Dopo la stagione 2009-2010, carica di aspettative e delusioni, il contratto di LeBron James con i Cleveland Cavaliers giunge al termine. La domanda che aleggia su tutti è semplice: rimarrà nella sua città natale per cercare di portare finalmente un titolo a Cleveland, o cercherà fortuna altrove?
L’11 luglio 2010, il mondo dello sport si ferma per seguire una decisione che farà discutere a lungo: “The Decision”, trasmessa in diretta nazionale. Le parole di LeBron scuotono la lega e i suoi fan: “I’m taking my talents to South Beach.”
È ufficiale, LeBron ha scelto di lasciare Cleveland per unirsi ai Miami Heat, formando un super-team con Dwyane Wade e Chris Bosh. La sua decisione provoca un’ondata di critiche da parte dei tifosi, soprattutto quelli di Cleveland, che si sentono traditi. Le immagini delle maglie di LeBron date alle fiamme diventano il simbolo di una città arrabbiata e ferita. Tuttavia, per James, questa scelta non riguarda solo la popolarità o l’amore dei fan, ma la possibilità concreta di vincere un titolo NBA.
Il suo arrivo a Miami segna l’inizio di una nuova fase per la carriera del “Chosen One“. Dopo un primo anno segnato da alti e bassi, con una sconfitta alle Finals contro i Dallas Mavericks nel 2011, LeBron capisce che deve cambiare il suo approccio al gioco. Diventa più disciplinato, più focalizzato, e pronto a dimostrare che è davvero in grado di guidare una squadra alla vittoria.
La stagione successiva, quella del 2011-2012, è l’anno della svolta.
LeBron domina in campo, e gli Heat vincono il loro primo titolo, battendo gli Oklahoma City Thunder nelle Finals. James è finalmente campione NBA e MVP delle Finals.
Il peso di anni di delusioni e critiche si allenta, ma non è ancora abbastanza per lui.
L’anno successivo, Miami si conferma una delle squadre più forti della lega, e LeBron guida la squadra a un altro titolo, questa volta contro i San Antonio Spurs, in una serie che si conclude al cardiopalma in gara 7, dopo una gara 6 mandata all’over time da una tripla di Ray Allen che è rimasta nella storia del basket professionista.
Con questo secondo anello e un altro premio di MVP delle Finals, James sembra aver raggiunto il suo obiettivo: non solo ha dimostrato di essere uno dei migliori giocatori della storia, ma ha anche silenziato i critici che lo accusavano di non essere un “closer”, uno in grado di vincere nei momenti decisivi.
Nonostante il successo a Miami, il legame di LeBron con Cleveland non si è mai spezzato del tutto.
Dopo quattro anni in Florida e due titoli NBA, decide che è arrivato il momento di tornare a casa per compiere ciò che non era riuscito a fare prima: portare un titolo alla città di Cleveland.
Il 2014, infatti, è l’anno che segna il suo ritorno ai Cavaliers.
Con Kyrie Irving e Kevin Love al suo fianco, LeBron guida la squadra a tre Finals consecutive. Tuttavia, la vera storia epica si scrive nel 2016, quando i Cavaliers affrontano i Golden State Warriors, autori della miglior stagione regolare nella storia della NBA con un record di 73-9.
I Cavs, sotto 3-1 nella serie, compiono un’impresa mai vista prima: vincono tre partite consecutive, mandando la serie finale 2016 NBA a gara 7.
Con la palla a due del 20 giugno 2016 inizia una delle più importanti partite di sempre nella storia dell’NBA.
È una gara combattutissima e le due squadre hanno punteggio pari per quasi tutto il tempo.
Inizia il quarto-quarto, le due squadre giocano sulla resistenza nervosa ma non c’è nulla da fare per gli avversari di LeBron, i Cavaliers sono dei mostri.
Kyrie Irving, guardia dei Cavaliers, che verrà poi soprannominato “il Picasso dell’era moderna”, segna, a soli 24 anni, il tiro che decide le più grandi NBA Finals della storia, appena dopo che Flavio Tranquillo, nella telecronaca italiana della partita, grida “è la Gioconda, non è una stoppata” riferendosi a LeBron James, che, percorrendo tutto il campo, prende il volo e inchioda sul tabellone la palla lasciata dalla mano di Andre Iguodala, fermando il contropiede degli Warriors, che li avrebbe portati a +2 a pochissimo dalla conclusione della partita.
Il cronometro va a 0, i favoriti hanno perso e LeBron, che diventa l’unico nella storia ad avere una tripla doppia di media alle Finals, dopo aver abbracciato i compagini, scoppia in lacrime.
Il Re ha tenuto fede alla sua promessa: è riuscito a far vincere il primo titolo alla sua terra e lo scolpirà per sempre nella storia esclamando davanti alle telecamere “CLEVELAND, THIS IS FOR YOU”.
