano la loro potenza sull’estensione territoriale, così come le Guerre Mondiali sono considerate tali in virtù del numero di potenze coinvolte, e non è un caso che fossero tutte topograficamente vicine.

Più vicino ai giorni nostri, la stessa esistenza dell’Unione Europea ha un’importanza geopolitica fondamentale, basti pensare alle fonti del diritto italiano che prevedono la “supremazia del diritto comunitario sul diritto nazionale”.

Quasi lo stesso può dirsi della NATO, trattato atlantico posto in essere dal blocco occidentale per scongiurare il pericolo sovietico, che nonostante la dissoluzione URSS del 1991, ha ancora un ruolo geopolitico primario ed è tutt’ora presente in quasi ogni conflitto che interessa il mondo dal 1949.

Dopo il crollo del muro di Berlino del 1989, uno dei due grandi poli geopolitici protagonista durante la Guerra Fredda crolla, lasciando un enorme margine di azione politica al blocco occidentale che fino agli inizi del 2000 punterà tutto sull’Europa, facendola centro di una “Nuova York”, così come fecero gli inglesi con l’omonima città del East Coast americana.

Attraverso questo periodo di transizione e consolidamento, sia storicamente che geopoliticamente molto importante, possiamo permettere alla nostra analisi di giungere al vaglio delle interferenze del mondo finanziario in Europa.

In un mondo in cui impera il libero mercato, gran parte dei proventi economici vengono dettati dagli investimenti che le grandi società o gli Stati stessi fanno. Tuttavia, un investimento come qualsiasi un rischio dev’essere calcolato.

In quest’ambito, le agenzie di Rating (agenzie private, nella maggior parte dei casi americane) riescono a propria discrezione a gestire su scala europea il mondo degli investimenti: “Moody’s”, “Fitch Ratings” e “Standard & Poor’s”, infatti, determinano su scala internazionale la convenienza di un investimento o meno, gestendo il denaro dei più grandi investitori mondiali.

Proprio in questi giorni “Moody’s”, a seguito dei ritardi di attuazione del PNRR, ha minacciato l’Italia di un cosiddetto “Downgrade”, cioè una riduzione considerevole del valore dei titoli di Stato italiani.

Ulteriore tema, collegato alla precedente analisi, è quello dello Spread, in quanto la valutazione dei titoli di Stato assume e determina in parte quest’ultimo.

Lo Spread, in parole semplici, è la differenza tra il valore dei titoli di Stato italiani e, generalmente, tedeschi.
La valutazione dei titoli di Stato viene fatta in virtù di molteplici fattori, e le agenzie di Rating svolgono un ruolo rilevante.

Ad esempio, una possibile valutazione negativa di Moody’s nei prossimi mesi avrebbe come conseguenza che gli investitori finanziari più che acquistare titoli italiani andrebbero a venderli, il che ne provocherebbe un abbassamento del loro valore. Di conseguenza lo spread aumenterebbe.

Da questo si deduce che nel mondo della odierna geopolitica le influenze del mondo finanziario sono ai massimi storici, soprattutto dopo il periodo pandemico che ha riportato in auge il tecnicismo politico.

Concludo l’analisi con le parole di Aristotele, secondo cui “Il cittadino non si definisce meglio se non come chi partecipa al potere di giudicare e di governare”; e di Voltaire: “Entrate nella Borsa di Londra. Lì l’ebreo, il maomettano e il cristiano si trattano reciprocamente come se fossero della stessa religione e chiamano infedeli solo quelli che fanno bancarotta”.

Reinterpretando e contestualizzando ai giorni nostri tali parole, si evincono due grandi tematiche sociali: da un lato abbiamo l’allontanamento dell’individuo alla partecipazione nel mondo politico, che viene sempre più ad essere determinata dal mondo finanziario (e il numero di elettori durante le ultime elezioni ne sono un piccolo esempio su scala nazionale).

Dall’altro che il mondo finanziario, nella sua fluidità sta annullando ogni briciolo di identità, allagando il mondo e basando la politica sulla distinzione statistica tra ricchi e poveri, in un mondo in cui la comunità è passata in secondo piano al profano profitto e benessere dell’io.

A cura di Roberto Bonavoglia

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