Pippo Fava è stato un giornalista, scrittore, drammaturgo, saggista e sceneggiatore siciliano, dalla attività artistica immensa, ucciso da Cosa Nostra il 5 gennaio 1984.
Fava era un grandissimo sostenitore della verità e si dedicò, soprattutto, alla denuncia della mafia e delle sue collusioni con la politica.
Il 20 dicembre 1983 intervenne per l’ultima volta davanti una platea di studenti, facendo loro un appello che potrebbe essere riassunto nel modo che segue:” La mafia è un cancro. Un cancro che prima si annida nella mente, poi, pian piano, comincia ad inquinare i pensieri, i comportamenti, le azioni, i modi di essere e di interagire. Li devia, li altera, li compromette.
La mafia si insinua nel quotidiano e intorno a lei si arriva a creare un clima di appassimento, accondiscendenza, compromesso e amore del quieto vivere che, benda gli occhi, tappa le orecchie e chiude la bocca ma, soprattutto, annichilisce i cuori.
Si finisce col lasciare correre, col vivere in campane di vetro, credendo che non siano problemi che ci riguardino.
La mafia è probabilmente la cosa più laida, più disonesta, più sporca che esista sulla faccia della terra.
La mafia si atteggia come se fosse un padrone, l’unico detentore del potere, in grado di decidere ed incidere sulle vite altrui. Ma poi, oltre la mafia, vi è l’infinità di esseri umani: i cittadini, la popolazione.
Allora, se è vero che le civiltà non sono trascorse invano, se tutti gli avvenimenti dell’ultimo secolo non sono accaduti inutilmente, se il senso della libertà corrisponde realmente al senso della dignità dell’uomo, se la cultura ha davvero un valore, allora per dio noi dobbiamo lottare. Ma non soltanto nelle piazze e nei cortei, ma cercando di essere uomini, esseri umani con intatta la propria dignità, seguendo ideali quali l’onestà, l’integrità e la coerenza. Votando e facendo accedere ai posti di potere coloro i quali sulla cui onestà, integrità e coerenza si potrebbe giurare. Cercando di rendere il mondo migliore, partendo da piccoli gesti. “
Oggi, nell’anniversario della sua morte, ci limitiamo a ricordarlo con una sua frase:” A che serve essere vivi se non si ha il coraggio di lottare?”. @lorenzoperaino_
