Vi è mai capitato di trovarvi in giro per le aule universitarie in cerca di un posto dove poter studiare? Scommetto di sì, e se poteste, come in quei giochi che si trovano sul fondo della pagina delle parole crociate, cerchiare le similitudini tra i volti di ogni studente stressato ma sognatore, sicuramente farete caso ad un bianco e brillante dettaglio: le cuffiette.

In una società dove ogni contenuto mediatico viene portato costantemente all’estremo, dove basta una notifica per prolungare una pausa; dove essere connessi è la regola, non l’eccezione, la maggior parte degli individui sceglie una scappatoia molto astuta. ‘’Isolarsi per concentrarsi’’ è il nuovo motto delle generazioni che vengono a crearsi.

Oltre alle spiegazioni socio-comportamentali, vi sono studi in continuo aggiornamento, che vedono protagonista la struttura anatomica del cervello.
La sua corteccia può essere infatti divisa in tanti diversi moduli, da qui il termine ‘’modularità del cervello’’, ciascuno dei quali è qualificato ad elaborare una precisa informazione.
Secondo la studiosa De Groot, le mansioni coinvolgenti il procedimento verbale sono amplificate con l’ascolto; circa quello astratto, ossia la ripetizione, si rileva invece un’ostruzione.
E’ inoltre interessante osservare come ogni settore del sapere sia caratterizzato da un preciso genere musicale che permette l’aumento delle prestazioni: per gli studi umanistici quello classico risulta il più adatto dato il binomio tra calma e ragionamento, mentre il rock è prediletto per le materie scientifiche o le traduzioni linguistiche, attivando le medesime aree.

Che sia la canzone in grado di riportarvi all’infanzia, quella che vi faccia battere il cuore o i famosissimi Lo-Fi beats, sottofondi musicali dai suoni lenti, l’esperienza è totalmente personale.
D’altronde, citando lo scrittore statunitense Arthur Bloch: ‘’Se un problema necessita di assoluta concentrazione, simultaneamente interverrà una distrazione assolutamente irresistibile.’’

Articolo a cura di @carolinaaricci

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