Il 18 Novembre il CdA della Rai ha approvato le proposte di nomina presentate dall’amministratore delegato Carlo Fuortes. Tali nomine, frutto di accordi difficili e di una maggioranza parlamentare sempre più frammentata, non sono state, di certo, esenti da polemiche. In particolare, suscitano clamore le dichiarazioni di Giuseppe Conte. L’ex primo ministro ha lamentato l’esclusione del Movimento dalle decisioni e ha annunciato che il suo partito boicotterà le reti del servizio pubblico. Il leader del M5s avrebbe voluto la conferma di Giuseppe Carboni al Tg1 e teme che il governo abbia accontentato esclusivamente il centro-destra (che, nei fatti, non ha nulla da recriminare). A questo timore, Draghi ha risposto che le nomine sono frutto di accordi nel rispetto del pluralismo della maggioranza.
A tal proposito, vanno fatte due considerazioni. In primo luogo, è sempre più forte l’ipotesi che a far saltare Carboni sia stato lo stesso Luigi Di Maio, sostenuto da un’importante ala del partito, preferendo la Maggioni. Sarebbe, questo, l’ennesimo segnale di spaccatura all’interno di un Movimento sempre meno compatto e più frammentato. In secondo luogo, le posizioni dei partiti sulle nomine, sembrano nascondere forti indicazioni anche in vista del voto di gennaio per l’elezione del nuovo Presidente Della Repubblica. Con il Pd, la Lega e Fratelli d’Italia accontentati dalla direzione presa dal governo, emergono nuovi schemi in ottica Quirinale che mirano, ancor di più, a smembrare il Movimento.
Ciò che è certo, ancora una volta, è che le prese di posizioni di tutti i politici in merito alle nomine sono la prova che è la stessa politica ad essere editrice del servizio pubblico, riducendo l’informazione ad un ruolo di secondo piano, ed anzi, ad uno strumento politico, piuttosto che al fine ultimo dell’azienda. E lo stesso M5s, che si diceva contrario alla spartizione delle nomine, oggi si lamenta perché non vi ha partecipato.
Articolo a cura di @_vernolaboy