Il titolo NBA arriva finalmente a Cleveland, e con esso la redenzione definitiva per il figlio di Akron.Il ritorno a Cleveland e la vittoria del titolo segnano uno dei momenti più significativi nella carriera di LeBron James. Il ragazzo che aveva lasciato la sua città per inseguire un sogno torna da eroe, portando con sé l’anello tanto atteso. Ma la storia di LeBron non finisce qui. Dopo due ulteriori sfide con i Warriors nelle Finals che, per sfortuna del Re, si sono concluse in una back-to-back della franchigia della Baia, nel 2018 decide di accettare una nuova sfida, firmando con i Los Angeles Lakers.
All’età di 33 anni, LeBron James affronta una nuova sfida firmando con i Los Angeles Lakers, una delle franchigie più iconiche della NBA.
La decisione segna l’inizio di una nuova fase della sua carriera, caratterizzata da una rinnovata ambizione di dimostrare di poter vincere in un terzo contesto differente.
Il primo anno ai Lakers, la stagione 2018-2019, non va come previsto. Nonostante un inizio promettente, con LeBron che continua a mostrare il suo straordinario talento, un infortunio all’inguine nel periodo natalizio lo costringe a saltare gran parte della stagione, e i Lakers finiscono fuori dai playoff. Questo momento rappresenta uno dei pochi veri intoppi nella carriera di LeBron, ma lui non si lascia scoraggiare, sa che ci vuole tempo per costruire una squadra vincente e con l’arrivo di Anthony Davis nell’estate del 2019, i Lakers sono pronti a tornare ai vertici della NBA.
La stagione 2019-2020 si rivela essere una delle più imprevedibili della storia a causa della pandemia di COVID-19, che interrompe il campionato a marzo.
Quando la NBA riprende nella “bolla” di Orlando, senza spettatori, i Lakers dimostrano di essere la squadra da battere.
LeBron, che a 35 anni continua a essere uno dei migliori giocatori del mondo, guida i suoi compagni con una combinazione di leadership, esperienza e forza fisica che non accenna a diminuire.
Nel mese di ottobre 2020, i Lakers conquistano il loro 17° titolo NBA, riportando il trofeo a Los Angeles per la prima volta dal 2010.
LeBron James ottiene il suo quarto titolo NBA e viene nominato MVP delle Finals per la quarta volta, a conferma della sua capacità di eccellere nei momenti decisivi.
La vittoria arriva in un anno carico di significato emotivo, non solo per l’interruzione causata dalla pandemia, ma anche per la tragica scomparsa di Kobe Bryant, icona dei Lakers e della intera NBA, che rende questo trionfo ancora più speciale per la città e per LeBron stesso, che dedica la vittoria alla memoria di Bryant.
Il successo del 2020, però, non è l’ultimo capitolo della sua straordinaria carriera.
LeBron continua a mantenere un livello altissimo anche nelle stagioni successive.
Nonostante gli infortuni che cominciano a farsi più frequenti, il suo impatto sul gioco e il suo q.i. cestistico rimangono unici nel loro genere.
Nel 2021, i Lakers tentano di difendere il titolo, ma vengono eliminati al primo turno dei playoff a causa di problemi fisici che affliggono sia LeBron che Davis.
La stagione 2021-2022 è particolarmente difficile per i Lakers.
Nonostante l’arrivo di Russell Westbrook, la squadra non riesce mai a trovare una vera coesione, e LeBron, a 37 anni, si trova a dover portare un peso sempre maggiore sulle sue spalle.
Tuttavia, il Re continua a collezionare record e a riscrivere la storia: in questa stagione supera Karl Malone nella classifica dei marcatori all-time della NBA, diventando il secondo miglior realizzatore di sempre, dietro solo a Kareem Abdul-Jabbar.
La stagione 2022-2023 si rivela più positiva. I Lakers, pur attraversando difficoltà e cambiamenti nel roster, riescono a qualificarsi ai playoff dopo un grande sforzo nel finale di stagione. LeBron guida la squadra fino alle finali di Conference, dove però i Lakers vengono sconfitti dai Denver Nuggets. Anche in questa fase avanzata della sua carriera, LeBron dimostra di essere ancora capace di competere ad altissimi livelli, sfidando l’età, la fisica e la logica, confermandosi tra i migliori di sempre.
Nel 2023, con LeBron che si avvicina al record di Kareem Abdul-Jabbar come miglior realizzatore di sempre, il mondo del basket si ferma nuovamente per assistere a un altro storico traguardo.
Il 7 febbraio 2023, durante una partita contro gli Oklahoma City Thunder, LeBron supera i 38.387 punti di Kareem, diventando il miglior marcatore di tutti i tempi della NBA. Questo record, considerato da molti imbattibile, cementa ulteriormente il suo status come uno dei più grandi giocatori nella storia dello sport.
La carriera di LeBron James è una storia di continua evoluzione, adattamento e determinazione. Dal ragazzo di Akron che giocava a basket per fuggire dalle difficoltà, al campione NBA e icona globale, James ha dimostrato di essere non solo un grande atleta, ma anche una figura simbolica nel mondo dello sport e oltre.
Articolo a cura di Matteo Meloni e Federico Pieretti
